Ex Ilva, Marcegaglia ha un piano per Novi Ligure (e Genova)
07:00 Lunedì 29 Settembre 2025L'ex presidente di Confindustria ha rinnovato l'interesse per il sito alessandrino che vorrebbe integrato con Cornigliano, dove prevede la costruzione di un forno elettrico. L'altro stabilimento piemontese, Racconigi, fa gola al gruppo napoletano Sideralba
Il destino dell’ex Ilva continua a tenere il fiato sospeso, con un futuro sempre più incerto per i suoi stabilimenti, a partire dai due siti piemontesi di Novi Ligure e Racconigi. Dopo il fallimento della gara per la cessione dell’intero complesso siderurgico di Acciaierie d’Italia, che ha visto solo due offerte per l’intero gruppo – entrambe da fondi americani privi di una solida base industriale – l’attenzione si sposta sulle proposte per i singoli asset. Tra queste, spicca il rinnovato interesse di Marcegaglia e Sideralba per i due impianti piemontesi, un dato che rappresenta una sorta di piano B rispetto alle dieci offerte già note, annunciate ieri dai commissari straordinari.
Gara flop e ipotesi spezzatino
La gara per la vendita dell’ex Ilva si è conclusa con un esito deludente, come previsto da molti osservatori. Le uniche due proposte per l’acquisizione complessiva sono arrivate da Bedrock Industries, guidato da Alan Kestenbaum, e dalla cordata Flacks Group + Steel Business Europe. Entrambi i soggetti, però, sono fondi di investimento specializzati in operazioni finanziarie e ristrutturazioni, non in produzione siderurgica. Bedrock punta a un risanamento dei conti per valorizzare gli asset e cederli con profitto, mentre Flacks Group, noto per il rilancio di “distressed assets”, ha avanzato un’offerta simbolica di 1 euro, promettendo di preservare i posti di lavoro. La clamorosa assenza di produttori siderurgici, aggravata dal ritiro a sorpresa degli indiani di Jindal Steel International – scoraggiata dalle incognite industriali, finanziarie, ambientali, giudiziarie e occupazionali – ha confermato le difficoltà di trovare un acquirente per l’intero complesso.
Di fronte a questo scenario, la possibilità dello “spezzatino” – ovvero la vendita separata degli asset – si fa sempre più concreta, nonostante il governo e i commissari (e i sindacati) preferiscano una cessione in blocco per garantire la continuità industriale e occupazionale. Tra le otto offerte per i singoli impianti, l’interesse di Marcegaglia e Sideralba per Novi Ligure e Racconigi emerge come un elemento cruciale, ma non privo di ombre.
Novi Ligure e Racconigi nel mirino
I due stabilimenti piemontesi rappresentano un tassello strategico nel panorama dell’ex Ilva. Novi Ligure, con circa 600 dipendenti (molti dei quali in cassa integrazione), è al centro delle mire di Marcegaglia. Già un anno fa, il 20 settembre 2024, Emma Marcegaglia, presidente e amministratore delegato di Marcegaglia Holding, aveva confermato l’interesse per alcuni asset dell’ex Ilva, senza però entrare nei dettagli. Le sue parole, pronunciate a Santena (Torino) in occasione del Premio Cavour, avevano lasciato intravedere la possibilità di un’acquisizione mirata. L’ex presidente di Confindustria, che ha già ampliato la propria rete produttiva con l’acquisto di un sito a Fos-sur-Mer in Francia, potrebbe vedere in Novi Ligure un’opportunità per rafforzare la propria presenza nel Nord Italia. Un’eventuale acquisizione potrebbe anche aprire la strada al ritorno delle lavorazioni a caldo a Genova Cornigliano, con la costruzione di un forno elettrico ad arco, segnando una svolta per l’impianto ligure e una definitiva rottura con Taranto.
Parallelamente, Sideralba, azienda del Gruppo Rapullino, punta sullo stabilimento di Racconigi, in provincia di Cuneo, una novantina di lavoratori, oltre che su altri tubifici della galassia Ilva a Salerno e Marsiglia. Fondata nel 1993 a Caivano (Napoli), Sideralba è leader in Italia nella lavorazione di coil zincato per i settori edile e agricolo. Con stabilimenti ad Acerra, Basciano e Gioia del Colle, oltre a una partnership con Marcegaglia in Tunisia, l’azienda guidata da Luigi Rapullino ha dimostrato interesse concreto per Racconigi, visitato nell’estate 2024 insieme a Novi Ligure da rappresentanti di entrambe le società.
Incognite e preoccupazioni
Nonostante l’interesse di Marcegaglia e Sideralba rappresenti una possibilità di rilancio per i due siti piemontesi, le incognite restano numerose. La prospettiva dello “spezzatino” è vista con preoccupazione dai sindacati, che temono ricadute occupazionali e la perdita di una visione unitaria per il Gruppo. La frammentazione degli asset rischia di compromettere la continuità produttiva e di mettere a rischio i 20 mila lavoratori coinvolti nella vertenza, che da tredici anni attende una soluzione definitiva.
Inoltre, la natura delle operazioni proposte da Marcegaglia e Sideralba – focalizzate su specifici impianti e non sull’intero complesso – potrebbe portare a una ridefinizione delle strategie produttive, con esiti incerti per i dipendenti e le comunità locali. Senza un progetto industriale solido e garanzie occupazionali, il destino dei due stabilimenti piemontesi – e dell’intero Gruppo – rimane avvolto nell’incertezza. La speranza è che le trattative in corso possano portare a una soluzione, ma il tempo per evitare i “titoli di coda” di questa lunga vertenza sembra ormai agli sgoccioli.


