Condannato il ras delle tessere Pd: 4 anni e 4 mesi a Salvatore Gallo
15:05 Lunedì 29 Settembre 2025Mano pesante del giudice che infligge una pena più severa di quella richiesta dal pm. L'ex politico era finito nell'indagine Echidna: non per legami con la ’ndrangheta, ma per peculato, uso improprio di carte aziendali e corruzione elettorali
Quattro anni e quattro mesi di carcere per “il re delle tessere” del Pd torinese. Così si chiude oggi il primo grado del processo con rito abbreviato a carico di Salvatore Gallo, 84 anni, figura storica del Psi craxiano e poi del partito democratico, a capo di una piccola ma agguerrita componente. La vicenda nasce dall’inchiesta Echidna, che ha messo sotto la lente l’attività di una costola piemontese della ‘ndrangheta, ma va subito chiarito: Gallo non è indagato per legami con le cosche.
Il suo coinvolgimento riguarda invece reati emersi in modo collaterale alle investigazioni, strettamente connessi alla sua carriera di manager alla Sitaf. Tra le contestazioni, peculato, corruzione elettorale e utilizzo improprio di carte di pagamento, assolto invece dall’accusa di tentata estorsione. Un profilo di reato che, nel linguaggio dei corridoi politici, fa discutere soprattutto per il contrasto tra immagine pubblica e vicende giudiziarie.
Il sostituto procuratore Valerio Longi aveva chiesto per lui una pena più “soft”, di due anni e dieci mesi, ma il giudice ha optato per una condanna più severa. Le contestazioni riguardano principalmente peculati, tra cui la distribuzione a conoscenti di almeno 16 tessere per il transito gratuito sull’autostrada e l’utilizzo improprio di carte di credito aziendali per spese non riconducibili a Sitalfa. Tra le accuse figura anche un episodio di corruzione elettorale, legato al tentativo di favorire la candidata Caterina Greco tramite promesse o concessioni di utilità. Per i pm, Gallo sfruttava le sue connessioni politiche e personali per ottenere vantaggi illeciti. La Dda, ad esempio, sostiene che abbia promesso di accelerare un intervento chirurgico in cambio di voti per la candidata Greco alle elezioni comunali del 2021. Insieme a Roberto Fantini, amministratore delegato di Sitalfa, e Salvatore Sergi, funzionario di Sitalfa, avrebbe sottratto fondi aziendali per coprire spese in trattorie, beneficiato di transiti gratuiti sull’A32 e utilizzato carte di credito aziendali per migliaia di euro, oltre ad altri privilegi. Inoltre, avrebbe intimidito un dipendente di Sitalfa, società che gestisce la manutenzione della Torino-Bardonecchia, minacciandolo di licenziamento o demansionamento se non avesse sostenuto la sua campagna elettorale e quella di una candidata legata a un gruppo criminale.
Gallo, difeso dall’avvocato Alberto Mittone, aveva scelto un rito abbreviato, senza alcuna ulteriore fase istruttoria, e il legale aveva depositato documentazione relativa a risarcimenti già effettuati a favore di Sitaf e Sitalfa. Il 29 settembre, in occasione della sentenza, Gallo si è presentato in aula per la prima volta: ha ascoltato la decisione senza proferire parola e si è limitato a confrontarsi in privato con i propri legali, uscendo senza rilasciare commenti.
Tra gli altri protagonisti del processo Echidna spicca Fantini, imprenditore nel settore delle costruzioni stradali ed ex amministratore delegato di Sitalfa. Fantini è imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, accusato di aver facilitato l’ingresso di aziende legate alla ’ndrangheta nei lavori dell’autostrada, garantendo loro appalti significativi per manutenzioni e opere edili. Difeso dagli avvocati Roberto Capra e Maurizio Riverditi, ha scelto di seguire il rito ordinario. Condanna a 3 anni anche per Sergi, direttore tecnico di Sitaf.
Nel Pd torinese, tra correnti e vecchi compagni di strada, la condanna non è che l’ultimo atto di una parabola che segna la definitiva uscita dalla scena politica di “Sasà”, certificata con l’esclusione dalle liste elettorali alle ultime Regionali del figlio, Raffaele Gallo, capogruppo a Palazzo Lascaris nella precedente legislatura.


