Stellantis in retromarcia: investimenti ai minimi, 9.600 dipendenti in meno
13:40 Lunedì 29 Settembre 2025Il Piano Italia? Emorragia di posti di lavoro e crollo della produzione, oltre 20mila lavoratori su 32mila in cassa o solidarietà, nuovi modelli prodotti all'estero. La Fiom chiama Filosa al tavolo: servono assunzioni, ricerca e rilancio dei marchi storici per fermare la fuga
La “grande fuga” non è più un’ipotesi, ma una fotografia nitida. A mostrarla sono i dati messi nero su bianco dalla Fiom-Cgil in un dossier dal titolo eloquente: Stellantis, la grande fuga dall’Italia, presentato stamattina a Roma. Dentro quelle tabelle si legge il racconto di un lento ma inesorabile arretramento del colosso automobilistico dal nostro Paese, un disimpegno che da anni si consuma sotto traccia e che oggi appare sempre più evidente.
I numeri di un’erosione costante
Dal 2020 al 2024 gli organici italiani del gruppo si sono ridotti di quasi diecimila unità: da 37.288 a 27.632 lavoratori, una perdita secca di 9.656 dipendenti. Un’emorragia silenziosa, accompagnata da accordi per uscite volontarie, prepensionamenti e risoluzioni consensuali, spesso siglati con sigle sindacali diverse dalla Cgil. Solo nel 2024 gli esuberi hanno toccato quota 3.700, seguiti da altri 2.352 nel 2025: in totale 6.052 posti bruciati, con un conto salatissimo da 777,2 milioni di euro in ristrutturazioni.
Alla data del 1° settembre 2025 la situazione è ancora più drammatica: dei 32.803 dipendenti rimasti, ben 20.233 – pari al 61,68% – vivono di cassa integrazione o contratti di solidarietà. E nel settore della componentistica il quadro si fa cupo: oltre otto addetti su dieci (8.523 su 13.865) sono coinvolti in ammortizzatori sociali.
La produzione che crolla
Dal 2004 al 2024 le fabbriche italiane hanno perso per strada oltre mezzo milione di automobili (515.944 per la precisione) e più di mezzo milione di motori (534.700). Sommando anche i veicoli commerciali, il calo arriva a 520.798 unità.
Il 2024 ha segnato un punto di caduta: appena 289.154 vetture e 190.784 veicoli commerciali usciti dalle linee produttive. Intanto le nuove produzioni sfilano altrove: la citycar elettrica Fiat Topolino è marocchina, la Fiat 600 e l’Alfa Junior polacche, la nuova Panda serba e la Lancia Ypsilon spagnola. L’Italia resta relegata a produzioni di nicchia, marginale rispetto al mercato di massa.
Quote di mercato in affanno
Tra il 2022 e il 2024 la quota di Stellantis in Italia è scivolata dal 35,23% al 29,13%. E la discesa non si ferma: nel primo semestre del 2025 il gruppo si è fermato al 29,2%, contro il 32,1% dell’anno precedente. Un trend che conferma la perdita di competitività anche nel contesto europeo.
Investimenti in ritirata
Sul fronte finanziario il quadro non è meno preoccupante: il patrimonio netto è sceso dai 7,76 miliardi del 2020 ai 6,52 miliardi del 2024, anche per effetto della distribuzione di due miliardi di dividendi legati agli utili 2023. Gli investimenti materiali hanno seguito lo stesso percorso: 4,94 miliardi nel 2021, 4,11 miliardi nel 2024. A soffrire sono soprattutto le attrezzature industriali (-571 milioni) e gli impianti e macchinari (-297 milioni).
Crolla anche la ricerca e sviluppo: da 991,5 milioni del 2014 a 314,3 milioni dieci anni dopo, con un taglio di oltre 61 milioni solo nell’ultimo anno. Un arretramento che segna la perdita di centralità dell’Italia nelle strategie innovative del gruppo.
Come se non bastasse, nel 2024 sono arrivate svalutazioni di asset (impianti, piattaforme, macchinari e attrezzature) per oltre un miliardo di euro, che la Fiom interpreta come un implicito riconoscimento della riduzione della capacità produttiva negli anni a venire.
Italia fanalino di coda
Il confronto internazionale è impietoso. Tra il 2021 e il 2024 il capitale fisso investito in Italia è calato del 19,53%, da 9,56 a 7,7 miliardi di euro. Peggio solo la Spagna. All’opposto, il Nord America è salito a 62,28 miliardi (+28,82%), mentre crescono le presenze nei Paesi dell’Est Europa come Polonia, Slovacchia e Serbia.
L’appello della Fiom
“Il piano Italia non funziona” scandisce Michele De Palma, segretario generale della Fiom-Cgil. “Chiediamo all’amministratore delegato Filosa un confronto serio per un vero piano industriale. Servono nuovi modelli destinati al mass market per saturare gli stabilimenti, un piano per rafforzare ricerca e sviluppo, il rilancio del progetto della gigafactory, la valorizzazione di Maserati e Alfa Romeo, nuove assunzioni per invertire la logica delle uscite incentivate e rigenerare l’occupazione”. Un appello che suona come l’ennesimo avviso: l’Italia rischia di scivolare sempre più ai margini della geografia Stellantis, ridotta a comprimario in uno scenario globale che guarda altrove.


