Tajani tra pastorelle e facce di bronzo. Patto della panissa Cirio-Gilardino
14:11 Domenica 21 Settembre 2025La visita (poco) istituzionale del vicepremier a Borgosesia per puntellare l'ammaccata giunta cittadina ma soprattutto per suggellare la pesca a strascico del governatore in Valsesia. Guest star il sindaco di Quarona. La cena delle beffe (e degli esclusi)
L’arrivo di Antonio Tajani ieri a Borgosesia ha azionato il frullatore del centrodestra locale. Altro che visita di Stato: è stato un circo di primedonne, con lo statista ciociaro a fare la comparsa in un reality politico dove tutti sgomitavano per il riflettore, mentre lui sembrava più un turista in cerca di selfie che un ministro in missione. Scortato da Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte nonché uno dei suoi vice in Forza Italia, il vicepremier è stato accolto nella sala del consiglio comunale della cittadina dove nel frattempo si erano già accomodati, pronti a fare la ola, l’assessore regionale Andrea Tronzano e Red Patacca, al secolo Roberto Rosso, staffiere del coordinatore piemontese Paolo Zangrillo.
Tajani, forse sentendo già il ronzio delle critiche, ha provato a giustificare la sua incursione in Valsesia con un discorso che, a dirla tutta, ha lasciato più interrogativi che risposte: “è importante che il governo vada direttamente a raccontare ai cittadini e non soltanto alle televisioni, direttamente ai sindaci quello che fa e quello che si può fare, quelle che sono le opportunità e come intende rapportarsi con le amministrazioni”. Testuale. Se ci avete capito qualcosa, complimenti: il capo della Farnesina sembra avere tempo da vendere, visto che la politica estera, a quanto pare, la fa Giorgia Meloni, lasciandolo a fare da comparsa sui tavoli internazionali.
Quella che doveva essere una sobria visita istituzionale si è trasformata in una passerella di Forza Italia, con l’occasione di dare una spolverata di visibilità alla giunta di Borgosesia, guidata dall’ex leghista Fabrizio Bonaccio, ormai un po’ ammaccata. Ma il vero protagonista della giornata è stato Francesco Pietrasanta, sindaco di Quarona e astro nascente azzurro, che pare abbia ricevuto da Cirio in persona la promessa di un ruolo da segretario provinciale. Le sue ambizioni, però, non si fermano qui: si sussurra che stia già puntando a un seggio in Regione o addirittura in Parlamento.
Bardato di una fascia non tricolore, ma di sua invenzione come presidente della Comunità montana, Pietrasanta ha incantato (o stordito) i presenti con un pistolotto strampalato: “La comunità italiana, la nostra comunità ha bisogni di sentire in questo periodo di caos, sentire delle parole, delle spiegazioni rassicuranti, moderate che non girano attorno ai problemi ma sanno che ci sono delle difficoltà, si fa in tutti i modi per risolverle è quello che l’Italia e l’Europa hanno bisogno di sentire. E grazie per aver evidenziato e sottolineato l’umanità che l’Italia sta portando nel mondo in quei posti dove veramente sono dei passaggi, ci sono persone che non pensano più al bene degli uomini. Per cui è importante per noi sentire questa parola perché dobbiamo essere orgogliosi dell’Italia”.
Non contento, ha accolto Tajani con un omaggio che sembrava uscito da un presepe politico: una statuetta della “beata panacea”, protettrice della Valsesia. “Questo è un simbolo della nostra Valsesia, rappresenta una pastorella quindi la nostra beata panacea che è la protettrice di tutta la Valsesia e non rappresenta solo quindi un fondamento cristiano cattolico che l’Italia rappresenta. A significare anche quello che è il nostro territorio perché qui si vede quello che è la pastorizia quindi persone che hanno vissuto le montagne, che vivono ancora la montagna di allevamento ma c’è anche il bronzo, quello che viene fuso, perché noi qui abbiamo delle eccellenze industriali riconosciute in tutto il mondo e questa è una di queste”. Non c’è dubbio, il bronzo è la vera eccellenza del luogo, a giudicare dalle facce di alcuni amministratori locali.
Da Vercelli, però, non sono mancate le scintille. L’attuale segretario provinciale di Forza Italia, Antonio Prencipe, ha gestito le comparse con una certa goffaggine, portando con sé solo un pugno di fedelissimi e lasciando fuori sindaci come Pier Mauro Andorno di Borgo d’Ale, che non l’ha presa bene. Sul suo profilo Facebook, Andorno ha sfogato la sua frustrazione: “Rammarico, vera amarezza, sono le peggiori sensazioni per chiudere una giornata che avrebbe dovuto essere maestra ed avere un alto profilo istituzionale. Si vede che proprio conta poco, ohh si conta poco...! Certe selezioni e azioni poco ortodosse debbono esser impedite, anche perché non si tratta di un gioco!”. Un post che sa di frecciata al vetriolo, diretta a chi lo ha escluso dalla kermesse.
E poi c’è Davide Gilardino, presidente della Provincia e unico non forzista presente, che sembra giocare una partita tutta sua. Le voci di corridoio lo vogliono già con la testa alla presidenza della Regione, quando Cirio lascerà per Roma. Qualcuno nel suo partito, Fratelli d’Italia, lo accusa di aver favorito la “transumanza” di trenta amministratori ex leghisti verso Forza Italia, un’operazione che sa di “patto della panissa” con il governatore per assicurarsi i suoi favori. A complicare le cose, deve già vedersela con Carlo Riva Vercellotti, ex forzista oggi capogruppo dei meloniani a Palazzo Lascaris e ras locale. Al fianco di Gilardino, immancabile, c’era Martina Locca, ex assessore, collaboratrice e maestra di selfie, pronta a immortalare ogni momento del prezzemolino vercellese. Gilardino è uno dei 5-6 papabili successori cui Cirio ha promesso il suo sostegno: numero che da qui alla conclusione della legislatura è destinato ad arrivare a doppia cifra e persino a superare la decina.
La giornata si è chiusa con una cena esclusiva a casa dell’imprenditore del cachemire Roberto Colombo, un tavolo che negli anni ha ospitato centrodestra e centrosinistra a seconda del vento politico (si ricordano inviti bipartisan, da Mercedes Bresso a Enzo Ghigo). Ma anche qui non sono mancate le esclusioni: il povero Prencipe, traballante segretario provinciale di Forza Italia, sarebbe stato tagliato fuori dal convivio con Tajani. Insomma, a Borgosesia si è parlato di tutto: di pastorelle, di bronzo, di ambizioni e di esclusioni. Ma la vera maestria, forse, è stata la capacità di trasformare una visita istituzionale in un circo politico, dove ognuno ha cercato di ritagliarsi il suo angolo di palcoscenico.



