Confcommercio, 200 contratti pirata per 160.000 lavoratori
10:02 Mercoledì 01 Ottobre 2025
Meno diritti, tutele ridotte e paghe più contenute: sono gli effetti dei cosiddetti "contratti pirata", firmati da sigle sindacali minori, che superano quota 200 e riguardano circa 160.000 dipendenti e oltre 21.000 aziende, mentre presso il Cnel ci sono "più di 1.000 accordi nazionali, ma solo una parte è sottoscritta da organizzazioni realmente rappresentative". È la denuncia della Confcommercio che ha realizzato un'analisi secondo la quale i principali effetti del "dumping contrattuale" sono almeno 8.000 euro di retribuzione annua lorda in meno rispetto al proprio contratto, la "flessibilità accentuata senza garanzie" e un minor numero di ferie e permessi. Nei comparti produttivi del terziario e turismo "si contano più di 250 contratti, ma la maggioranza dei lavoratori è coperta da pochi ccnl, tra cui quello per terziario, distribuzione e servizi firmato da Confcommercio, il più applicato in Italia con circa 2,5 milioni di addetti", si apprende durante una conferenza stampa nella sede dell'organizzazione in piazza G. G. Belli, a Roma. L'ascesa dei contratti 'pirata' - in molti dei quali, ad esempio, viene puntualizzato, "non c'è la quattordicesima" ed è quasi del tutto assente il "pilastro" del welfare e della bilateralità, o c'è "un contributo, una trattenuta che, però, non si traduce in servizi" per gli occupati - riguarda principalmente le micro-imprese e le cooperative e dilaga nel terziario e nel turismo, segmenti, si sottolinea, "strategici per l'economia e per l'occupazione" nella Penisola, generando pure "squilibri territoriali, perché si concentra nelle aree economicamente più fragili, soprattutto al Sud". Per arginare, dunque, il 'dumping', che la Confederazione definisce "una patologia", si propone di irrobustire il criterio del ccnl "più protettivo" per la valutazione dell'equivalenza contrattuale, laddove, si specifica, "la valutazione dell'equivalenza dei contratti collettivi, in particolare nel contesto del nuovo codice degli appalti, che introduce il concetto di "contrattazione collettiva equivalente" e rischia un livellamento al ribasso delle tutele, dovrebbe essere costituzionalmente orientata", come recita l'art. 36 della Carta costituzionale. Inoltre, per garantire l'effettiva applicazione dei contratti "di qualità" e contrastare le irregolarità e il lavoro povero, per la Confcommercio urge "potenziare l'attività ispettiva e gli strumenti di monitoraggio", definendo una scheda di lettura comparativa degli accordi per "valutare verticalmente le discipline a contenuto protettivo del lavoratore, inclusi regimi di orario, periodi di riposo, straordinari e scatti di anzianità", che potrebbe funzionare, perché alimentato dai dati già in possesso presso il Cnel e l'Inps.


