ECONOMIA DOMESTICA

Salute a rate: prestiti per pagare cure e visite

Cresce il numero di italiani che si indebita per prestazioni difficili se non impossibili da ottenere dal servizio pubblico. Un fenomeno in forte crescita. Tempi di attesa troppo lunghi costringono a metter mano al portafogli. I dati delle finanziarie e di Eurispes

Aumentano le richieste di visite ed esami specialistici, ma cresce anche il numero di italiani che per pagarle ricorre a un prestito. Due facce della stessa medaglia che non è proprio quella di un primato invidiabile. I dati che arrivano dal sistema di detrazione fiscale, così come da uno studio di un osservatorio di società che operano nel settore dei prestiti, raccontano di una crescente domanda di salute a fronte di altrettanto crescenti difficoltà nel farvi fronte con risposte che spesso non si riescono a trovare appieno nel servizio sanitario pubblico. 

I numeri forniti dallo studio elaborato da Facile.it e Prestiti.it dicono che il 5% del totale dei prestiti concessi in Italia è richiesto per cure dentali, interventi estetici e controlli radiologici. Un giro da oltre un miliardo di euro. Cifre che non possono che essere raffrontate con quelle che ha recentemente evidenziato l’Inapp, l’Istituto nazionale per le analisi delle politiche pubbliche e che confermano come nello scorso anno più di due milioni di italiani, tra i 18 e i 74 anni, hanno rinviato visite mediche e cure dentistiche non avendo le risorse economiche per potersele permettere. 

È il 26,2% della popolazione ad aver rinunciato a cure dentistiche, poco di più del 27,2% che ha rinviato controlli medici di prevenzione come emerge dall’analisi di Eurispes da cui si evince, inoltre, come sia il 18,1% degli italiani a non riuscire a sostenere i costi per terapie e interventi medici. Un disoccupato su tre rinuncia a curarsi, ma sono elevate le percentuali anche delle casalinghe con il 30,7% e i pensionati che sommano al 31%. La percentuale sale al 57,1% tra i cassintegrati, ma non è bassa neppure tra gli occupati dove coloro che rinunciano a visite e terapie rappresentano il 26,7%. E se il rapporto Eurispes avverte che “la condizione lavorativa incide fortemente sulle capacità di far fronte alle spese sanitarie”, le analisi del settore finanziario indicano un’espansione maggiore dei prestiti per questioni sanitarie nei prossimi anni. 

Uno scenario cui non è certo estranea l’insufficiente risposta da parte del servizio pubblico, soprattutto per quanto riguarda i tempi di attesa che, lontano dall’essere ridotti, portano sempre più spesso a rivolgersi al privato anche se questo, spesso, è lo stesso professionista ospedaliero che opera in regime di libera professione dove i tempi sono imparagonabili a quelli per le prestazioni erogate gratuitamente o con il solo pagamento del ticket. L’equilibrio, previsto per legge, tra il numero delle prestazioni istituzionali e quelle a pagamento è frequentemente eluso, così come non si trova traccia di sospensione dell’intramoenia qualora i tempi di attesa delle prestazioni superino quelli previsti. E anche questa è una misura prevista dalla legge, che pochissimi fino ad oggi hanno osservato e applicato.

Non stupisce, quindi, se altre cifre come quelle che emergono dal sistema di detrazione fiscale indichino un aumento delle spese mediche. Gli importi detratti per il modello 730 del 2025, come attesta lo studio del Caf Acli per Il Sole 24Ore, segnano un rialzo medio su base annua del 10,3% con una crescita maggiore al Sud che per questo sta riducendo le distanze rispetto al Nord. L’incremento a livello nazionale trova ragione in due fattori principali: l’inflazione con l’aumento dei prezzi e un maggiore ricorso alla sanità provata. 

Degno di interesse l’incremento sostanzialmente contenuto per le spese dentistiche con una crecsita del 6,9% in cinque anni a fronte di un vero e proprio picco sul fronte delle prestazioni specialistiche dove la spesa media detratta è aumentata del 10,9% con un incremento tradotto in euro pari a 52, cifra che nel Nord Ovest arriva a 70 euro. 

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