L'epilogo amaro dei Popolari
Giorgio Merlo 10:04 Giovedì 25 Settembre 2025
I Popolari, o meglio la tradizione, il pensiero, la cultura e la storia del cattolicesimo popolare e sociale continuano ad avere e a conservare una straordinaria attualità e modernità nella cittadella politica italiana. E non solo italiana. Ma, per fermarsi alla concreta esperienza del nostro paese, e malgrado la riconosciuta freschezza e originalità della cultura Popolare di ispirazione cristiana, dobbiamo prendere amaramente atto – e per ragioni del tutto inspiegabili e ancora misteriose – che proprio la cultura Popolare non riesce a trovare un punto di convergenza e, di conseguenza, di concreta azione politica. Insomma, e per dirla in breve, i Popolari non riescono più a ritrovarsi insieme per declinare, con una formazione democratica, un progetto politico. È un tema antico, questo, nella storia politica del nostro paese. Un tema, tuttavia, di cui non si riesce a venirne a capo. E soprattutto in un contesto dove le principali culture politiche del nostro paese hanno saputo trovare momenti di forte e fattiva convergenza politica e anche organizzativa. È sufficiente fare alcuni esempi concreti per rendersene conto.
La sinistra, checché se ne dica della gestione Schlein, ha saputo in questi anni – e proprio grazie all’ultima segretaria – imprimere una forte e significativa caratterizzazione culturale al tradizionale partito della sinistra italiana. Oggi, oggettivamente, il Pd è realmente l’espressione più autentica e più credibile della cultura politica della sinistra italiana. Certo, il Pd non è più quello delle origini, ma, del resto, la politica, come ci insegnava sempre Guido Bodrato, è “una continua evoluzione” e non si possono bloccare le lancette della storia. Il Pd, in ultima analisi, è oggi la perfetta e più coerente declinazione della filiera politica, culturale e storica del Pci/Pds/Ds.
Sul versante della destra la situazione è altrettanto chiara. La leadership carismatica ed oggettiva di Giorgia Meloni ha rilanciato, oltre ad una concreta azione di governo, una cultura politica che per decenni è stata emarginata ed oscurata. Ma, al di là di ogni valutazione, è di tutta evidenza che oggi abbiamo una destra democratica e di governo frutto e conseguenza di una precisa cultura politica.
In terzo luogo, non possiamo non dire che la tradizionale cultura liberale, azionista, repubblica e laica ha, oggi, una sua concreta e tangibile espressione. Certo, rispetto al passato sono cambiati gli strumenti organizzativi e la stessa offerta politica. Ma è indubbio che, da Forza Italia ad Azione, da Italia Viva ai vari cespugli che albergano nel “campo largo”, queste culture politiche sono tornate ad essere protagoniste.
Per non dire, in ultima analisi, del protagonismo della tradizionale sinistra extraparlamentare che si riconosce coerentemente e autenticamente nel partito del trio Fratoianni/Bonelli/Salis. Inoltre, non possiamo e non dobbiamo affatto dimenticare il ruolo importante della più grande forza populista e demagogica rappresentata dai 5 stelle di Conte e il sovranismo, altrettanto populista ed antieuropeo, dell’attuale Lega di Salvini.
In questo quadro, appunto, c’è un grande e storico assente. E cioè, l’esperienza politica, culturale ed organizzativa dei Popolari. Esperienza disseminata in alcune formazioni politiche ma oggi del tutto irrilevante politicamente, inconsistente sul versante culturale e debolissima sul fronte organizzativo.
Per queste ragioni, semplici ma oggettive, credo che oggi esista anche e soprattutto la priorità – almeno per chi si riconosce in quella cultura politica e in quella tradizione storica – di cercare di ricomporre, al di là del pluralismo che caratterizza la stessa area Popolare, a livello politico una presenza che non può continuare ad essere marginale e del tutto periferica rispetto alle concrete dinamiche politiche del nostro paese. E questo non per il bene dei Popolari ma, semmai, per la stessa qualità della nostra democrazia e per la credibilità della cultura riformista nel nostro Paese.


