Droni tra civile e militare
Claudio Chiarle 06:30 Mercoledì 01 Ottobre 2025
Chi ricorda gli anni Sessanta e Settanta quando alla sera per arrotondare lo stipendio le famiglie operaie assemblavano i fiori finti o le penne? Tra l’altro, partendo da quelle serate nella zona di Settimo Torinese si è creato un fiorente distretto della penna.
In Ucraina avviene la stessa cosa ma con i droni. Lo spazio è infinito e se nelle alte orbite viaggiano satelliti dai costi milionari di grandi aziende e Paesi, a bassa quota viaggia di tutto e a basso costo. Siamo alla produzione casalinga, in cucina o nel garage, in cantina, secondo il sito Wired: “Fuori da Kyiv in una località segreta i volontari di Social Drone arrivano al mattino presto e si danno il cambio di continuo per testare senza sosta quanti più droni possibile, fin quando fa buio. Quello che viene spacchettato qui al mattino, la sera viene mandato alle brigate al fronte e poi utilizzato per attaccare postazioni russe con esplosivi caricati sul velivolo. I droni che volano in quest'area non vengono montati qui e non sono acquistati da un fornitore: arrivano via posta già assemblati da ogni parte dell'Ucraina e sono costruiti in casa da chiunque decida di dare una mano all'esercito. Seguendo tutorial online. Con circa duecento euro e il lavoro di un’ora si può assemblare un drone FPV (first-persone view, visuale in prima persona) per attaccare un carro armato dal costo di qualche milione di euro, anziché usare un missile Javellin (bazooka con missile anticarro) che costa all’incirca un po' meno di centomila euro. Insomma, la guerra in economia, fatta a distanza come un videogioco. Affascinante e terribile allo stesso tempo.
Un drone Fpv usato dagli Ucraini non ha niente di più di quello che potreste comprare in un qualsiasi negozio a Torino, salvo che poi gli viene innestata una bomba da sganciare sull’obiettivo tramite un normale sistema di trasmissione video di base che invia immagini in tempo reale a uno schermo da cui il pilota vede esattamente l’obiettivo.
Tutto ciò apre una riflessione sul fatto che un giocattolo può diventare un sistema d’arma in pochi minuti e che le fabbriche di armi possono essere diffuse nelle nostre case e abitazioni. Oltre al fatto che l’Europa, visti gli ultimi sviluppi, ha sempre più bisogno di droni per sorvegliare e difendere il territorio. Si, perché la guerra ibrida in Europa è già iniziata da un bel po' e servono sistemi di telecomunicazione e di disturbo delle comunicazioni, radaristica. La tecnologia della comunicazione e osservazione è un sistema d’arma? Certamente che sì, non spara ma vigila, spia, intercetta, disturba. Un satellite, un drone a cui sia tolta la comunicazione con la fonte che lo guida precipita, perde l’orbita, comunque fallisce l’obiettivo. Siamo nel campo della prevenzione, della difesa europea e solo ora ci accorgiamo che i droni che circolano nei cieli europei, nei mari compreso il mediterraneo, sono già parte di un conflitto ibrido.
Sembra paradossale ma l’aggressione russa all’Ucraina ha dimostrato che sistemi d’arma costosissimi possono essere integrati, non superati, da “giocattoli” trasformati in armi a costi irrisori e molto efficaci.
Le immagini del drone che fissa con la sua telecamera Sinwar, terrorista a capo di Hamas nella striscia di Gaza, il quale gli lancia una stampella sono rabbrividenti perché dimostrano che il drone nella caccia all’uomo lo stana ovunque. Oggi è un drone ma domani potrebbe essere un piccolo calabrone meccanico che ti spara un pungiglione, d’altra parte la realtà spesso raggiunge la fantasia. Al contempo l’uso dei droni nel ricercare un disperso durante un’alluvione ha la stessa efficacia con un uso benefico. Il drone è una medaglia con due facce.
Non esiste più il duale, non viene prima il civile e nemmeno il militare, poi applicato al civile. Compri un drone nel negozio di fronte a casa per il compleanno di tuo figlio adolescente e hai una potenziale arma in casa. Non stupisce quindi che la casa automobilistica cinese Byd, numero uno per vendita di auto elettriche, abbia realizzato una collaborazione con il colosso, sempre cinese DJI, il quale detiene oltre il 70% del mercato mondiale dei droni, per offrire un prodotto integrato: l’auto con il drone. Lingyuan, questo il nome del drone DJI, ha l’obiettivo di offrire un nuovo tipo di intrattenimento integrato sui veicoli, consentendo di “guardarsi” mentre si viaggia o riprendere i panorami circostanti. Un’idea bucolica. Oppure montato su un mezzo militare può perlustrare il terreno circostante per individuare truppe nemiche e grazie all’AI azionare sistemi d’arma. Per fortuna la tecnologia dei droni è anche al servizio di importanti operazioni umanitarie come lo sminamento delle mine antiuomo o anticarro. Si stimano più di 100 milioni di mine antiuomo ancora da sminare sparse in tutto il mondo. Un drone in un giorno può monitorare 100mila metri quadri, uno sminatore 50 metri quadri mettendo a repentaglio la propria vita. Oltretutto dopo avere individuato le mine con il drone, sono stati messi a punti sistemi per farle esplodere a distanza per cui il rischio per chi smina è nullo.
Dunque, il duale è talmente integrato che non è più individuabile se non dalla tecnologia e sistema informatico che installi sul drone stesso, operazione che in teoria può fare chiunque. I droni sono il futuro, nel bene e nel male, e possono diventare una produzione di massa, che richiede anche molta ricambistica e aggiornamento software nel tempo. Credo che vada approfondita la capacità del nostro territorio di produrre droni non lasciando che singole imprese viaggino in ordine sparso. Nella nostra area metropolitana abbiamo già un’esperienza interessante, la PRO-S3, nata come start-up con il contributo del Politecnico il cui slogan: “avanziamo veloci, verso il futuro” dice molto su come dobbiamo attestarci per evitare ritardi tecnologici sia per scopi umanitari, sia per la difesa.
Aeronautica, spazio, satelliti, telecomunicazioni, radaristica, automotive a cui aggiungere la componente droni significa avere una filiera tecnologica integrabile e complementare potentissima da accrescere e/o sviluppare, insieme all’istruzione e formazione, per creare anche nuovi posti di lavoro, stabili, sul territorio nonché migliorare il benessere di chi ci vive. Nel campo della difesa europea i droni stanno assumendo un’importanza fondamentale, cerchiamo di non restare indietro, abbiamo capacità e competenze.
Parafrasando Gaber che diceva cos’è la destra, cos’è la sinistra; oggi si può dire cos’è civile, cos’è militare? Non perdiamoci in dibattiti ideologici e sterili ma usiamo la tecnologia e il nostro sapere di umani per tutelarci in tutti gli ambiti.



