"UniTo boicotti Israele, Prandi vattene", il benvenuto dei pro Pal alla neo rettrice
14:08 Mercoledì 01 Ottobre 2025Una cinquantina di studenti dei collettivi ha manifestato fuori dalla Cavallerizza Reale, dove si teneva la cerimonia di insediamento della nuova numero uno dell'Università. E chiedono già le sue dimissioni: "Siamo insoddisfatti, la mozione va ridiscussa" - VIDEO
L’insediamento della nuova rettrice dell’Università di Torino, la chimica Cristina Prandi, è stato segnato da una vivace contestazione da parte dei collettivi universitari, in particolare del gruppo Cambiare Rotta, che l’hanno accusata di non aver preso una posizione netta contro Israele, dopo che la mozione approvata ieri in Senato Accademico esclude il boicottaggio delle istituzioni dello Stato Ebraico. Nel giorno in cui Prandi inizia il suo mandato, c’è chi chiede già le sue dimissioni.
La protesta
Circa cinquanta studenti si sono radunati davanti alla Cavallerizza Reale, sede della cerimonia, per esprimere il loro dissenso contro la gestione dell’ateneo e le collaborazioni accademiche con Israele, chiedendo a gran voce le dimissioni della rettrice e un boicottaggio totale degli accordi con università israeliane e con l’azienda Leonardo. La protesta, partita da Palazzo Nuovo, si è svolta sotto lo sguardo di un cordone di forze dell’ordine in assetto antisommossa, che ha presidiato l’ingresso di via Verdi. I manifestanti, con uno striscione che recitava “Per la Flotilla, per la Palestina blocchiamo tutto! Sfiduciamo rettrice, Bernini e governo”, hanno scandito slogan come “Boicotta Israele” e accusato l’università di “festeggiare dietro uno schieramento di polizia” mentre, a loro dire, continua a sostenere “un genocidio”. Al centro della contestazione c’è la gestione di una mozione su Gaza, che i collettivi ritengono non sia stata adeguatamente discussa dal Senato accademico. “La lettera è stata solo letta, non discussa. Sono state parole vuote, senza senso”, hanno dichiarato gli studenti, annunciando che non si fermeranno finché l’ateneo non adotterà misure concrete, come la sospensione degli accordi con Israele e un boicottaggio accademico totale.
La posizione della rettrice
Durante la cerimonia, la rettrice Prandi ha preso una posizione netta sulla situazione a Gaza, denunciando “le gravi violazioni dei diritti umani” e “l’uso della fame” in quella che ha definito “una guerra di sterminio dalle conseguenze catastrofiche”. Citando istituzioni come l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Human Rights Watch, Amnesty International e la Corte internazionale di giustizia, Prandi ha usato il termine “genocidio” per descrivere la crisi nella Striscia. Ha espresso preoccupazione per la spedizione della Global Sumud Flotilla, attualmente in corso, e ha sottolineato l’importanza di trasformare la solidarietà in azioni concrete, come borse di studio per studenti palestinesi, progetti di ricerca per la ricostruzione culturale e sociale, e il sostegno a corridoi umanitari. Tuttavia, le parole della rettrice non hanno placato gli animi dei manifestanti. Una delegazione di studenti, accolta per un incontro durante la cerimonia, è uscita “insoddisfatta”, denunciando la mancanza di un confronto reale. “Vogliamo un Senato accademico straordinario, aperto a tutta la comunità studentesca, in cui si discuta di nuovo la mozione”, hanno dichiarato, criticando la presunta chiusura dell’università al dialogo.
Rotta su Palazzo Nuovo
I collettivi hanno poi proseguito la mobilitazione spostandosi in corteo verso Palazzo Nuovo, dove si è tenuta un’assemblea per pianificare nuove azioni. La protesta ha messo in luce una frattura profonda tra una parte della comunità studentesca e l’amministrazione universitaria, con i collettivi che chiedono un’università “veramente libera e democratica” e un Senato accademico accessibile a tutti. La rettrice Prandi, appena insediata, si trova già di fronte a una sfida complessa: conciliare le istanze di apertura e trasparenza con le tensioni generate da un conflitto internazionale che continua a dividere l’opinione pubblica, anche all’interno delle aule universitarie.La mobilitazione, hanno annunciato gli studenti, non si fermerà. “Finché l’università non prenderà misure concrete contro il genocidio del popolo palestinese, continueremo a farci sentire”, hanno promesso, lasciando presagire nuove azioni nei prossimi giorni.


