Rendersi necessari per sopravvivere

Il 16 settembre scorso è scomparso Robert Redford, regista e attore la cui carriera è stata costellata da film di successo e premi prestigiosi (tra cui l’Oscar negli anni 1981, 2022 e il Golden Globe). Molti dei film da lui diretti, così come la maggior parte di quelli che ha interpretato, hanno immortalato inequivocabili prese di posizione su importanti temi sociali, e soprattutto politici. Il mondo della cultura e dello spettacolo perde un artista le cui interpretazioni hanno conquistato intere generazioni, e i cui atti di denuncia nei confronti del potere, quello corrotto nonché spregiudicato nel raggiungere i propri scopi, hanno più volte scosso profondamente la società americana.

“I tre giorni del Condor”, film uscito nel 1975 e diretto da Sydney Pollack, narra una storia avvincente: il protagonista, agente della Cia appartenente a un reparto dedicato alla ricerca di comunicazione segrete (contenute all’interno di libri pubblicati ovunque nel mondo), svela la trama oscura intrecciata dal servizio segreto parallelo, parte dell’intelligence statunitense stessa, il cui scopo si rivela quello di destabilizzare Paesi stranieri per acquisire il controllo delle loro risorse energetiche.

Il tema delle agenzie di sicurezza statunitensi deviate ha spesso caratterizzato la narrazione della produzione cinematografica indipendente degli anni ’70. Proiezioni il cui denominatore comune era l’istinto di autoconservazione di cui sono intrisi i funzionari delle agenzie federali stesse. Dipendenti statali che si rivelavano disposti a tutto, pur di non perdere il lavoro in seguito al ridimensionamento degli incarichi affidati dal governo: conservare l’impiego anche a costo di sacrificare vite innocenti.  

Gli anni della rivoluzione colorata, della fantasia al potere, hanno generato un buon numero di opere cinematografiche incentrate sui giochi perversi di chi, all’epoca, aveva in mano le sorti del proprio Paese e del mondo intero. Del resto, in quei decenni, era possibile destituire un Capo di Stato estero organizzando il suo rovesciamento, in riunioni tenute nelle stanze segrete della White House. Azioni criminali attuate senza dover rendere minimamente conto alla diplomazia internazionale di omicidi (come accaduto in occasione dell’assassinio del Presidente socialista Allende in Cile, ad opera del Generale Pinochet) e neppure della scomparsa di intere generazioni di oppositori politici: la ragion di Stato non era impedita nel suo agire da limiti etici, e tanto meno dal senso di pietas verso il prossimo.

Oggi la situazione non è certamente mutata in meglio. Le istituzioni strumentali dei governi erogano ai loro dipendenti stipendi, privilegi, status a cui è difficile rinunciare. Un erede artistico di Redford, oggi, potrebbe narrare nelle sale cinematografiche le vicende di un’organizzazione, nata per contrastare militarmente alleanze nemiche, che rischia di essere soppressa a causa del venire meno delle condizioni che la generarono nel secondo Dopoguerra: la scomparsa dell’avversario di sempre, ossia la ragione per cui la struttura nacque, e la volontà del maggior “azionista” di sfilarsi (il premier degli Stati Uniti) per non pagarne ulteriormente gli elevati costi gestionali. 

Nel film si potrebbe partire dall’anno 2018, quando un numero imprecisato di stipendiati, militari e civili, ha realizzato di essere ad un passo dal perdere l’impiego. La soluzione al problema, quella che consente di evitare la soppressione dei posti di lavoro, è semplice: rinnovarne l’utilità; rendere indispensabile l’organizzazione stessa in seguito all’acuirsi di nuove tensioni internazionali. Una guerra, un vecchio nemico che torna a dimostrarsi aggressivo, può essere la condizione ideale per dimostrare come l’ente militare sia imprescindibile: a tal punto di accantonare l’idea di sopprimerlo, e convincere i partner a rinforzarlo con finanziamenti economici e ulteriori strutture.

Nulla di meglio di una situazione prebellica per garantire occupazione a industrie d’armi e ad enti specializzati nell’organizzazione militare, soprattutto quando è prassi, in quei settori “strategici”, assumere nel proprio organigramma i politici nazionali che (per mancata rielezione) sono costretti ad abbandonare le mansioni di governo. 

Un ente statale, transnazionale, acquisisce un potere tale da rendere impossibile qualsiasi ipotesi di riduzione dei suoi ambiti di intervento, assicurando così la continuità lavorativa a tutti i dipendenti (e conseguentemente gli stipendi, nonché i consueti benefit). L’organizzazione sopravvissuta all’estinzione diventa, in poco tempo, abile a condizionare addirittura le scelte politiche attuate dalle singole nazioni, garantendosi quindi un ruolo “necessario” anche per i decenni a venire.

Sceneggiatura ideale per la realizzazione di un film sul genere “I tre giorni del Condor”, nata dalla creatività di un autore hollywoodiano, oppure tragica realtà che preferiamo ignorare per non cadere in stato di ansia anticipatoria: ai posteri, se ci sarà ancora un domani, l’ardua sentenza.

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