SALA ROSSA

Iveco stile Tavares, politici torinesi infuriati: "Trattati da scolari deficienti"

Tra toni irrispettosi dei vertici, intemperanze e consiglieri che abbandonano l'aula, l'audizione in Comune dell'azienda appena ceduta a Tata lascia più irritazioni che risposte. "Ci hanno fatto una lezioncina". E la gaffe sulla vicesindaca a completare il quadro

È finita a carte quarantotto l’audizione dei vertici delle relazioni industriali di Iveco in Comune a Torino. Tra malcelata insofferenza all’idea di dover rispondere alle domande dei consiglieri e una spruzzata di supponenza, i manager del gruppo leader nella produzione di camion hanno applicato il “metodo Tavares”. Meno di un anno fa, infatti, l’allora numero uno di Stellantis, Carlos Tavares, davanti alle commissioni di Camera e Senato aveva impartito la sua “lezioncina” ai parlamentari, provocando irritazioni bipartisan. Un copione ripetuto a Torino, dove Vincenzo Retus, responsabile delle relazioni industriali di Iveco, è stato accusato dal pentastellato Andrea Russi di aver fatto altrettanto con i consiglieri torinesi, arrivando persino – secondo l’esponente grillino – a una “lezioncina di italiano”. E lì i toni si sono subito accesi.

Su tutte le furie

L’audizione in commissione Lavoro, che avrebbe dovuto rappresentare un momento di confronto sulla cessione del settore civile di Iveco dal gruppo Exor a Tata Motors, avvenuta lo scorso luglio, si è chiusa in tutt’altro modo: nervi tesi, accuse reciproche e consiglieri comunali che hanno lasciato l’aula su tutte le furie. È il caso di Russi (M5s), che ha abbandonato i lavori prima della conclusione come gesto di protesta, ma anche di Emanuele Busconi (Sinistra Ecologista), che non ha nascosto la propria irritazione per i toni usati da Retus, giudicati inaccettabili. Nel mirino non soltanto i contenuti, ma soprattutto i modi.

Forma e sostanza

Se dalla commissione consiliare, sul piano della sostanza, non è emerso nulla di nuovo, a ferire l’orgoglio dei consiglieri è stata soprattutto la forma. “Non può venire qua a prenderci in giro”, ha sbottato Andrea Russi interrompendo l’intervento conclusivo di Retus. “Sono due volte che ci fa la lezioncina”. Dopo quasi due ore di quella che ha definito una “maladigestione”, il pentastellato è esploso dando sfogo al proprio disappunto.

Tre in particolare i momenti in cui diversi consiglieri hanno avuto la netta sensazione di essere trattati come degli “scolari deficienti”. Il primo quando Retus ha minacciato di lasciare l’aula per un rilievo mosso a un intervento di un consigliere collegato in videoconferenza. Al centro della disputa il termine “blocco dei licenziamenti”: “Nessuno ha detto che c’è un blocco dei licenziamenti per due anni” ha ribattuto con tono concitato il dirigente Iveco. “Vi vietiamo di dirlo: questo non è stato detto e nessuno è autorizzato a sostenerlo. Blocco dei licenziamenti vuol dire che c’è una procedura avviata e viene sospesa. Non è questo il caso”. In realtà, l’accordo prevede che per due anni dalla firma tra le aziende non ci saranno né chiusure di stabilimenti né “ristrutturazioni significative”.

Il secondo momento di tensione è esploso quando Russi ha sottolineato che i manager Iveco avevano parlato di assenza di “ristrutturazioni significative”. È lì che è scattata la celebre “lezioncina” di Retus: “Siamo capaci di parlare almeno l’italiano? Non vedo dove stia la meraviglia o l’allarme. Nessuna ristrutturazione significativa sarà fatta, quindi, se qualcosa avverrà, sarà irrilevante”. Un atteggiamento che l’ex grillino ha bollato come mancanza di rispetto verso le istituzioni e i lavoratori, tanto da abbandonare la seduta in segno di protesta. “Una formula che, senza chiarimenti, lascia irrisolti i nodi di fondo”, ha denunciato Russi.

Sulla stessa linea, seppur per motivi diversi, anche Busconi (Sinistra Ecologista) ha stigmatizzato i modi di Retus: “Ha detto che non sarebbe più venuto in commissione se questa è la risposta dei consiglieri comunali. Non è certo un atteggiamento rispettoso nei confronti del Comune di Torino”.

Al di là delle sfumature, tutti i consiglieri hanno concordato su un punto: Iveco non ha fornito rassicurazioni sufficienti alla Città. “La partita non è lessicale, ma politica: Iveco deve garantire la salvaguardia dei posti di lavoro e la permanenza sul territorio, e deve farlo con una prospettiva di lungo termine. È necessario un piano industriale ampio, come chiediamo da mesi”, ha concluso Busconi.

“La vicesindaca chi è?”

Nella tormentata audizione di Retus non è mancata neppure una nota di colore. Rivolgendosi al presidente della commissione, Pierino Crema, ha infatti domandato: “Possiamo sapere chi è la vicesindaca?”. Peccato che Michela Favaro fosse seduta a un paio di metri da lui, impassibile e senza scomporsi minimamente. Curiosità nella curiosità: al di là del suo ruolo istituzionale, Retus avrebbe potuto ben conoscerla per ragioni professionali. Dal curriculum pubblico, infatti, emerge che Favaro ha lavorato nell’ufficio legale di Iveco dal 1998 al 2009 e, successivamente, in quello di Fpt Industrial – società del gruppo – dal 2011 al 2021.

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