GRANA PADANA

Giovani padani, truppe d'assalto del Generale. Vannacci spinge ancora più a destra la Lega

Tra canti e ovazioni, l'ex parà è la vera star al raduno dei leghisti junior che anticipa la kermesse di Pontida. Il culto di Charlie Kirk e gli attacchi ai colleghi di Forza Italia. Salvini con le coliche si precipita per evitare di apparire un Capitano declassato - VIDEO

La kermesse della Lega Giovani a Pontida, anteprima del raduno storico del partito, sembra segnare un punto di non ritorno: l’ascesa di Roberto Vannacci come figura centrale e l’aggressività verbale dei giovani militanti indicano una virata verso una destra estrema, rompendo con la tradizione della Lega di Umberto Bossi e superando persino Matteo Salvini. L’evento, tra cori, striscioni e un’ossessione per Charlie Kirk, ha messo in mostra un partito che abbandona il regionalismo delle origini per abbracciare un nazionalismo radicale, xenofobo e provocatorio, con i giovani come avanguardia di questa deriva.

Una Lega estremista

Vannacci, accolto con un’ovazione e il coro “un generale, c’è solo un generale”, incarna una rottura netta con la Lega tradizionale. La sua retorica incendiaria, lontana dal pragmatismo padano di un tempo, si nutre di un populismo globale ispirato a figure come Charlie Kirk, celebrato con una maglietta creata dai giovani leghisti. “Non basta ricordare Kirk, dobbiamo esserne gli eredi nelle piazze, nelle scuole, nei palazzetti”, ha dichiarato, proponendo un attivismo militante che guarda più a un conservatorismo americano estremo che alle battaglie autonomiste delle origini leghiste. Le sue bordate contro la sinistra – accusata di essere “democratica solo con chi la pensa come loro” – e il rifiuto del “vittimismo” (con una frecciata a Saviano, “quello con la scorta”) rivelano un linguaggio volutamente polarizzante, che strizza l’occhio a un elettorato radicale. Sebbene abbia negato ambizioni da segretario – “Il mio mandato è servire i 563 mila elettori come europarlamentare” – Vannacci si è imposto come il vero protagonista, oscurando persino Salvini e spingendo la Lega verso un estremismo ideologico che ne snatura l’identità storica.

I giovani avanguardisti

I giovani leghisti, veri animatori dell’evento, hanno dato voce a questa svolta con un’aggressività che lascia poco spazio alla moderazione. La loro venerazione per Charlie Kirk – omaggiato con un minuto di silenzio, una testimonianza dal Michigan e un gesto simbolico all’albero della vita – segnala un’adesione a un immaginario di destra globale, lontano anni luce dal federalismo leghista. I cori contro l’immigrazione irregolare (“Vadano a casa”) e le critiche all’Islam si sono mescolati a un attacco virulento contro Forza Italia, colpevole di aver ospitato Carlo Calenda alla festa dei giovani azzurri. “Devono decidere se stare con noi o contro di noi”, hanno urlato, accompagnando il messaggio con insulti a Calenda, definito “quattro sfigati incamiciati in spiaggia”. La replica di Calenda, che ha ironizzato sui “muggiti padani”, non ha smorzato l’impressione di un movimento giovanile che rifiuta ogni compromesso, anche con gli alleati di coalizione, in nome di una purezza ideologica estremista.

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Un Capitano agli ordini del Generale

Matteo Salvini, giunto a sorpresa nonostante problemi renali, appare sempre più come una figura di secondo piano. Accolto dal coro “un capitano, c’è solo un capitano” e con la frase “il mio riposo siete voi”, ha cercato di riaffermare la sua leadership, ma il suo discorso – breve e poco incisivo – si è limitato a evocare la resilienza della Lega contro media e poteri forti: “Non ci hanno fermato trent’anni fa, non ci fermano oggi”. Rispetto all’energia di Vannacci e dei giovani, il suo intervento è sembrato un tentativo di tenere il passo con una base che si sta radicalizzando, forse oltre la sua stessa volontà. La sua presenza, accompagnata da Francesca Verdini e segnata da selfie e strette di mano, fatica a competere con il carisma del generale, evidenziando una Lega in cui la tradizione bossiana e il populismo di Salvini cedono il passo a un estremismo più aggressivo.

Le incognite

La pre-Pontida 2025 ha rivelato una Lega tentata dal recidere le sue radici. Il regionalismo e le battaglie per l’autonomia sono stati soppiantati da un’agenda nazionalista, xenofoba e culturalmente estremista, con Vannacci come alfiere e i giovani come truppa d’assalto. Il richiamo a Giorgia Meloni, con il suo videomessaggio da Parigi contro “l’odio e la violenza”, sembra quasi fuori luogo in un contesto dominato da toni bellicosi e insulti agli avversari. La celebrazione di Kirk, l’attacco agli alleati e il rifiuto di ogni dialogo politico segnano una Lega che non solo si allontana dalla sua storia, ma rischia di alienarsi anche i partner di coalizione, abbracciando un radicalismo che potrebbe presto isolarla nel panorama politico italiano.

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