SALA ROSSA

V(u)oti a rendere, Pd e Avs ce la fanno grazie ai 5 Stelle

Sulla controversa delibera che mira a sanzionare gli alloggi sfitti, la maggioranza che sostiene Lo Russo si presenta spaccata. Determinante per il via libera dei pentastellati che assicurano il numero legale. "Ma non parlate di campo largo" sentenzia Russi

Alla fine la delibera “Vuoti a rendere” è passata. Ma il brindisi del centrosinistra ha il retrogusto amaro di una vittoria raccogliticcia. A garantire il numero legale, salvando il Pd da una figuraccia, ci hanno pensato i 5 Stelle. Tre voti, quelli di Dorothea Castiglione, Valentina Sganga e Andrea Russi, che hanno tolto le castagne dal fuoco al sindaco Stefano Lo Russo. Ma guai a parlare di “campo largo”: “Non lo abbiamo fatto per voi – ha chiarito il capogruppo grillino Russi – ma per rispetto dei cittadini”. Quasi una excusatio non petita, per sgombrare il campo (largo) da possibili equivoci e forzature, anche se è difficile immaginare si tratti di un aiuto disinteressato: magari si guarda in prospettiva, chissà.

Intanto in Sala Rossa è andato in scena uno strappo senza precedenti: quattro consiglieri di maggioranza – Silvio Viale, Simone Fissolo, Ivana Garione, Elena Apollonio – hanno preso le distanze dal testo confezionato dal capogruppo dem Claudio Cerrato.

Una maggioranza raffazzonata

“La fotografia è chiara: questa è una maggioranza raffazzonata”, ha scandito in aula Andrea Russi. E il quadro, in effetti, non lascia spazio a dubbi. Per portare a casa una delibera discussa e divisiva, la coalizione di Lo Russo ha dovuto aggrapparsi al salvagente lanciato dagli ex grillini.

A incrinare gli equilibri è stato soprattutto il neo-cartello Moderati-Demos, che già in settimana aveva annunciato la propria assenza dal voto. Tradotto: “Non garantiamo il numero legale”. Una mossa che ha reso determinante la sponda pentastellata.

Fissolo, Garione e Apollonio hanno motivato la loro defezione con un testo “completamente rivisto e modificato”, giudicato “diminutivo e sminuente del lavoro e delle istanze che arrivano da parti della città”. Più in generale hanno invocato soluzioni che “favoriscano la cooperazione e non la contrapposizione nelle nostre comunità”. Parole ufficiali dietro cui però si intravede il malessere per la virata a sinistra della maggioranza, impantanata nell’ultimo anno tra emergenza casa e nodo Askatasuna.

“Non parlate di campo largo”

Se il Pd e Avs devono fare i conti con l’ennesimo scollamento interno, nemmeno l’inaspettata sponda dei 5 Stelle è motivo di giubilo. Anzi. Russi lo ha detto senza giri di parole: “Se ci fossimo alzati e fossimo usciti, la seduta sarebbe caduta per mancanza del numero legale. Se fosse stata una delibera di giunta, lo avremmo fatto senza esitazione. Ma qui si tratta di rispettare i cittadini, non di colpire voi”.

Un assist condizionato e accompagnato da fendenti a tutto campo: al Pd, “incapace di difendere una delibera dei cittadini”; ad Avs, “che sparisce quando c’è da scegliere”; ai Moderati, “partito che in città vale meno del 3%”; a Demos, “specialisti nel trovare motivazioni pretestuose per non assumersi responsabilità”; e infine al sindaco, “oggi in missione a Tokyo, ma tanto la differenza qual è? La sua giunta ha già tagliato sull’abitare”.