Silenzio tattico e paraculismo, riformisti Pd alla finestra
Davide Depascale 07:00 Giovedì 25 Settembre 2025Come già successo mesi fa con i referendum, in Piemonte prevale la prudenza. Nessuno si esprime sulla spaccatura interna a Energia Popolare. Primo obiettivo: salvare il soldato Lo Russo. Ma le regionali e la nuova legge elettorale potrebbero cambiare le carte
Aspettiamo le regionali, poi facciamo i conti. E i riformisti piemontesi, come al solito, stanno a guardare. La riunione dei giorni scorsi di Energia Popolare, la corrente di minoranza del Partito democratico che fa capo al presidente Stefano Bonaccini, ha mostrato plasticamente le divisioni interne all’ala riformista dei dem, tra chi accusa l’ex presidente dell’Emilia-Romagna di essere troppo appiattito sulla linea della segretaria Elly Schlein e invoca l’ex premier Paolo Gentiloni, e chi invece resta convinto che non sia il momento di alzare i toni. Un’ambiguità che non potrà durare ancora a lungo: le elezioni del 2027 si avvicinano, e proprio la nuova legge elettorale in vista delle prossime Politiche potrebbe rivelarsi decisiva per gli equilibri del Pd.
Silenzio sotto la Mole
Come già accaduto pochi mesi fa in occasione dei referendum su lavoro e cittadinanza, con la presa di posizione tardiva del deputato Mauro Laus e del sindaco di Torino Stefano Lo Russo in favore dei cinque sì – dal Piemonte non arriva nessun segnale di sfida alla segreteria Schlein, all’indomani della Direzione Nazionale del partito convocata da quest’ultima in vista delle regionali d’autunno, inaugurate questo weekend dal voto nelle Marche. Un voto che per alcuni è già decisivo: la regione adriatica è infatti l’unica davvero contendibile di questa tornata elettorale, e se il candidato dem Matteo Ricci non dovesse avere la meglio sul governatore uscente (in quota FdI) Francesco Acquaroli potrebbe iniziare quell’analisi della sconfitta tanto cara ai politici di centrosinistra.
Voci critiche
Da questa analisi non ne uscirebbe indenne nemmeno Bonaccini, che dopo la discussa campagna referendaria si ritrova nuovamente messo in discussione dai suoi: Sandra Zampa, senatrice e già portavoce dell’ex premier Romano Prodi chiede più considerazione per l’area cattolica rompendo di fatto con l’ex governatore, mentre Simona Malpezzi, ex capogruppo dem a Palazzo Madama, critica il suo atteggiamento troppo accondiscendente nei confronti della Schlein, posizione condivisa in Direzione dalla deputata milanese Lia Quartapelle. Sarebbero loro, insieme alla vicepresidente dell’Europarlamento Pina Picierno, all’europarlamentare Giorgio Gori, all’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini e al deputato Filippo Sensi, l’opposizione interna dell’opposizione interna, che poi corrispondono grossomodo agli autori della “lettera sui referendum”, in cui dichiaravano il voto in dissenso alla linea del partito. Al posto di Bonaccini (e di Elly Schlein) vedrebbero bene Paolo Gentiloni, ospite d’onore dell’incontro da loro organizzato a Milano il 24 ottobre. A pochi mesi di distanza la storia si ripete: tra chi vuole marcare le differenze e chi predilige l’unità del partito, i riformisti piemontesi restano in disparte.
Salvate il soldato Lo Russo
A favorire questa linea attendista c’è anche il sindaco Stefano Lo Russo, la cui ricandidatura appare ancora in bilico, ma che ha proprio in Bonaccini uno dei suoi principali sponsor: il caloroso abbraccio tra i due alla Festa dell’Unità di Torino fa da contraltare alle parole tiepide pronunciate nella stessa sede qualche giorno prima da Elly Schlein. Lo Russo sa che per restare a Palazzo Civico dopo il 2027 ha bisogno del placet della segretaria, e avrebbe tutto da guadagnare da un “appiattimento” del presidente dem sulla sua linea. Al contrario, una spaccatura tra le due anime del partito metterebbe ancora più a repentaglio la sua posizione. Per lo stesso motivo è difficile immaginare che i riformisti piemontesi voltino le spalle a Bonaccini, che in Piazza d’Armi ha ricevuto un’accoglienza se non più calorosa quantomeno paragonabile a quella che i militanti del Pd hanno riservato a Schlein.
Il bivio 2027
C’è poi un tema che sta molto a cuore all’ala riformista: la riconferma in Parlamento in vista delle elezioni del 2027, ed è qui che emergono due linee di pensiero contrapposte. C’è chi non si fida di Bonaccini, considerandolo un parvenu che non ha conoscenza delle liturgie romane, e nella compilazione delle liste darà spazio ai suoi fedelissimi emiliani, a costo anche di sacrificare alcuni big della sua corrente. Dall’altra parte c’è chi pensa che proprio in ottica 2027 un atteggiamento conflittuale con l’attuale segreteria sarebbe deleterio: le liste le fa la Schlein, e ne approfitterà per fare un bel repulisti dei suoi avversari interni.
L’incognita della legge elettorale
Tuttavia c’è un fattore da considerare: con ogni probabilità alle prossime Politiche non ci sarà più il Rosatellum, ma una nuova legge elettorale, che prevede – tra le novità – la reintroduzione delle preferenze. Un autentico game-changer per Energia Popolare, che già alle scorse europee (dove le preferenze sono previste) ha fatto il pieno con i suoi candidati: Giorgio Gori, Antonio Decaro, lo stesso Bonaccini. In questo modo non sarebbe più la Schlein a dare le carte ma gli elettori, ed è con loro che i riformisti vogliono misurarsi. Ma in attesa che il quadro si delinei, i piemontesi restano alla finestra: per prendere posizione, come al solito, c’è ancora tempo.


