ECONOMIA DOMESTICA

"Non culliamoci nelle illusioni, il Piemonte arranca". Fornero spegne gli entusiasmi

Intervenuta alla presentazione del rendiconto regionale dell'Inps, l'ex ministra non celebra l'aumento degli occupati ma lancia l'allarme su invecchiamento e deindustrializzazione: "Serve una cura a lungo termine, puntiamo su scuola e università"

Non si è mai preoccupata di essere simpatica Elsa Fornero, fin da quando da ministra del Lavoro del Governo Monti varò la contestatissima riforma delle pensioni. E anche oggi, in occasione della presentazione del Rendiconto sociale regionale dell’Inps al Circolo dei Lettori, l’economista torinese non le ha mandate a dire, smorzando l’entusiasmo degli altri relatori – tra cui la vicepresidente della Regione Elena Chiorino – che hanno descritto la situazione del Piemonte come positiva: “Non culliamoci nelle illusioni, serve più dinamismo”, ha chiosato.

I numeri sull’occupazione

I dati, illustrati dal direttore regionale dell’Inps Vincenzo Ciriaco, mostrano una situazione in chiaroscuro, segnata dall’aumento dell’occupazione, accompagnata però dal maggior ricorso alla cassa integrazione. Rispetto al 2023 sono diminuite sia le assunzioni a tempo indeterminato che i contratti a tempo determinato, che passano da 131.894 a 126.582, mentre il tasso di occupazione è cresciuto passando da 67,1% a 69%, mentre diminuisce la disoccupazione che passa dal 6,2% a 5,4%. “Bene che l’occupazione sia sopra la media nazionale, ma non dimentichiamoci che ci sono zone d’Europa dove si arriva all’85%”, ha commentato la Fornero, sostenendo che la strada da fare è ancora tanta. Sulla sua stessa lunghezza d’onda Cristina Maccari, delegata della segreteria della Cisl piemontese, che ha parlato a nome dei tre sindacati confederali: “Da questo rapporto emergono luci e ombre: aumentano le assunzioni, ma si entra nel mercato del lavoro in modo precario e le retribuzioni sono basse soprattutto per le donne. L’incremento della cassa integrazione è molto forte, legato alla crisi dell'industria”.

Dal triangolo alla Z

Proprio la crisi industriale, in particolare quella del settore dell’automotive che colpisce Torino, è uno dei punti toccati dall’ex ministra nella sua analisi impietosa dell’economia piemontese. “Siamo una regione in grande trasformazione, nel pieno di un processo di deindustrializzazione. Torino sta riuscendo a cambiare la sua immagine, puntando su servizi di qualità, ma sul piano economico e occupazionale fa fatica. Qui si vive benissimo ma non può essere la città in cui si torna nel weekend o a tarda sera”. Non aiuta nemmeno la crisi demografica, con il Piemonte che è una delle regioni più anziane d’Italia: “Segno di una mancanza di dinamismo che deve far riflettere imprese e sindacati”. L’unico modo per uscirne secondo Elsa Fornero è con una cura di lungo termine, fatta di investimenti nella scuola e nell’università: “Abbiamo dipartimenti di eccellenza, da qui deve partire la spinta all’innovazione capace di attrarre nuove persone anziché costringerle a emigrare”. Un Piemonte tagliato fuori dal motore produttivo del Paese: “Un tempo c’era il triangolo industriale, ora c’è una Z che tocca Lombardia e Triveneto allungandosi fino a Emilia Romagna e Toscana, escludendo il nordovest”.

La cultura della previdenza

Crescita economica significa anche un sistema pensionistico più sostenibile, vecchio cavallo di battaglia della professoressa torinese, che da ministra del governo guidato da Mario Monti nel 2012 innalzò l’età pensionabile. Un provvedimento criticatissimo, ma che lei ancora oggi rivendica con forza. “I conti della previdenza stanno bene quando più persone lavorano, le formule contributive dipendono dalla bontà della vita lavorativa, se cresciamo come Paese cresce anche il tasso di rendimento delle pensioni, senza scassare le casse dell’Inps”. Fornero chiude il suo intervento con una stoccata alla Francia, dove l’ipotesi di un innalzamento dell’età pensionabile ha portato alla caduta del governo: “In Italia le persone hanno cambiato atteggiamento, capendo che lavorare di più serve ad avere una pensione migliore. I francesi non l’hanno ancora capito”.

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