Portas: "Marche, l'Ohio d'Italia". In gioco i destini di Meloni e Schlein
Davide Depascale 17:30 Venerdì 26 Settembre 2025Per il leader dei Moderati il voto alle regionali di questo weekend determinerà il futuro del governo e del campo largo: "Acquaroli è un fedelissimo della premier, Ricci un volto di punta del Pd". Riflessi inevitabili sul Piemonte "anche se c'è ancora tempo"
Lunedì sera una tra Giorgia Meloni e Elly Schlein andrà incontro a una pesante sconfitta. Parola del leader dei Moderati Mimmo Portas, secondo cui il voto di questo weekend nelle Marche, che lui definisce “l’Ohio d’Italia” (anche se, visti gli ultimi trend elettorali statunitensi, sarebbe più corretto associarle al Wisconsin o alla Pennsylvania) segnerà un punto di svolta nella politica italiana. Ed entrambe le leader si giocano tantissimo: la premier la stabilità del governo, la segretaria dem la tenuta del campo largo. Con ripercussioni anche su Torino e il Piemonte.
Onorevole Portas, ha senso dare tanta importanza a una regione come le Marche?
«Certo che sì, per almeno due motivi: rappresentano un campione del voto nazionale, con un elettorato variegato, e poi entrambi i candidati dei due schieramenti sono legati direttamente ai rispettivi leader: Francesco Acquaroli è uno dei fedelissimi della premier Meloni, entrambi figli della generazione Atreju, mentre Matteo Ricci è un volto di punta del Pd, molto conosciuto anche a livello nazionale grazie alle numerose ospitate televisive. Pur essendo una consultazione locale, il valore politico è altissimo: possiamo dire che le Marche sono l’Ohio d’Italia».
Chi ha più da perdere tra Meloni e Schlein?
«Direi entrambe. Giorgia Meloni sta vivendo una fase delicata, pressata dalle proteste in favore della Palestina e dalle divisioni interne alla maggioranza. Se un suo uomo come Acquaroli dovesse perdere, la sua leadership ne risulterebbe ammaccata e si aprirebbe un processo all’interno della coalizione di governo, che lei vuole evitare a tutti i costi. Per Elly Schlein invece il voto nelle Marche è un banco di prova per la sua idea di campo larghissimo, visto che la coalizione a sostegno di Ricci va dal Movimento 5 Stelle fino ad Azione. Non dovesse vincere, sarebbe un fallimento evidente di questa formula politica, e non potrà non indurre a delle riflessioni».
Riflessioni che vanno a toccare anche il Piemonte?
«Chiaramente una sconfitta del campo largo nelle Marche cambierebbe le carte in tavola nel resto d’Italia, quindi anche qui. Tuttavia mancano 18 mesi alle comunali a Torino e ancora di più per le regionali in Piemonte, quindi è decisamente troppo presto per fare previsioni. Un tempo simile in politica equivale a un’era geologica: i 5 Stelle che oggi chiudono a ogni ipotesi di appoggio a Lo Russo sono gli stessi che parlavano del Pd come di “Partito di Bibbiano” per poi andarci al governo insieme qualche settimana dopo, figuriamoci quante cose possono succedere in questi due anni».
Dopo le Marche si vota in altre cinque regioni, non sono decisive anche loro?
“Non direi, le Marche sono l’unica regione davvero in bilico. In Veneto il centrodestra vincerebbe anche se candidasse mia sorella, idem il centrosinistra in Toscana. Anche in Puglia e Campania il centrosinistra è strafavorito. Un po’ più interessante è forse la situazione in Calabria: credo che Occhiuto (vicesegretario di Forza Italia e candidato del centrodestra, ndr) vincerà, ma non bisogna dimenticarsi che Tridico è il padre del reddito dei cittadinanza, elemento che in una regione depressa può fare la differenza».
Una vittoria di Tridico rafforzerebbe il Movimento 5 Stelle, alterando gli equilibri del campo largo. Non ha una rilevanza nazionale?
«Sì ma è pura fantapolitica, a oggi sarebbe come pronosticare una vittoria della sinistra in Veneto. Tutti i sondaggi dicono che non può vincere, anche perché con la sconfitta del suo vicesegretario si aprirebbe una crisi dentro Forza Italia. La vera partita Tridico la gioca sulle percentuali: dovesse perdere di misura dimostrerebbe come una misura come il Rdc possa essere usata ancora come arma elettorale, e a quel punto i 5 Stelle si rifarebbero sotto, tornando a battere il chiodo su una misura che a me non piace per niente, ma che ha il suo appeal in determinate fasce delle popolazione e zone del Paese».


