LO SPOGLIO

Boom dell'Union Valdotaine, crolla la Lega. Autonomisti verso il bis

Nelle elezioni in Valle d'Aosta il partito del presidente uscente Testolin raddoppia i voti e con le liste affiliate si assicura la maggioranza. Nel Centrodestra buon risultati di FdI e Forza Italia, ma pesa il tracollo del Carroccio, che cinque anni fa era il primo partito

Mentre lo sguardo degli osservatori politici italiani si concentra sulle Marche, da molti definito un appuntamento chiave per il prosieguo della legislatura, anche la piccola Valle d’Aosta è andata al voto questo weekend. Dopo le polemiche per la nuova legge elettorale voluta dal governatore Renzo Testolin, le sorprese dalle urne non sono mancate. Con più della metà dei seggi scrutinati, gli autonomisti dell’Union Valdotaine, il partito di Testolin, raddoppiano i consensi passando dal 15% di cinque anni fa a oltre il 30%, attestandosi come primo partito della regione. Crolla invece la Lega, passata dal 24% delle scorse elezioni al 9%, ultimo partito della coalizione di centrodestra dietro a Fratelli d’Italia (11,3%) e a Forza Italia (11%). Per la composizione della nuova maggioranza tocca aspettare ancora un po’: con un sistema proporzionale che non prevede premi di maggioranza né l’indicazione del presidente, per le alleanze resta tutto aperto.

Autonomisti verso la riconferma

Se il trend dovesse essere confermato, l’Union Valdotaine sarebbe primo partito della regione, con il presidente uscente Renzo Testolin che otterrebbe la riconferma, potendo contare sugli alleati del Partito democratico, che viaggiano attorno al 10%, e sugli Autonomisti di Centro, lista che raggruppa varie formazioni autonomiste e che è il secondo partito con più del 14. Con un consiglio regionale composto da 35 consiglieri, la maggioranza è fissata a 18: grazie a questo exploit un traguardo alla portata. Su Testolin pende però il limite dei due mandati: nel caso in cui fosse ritenuto incandidabile potrebbe essere il turno di Augusto Marguerettaz. Non escluso neanche il ritorno di Luciano Caveri, già governatore dal 2005 al 2008.

Centrodestra in chiaroscuro

Sfuma così il primo obiettivo di queste regionali per la premier Giorgia Meloni, che puntava a una maggioranza di centrodestra per la Valle, con l’indicazione del suo luogotenente Alberto Zucchi come governatore. La coalizione infatti non va oltre il 30%, dietro alla sola Uv. Nonostante la buona affermazione di FdI e FI, che alle scorse elezioni si erano presentate insieme ottenendo poco più del 5% mentre oggi sono entrambe attorno all’11%, pesa il tracollo della Lega, che passa da essere primo partito della regione a ultima lista del centrodestra, scendendo in cinque anni dal 24 al 9%. Un risultato in linea con il trend nazionale, ma a cui ha sicuramente contribuito l’esclusione di due candidati dalle liste dal Carroccio: Piersandro Cout e Paolo Bernardi, con il primo che aveva nascosto una condanna per occultamento di cadavere e il secondo escluso per via della Legge Severino. La Meloni aveva anche parlato della possibilità di cambiare (nuovamente) la legge elettorale, istituendo l’elezione diretta del presidente come nel resto d’Italia.

Gli altri

Tra le altre liste, si segnala la buona affermazione di Alleanza Verdi-Sinistra, sopra il 6%, mentre Valle d’Aosta Aperta, lista di sinistra che include anche il Movimento 5 Stelle, si classifica poco sotto con il 5,7%. Valle d’Aosta Futura, altra lista autonomista in cui è confluito l’ex consigliere leghista Diego Lucianaz, si ferma al 4,8.

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