Grande Panda, piccola paga. Stellantis manda in Serbia operai marocchini low cost
16:59 Domenica 28 Settembre 2025Elkann ferma impianti in Italia, Francia, Spagna e Germania ma accelera nei Balcani. A Kragujevac 300 lavoratori dal Nord Africa: 600 euro al mese per il turno di notte, aumentare la produzione della vettura Fiat e portare così lo stabilimento a pieno regime
Mentre l’Europa automobilistica arranca, Stellantis spinge sull’acceleratore nello stabilimento di Kragujevac, in Serbia, per la produzione della nuova Fiat Grande Panda, elettrica e ibrida, modello cruciale per il gruppo. Ma la ricetta per raggiungere la piena capacità produttiva – manodopera a basso costo dal Nord Africa e trasferte di operai italiani – solleva interrogativi su sostenibilità, equità e strategia a lungo termine, soprattutto in un contesto di fermate produttive in altri stabilimenti europei.
Operai marocchini
Per far decollare Kragujevac, Stellantis punta su circa 300 lavoratori marocchini: 100 già arrivati a fine agosto e altri 200 attesi entro i primi giorni di ottobre 2025. L’obiettivo? Attivare il turno notturno e portare la fabbrica a pieno regime, con una produzione che già oggi si attesta su 350 Grande Panda al giorno. Ma dietro questa mossa c’è un problema evidente: i salari offerti, circa 600 euro al mese, sono stati giudicati inaccettabili dagli operai serbi, che hanno snobbato l’offerta in cerca di opportunità meglio retribuite. La scelta di reclutare manodopera dal Marocco, disposta ad accettare condizioni che i sindacati europei definiscono “non competitive”, puzza di sfruttamento e mette in luce una strategia che privilegia il contenimento dei costi a scapito della dignità del lavoro. È davvero questa la via per un gruppo che si vanta di essere leader globale?
Italiani in trasferta
A Kragujevac non mancano solo operai locali. Stellantis ha dovuto spedire circa 150 lavoratori italiani – 80 da Pomigliano, 50 da Melfi e 15 da Atessa – per formare i nuovi assunti e tenere in piedi le linee di produzione. Se da un lato questo dimostra la competenza degli operai italiani, dall’altro evidenzia una fragilità: perché il gruppo non riesce a costruire un sistema autosufficiente in Serbia? La dipendenza da personale in trasferta sembra una soluzione tampone, che non risolve il problema strutturale di salari troppo bassi per attrarre e trattenere manodopera locale. E mentre gli italiani “guidano” la produzione, la Grande Panda inizia a “prendere il volo”, ma a quale prezzo per i lavoratori coinvolti?
Europa ferma, Serbia corre
Il contrasto tra Kragujevac e il resto d’Europa è stridente. Mentre in Serbia si accelera, Stellantis annuncia fermate produttive altrove: a Pomigliano, la Panda termica si ferma per una settimana e l’Alfa Tonale per quasi due; a Poissy, in Francia, 2.000 lavoratori resteranno a casa tra il 13 ottobre e il 3 novembre; a Madrid, stop di 14 giorni. Il gruppo giustifica queste misure come un modo per “adeguare la produzione a un mercato difficile” e “gestire le scorte”. Ma non è paradossale che, mentre si chiudono stabilimenti storici, si investa in una fabbrica che si regge su salari insostenibili per il contesto europeo e su trasferte costose? Un report di Mediobanca Securities del 24 settembre 2025 sottolinea che Stellantis ha perso quote di mercato in Europa, anche per il ritardo nel lancio di modelli come la Grande Panda e la C3 Aircross. La corsa serba sembra quindi una mossa disperata per recuperare terreno, ma rischia di essere una vittoria di Pirro se il prezzo è l’instabilità produttiva altrove.
Grande Panda, grandi interrogativi
La Grande Panda è cruciale per Stellantis, ma la strategia adottata a Kragujevac solleva più dubbi che certezze. Reclutare manodopera a basso costo dal Nord Africa e spostare operai italiani per tappare i buchi produttivi può funzionare nel breve termine, ma è sostenibile? E come si concilia con le difficoltà di un gruppo che, pur essendo italo-franco-americano con sede in Olanda, sembra incapace di armonizzare le sue operazioni in Europa? La produzione della Grande Panda potrebbe “prendere il volo”, ma il rischio è che Stellantis stia costruendo il suo futuro su fondamenta fragili, dove i costi umani ed economici potrebbero presto presentare il conto.


