PALAZZO LASCARIS

Una miniera d'oro per i cavatori, via libera al piano del Piemonte

Il Consiglio regionale approva il Prae, nove anni dopo la legge regionale che lo prevedeva, ma le opposizioni parlano di "spirito stravolto" e di favore alle imprese del settore. Rossi (Pd): "Testo incompleto e lontano dalle esigenze ambientali"

La Regione Piemonte dà carta bianca ai cavatori, consentendo loro di estrarre fino al triplo del fabbisogno stimato per i prossimi dieci anni. Il Piano Regionale Attività Estrattive (Prae), approvato oggi dal Consiglio Regionale, assomiglia più a un atto politico che a un documento tecnico, e il suo via libera non è esente da polemiche, con le opposizioni che parlano di favore alle imprese ai danni dell’ambiente.

“Spirito tradito”

Nove anni dopo l’approvazione della legge regionale 23/2016, che ne prevedeva l’attuazione, il Prae che prende forma oggi è molto diverso da quello prospettato originalmente. “Questo piano sembra voler trattenere il settore estrattivo nel XX secolo, piegandosi troppo agli interessi delle imprese”, ha dichiarato il segretario regionale del Partito Democratico Domenico Rossi. Le critiche si concentrano sui numeri del piano, che prevedono un’autorizzazione all’estrazione di oltre 300 milioni di metri cubi di materiali, a fronte di un fabbisogno stimato di 96 milioni di metri cubi per i prossimi dieci anni. In particolare, per il comparto degli aggregati per costruzioni e infrastrutture, si parla di quasi 200 milioni di metri cubi, una quantità ritenuta sproporzionata e ingiustificata. “Non ci sono piani straordinari di opere pubbliche o nuove città in costruzione che possano motivare questi numeri”, ha sottolineato Rossi, denunciando un’eccessiva acquiescenza agli interessi dei cavatori, che hanno trovato nella giunta guidata da Alberto Cirio e in particolare nell’assessore al Bilancio Andrea Tronzano una sponda più che attenta.

Il precedente dell’Omnibus

Sembra ripetersi lo stesso copione visto un paio di mesi fa in occasione della discussione sul Decreto Omnibus, contenente l’aumento dell’Irpef per i ceti medi. In quell’occasione le opposizioni, per bilanciare o contenere tale aumento, avevano proposto di aumentare gli oneri di estrazione per i cavatori, trovando la ferma opposizione proprio dell’assessore Tronzano, a cui hanno fatto seguito giornate di ostruzionismo e sedute notturne per arrivare all’approvazione prima delle ferie estive. In questo caso nessun ostruzionismo, ma 16 emendamenti presentati dall’opposizione, quasi tutti a firma di Rossi: “Ci troviamo a discutere un Prae che tradisce la filosofia della legge del 2016 e che su troppi aspetti vorrebbe trattenere il settore estrattivo nel XX secolo”, ha dichiarato l’esponente dem.

Impatti ambientali

La Valutazione Ambientale Strategica (Vas), condotta nel 2022, aveva già messo in luce oltre 90 punti di criticità del Prae, evidenziando incongruenze con la Strategia Regionale di Sviluppo Sostenibile e il Piano Paesaggistico Regionale. Tra i problemi rilevati, la scarsa analisi degli impatti ambientali, l’assenza di considerazioni sulle interferenze con aree sensibili e sulla salute delle popolazioni, oltre al mancato allineamento con le indicazioni europee su economia circolare e consumo di suolo.

Metodo contestato

Un altro aspetto che ha fatto storcere il naso alla minoranza è stato l’iter di approvazione: se la legge del 2016 era stata frutto di un percorso condiviso, secondo le opposizioni il Piano è stato elaborato con un approccio opposto, con un dialogo che si è concentrato quasi esclusivamente con le imprese, escludendo opposizioni, enti locali e associazioni ambientaliste, anche attraverso una scrittura di difficile comprensione per i non addetti ai lavori. “Un metodo sbagliato, che ha prodotto un piano debole e pieno di errori”, ha denunciato Rossi, che ha comunque riconosciuto alcuni miglioramenti nella versione finale del documento.

Piano di parte

Nel corso delle dichiarazioni di voto, anche i consiglieri Giulia Marro di Avs e Alberto Unia del M5s nel corso dei loro interventi hanno criticato il Piano nel metodo e nel merito: “Non possiamo approvare un piano che rischia di ampliare il consumo di suolo e indebolisce le tutele paesaggistiche”, ha affermato Marro, mentre Unia ha parlato di “Piano sbilanciato sull’interesse estrattivo”. Soddisfatto invece l’assessore alle attività estrattive Marco Gallo: “Il Prae diventa uno strumento di sviluppo sostenibile, capace di coniugare esigenze produttive e salvaguardia ambientale”, ha dichiarato nel suo intervento in aula, prima della definitiva approvazione. Il Prae entra così in vigore dopo quasi un decennio, ma quello che nasceva come provvedimento condiviso è diventato oggetto di critiche, anche aspre, da parte della minoranza.

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