RETROSCENA

Forza Valle d'Aosta: Tajani e Cirio corteggiano l'Union valdôtaine

Dopo la vittoria degli autonomisti, i riflettori si spostano sui prossimi assetti regionali. Il Pd punta a rinnovare l'alleanza con Testolin, ma a smuovere le acque è soprattutto l'attivismo degli azzurri. Con la regia del governatore piemontese

All’indomani del voto valdostano, non sono soltanto gli autonomisti dell’Union valdôtaine a festeggiare la vittoria, ma soprattutto a tenere banco è il gioco delle alleanze. Perché se è vero che la storica formazione autonomista resta il perno, è altrettanto vero che mai come questa volta i partiti nazionali guardano alla piccola regione alpina come al tassello capace di alterare le geometrie politiche.

La Valle, unica enclave “progressista” in un Nord Italia interamente dipinto nei colori del centrodestra, è da sempre terreno di sperimentazioni. Il Pd, fedele compagno di strada dell’Uv nelle ultime legislature, si è già affrettato a ribadire la volontà di confermare l’alleanza. Ma il rischio che da Roma parta un pressing diverso è più che concreto.

Il ballottaggio di Aosta

Sul capoluogo pende la sfida decisiva: l’ingegnere Raffaele Rocco, candidato sindaco della coalizione guidata dall’Union, ha messo la freccia con un vantaggio di due punti e mezzo (45,2% contro 42,6%) sul rivale di centrodestra, il commerciante Giovanni Girardini. Tutto si deciderà il 12 ottobre. Ma mentre i riflettori si accendono sul duello cittadino del ballottaggio, le grandi manovre sono già iniziate altrove.

Tajani suona la trombetta

Il primo a uscire allo scoperto è stato Antonio Tajani. “In Valle d’Aosta abbiamo ottenuto il miglior risultato della nostra storia” ha rivendicato il leader azzurro su X, sottolineando come Forza Italia sia ormai “forza consolidata, capace di rappresentare categorie produttive, famiglie del ceto medio e anche il mondo autonomista”. Una dichiarazione che più che un brindisi post-elettorale sembra un avviso ai naviganti: FI è pronta a sedersi al tavolo con l’Union. Emily Rini, coordinatrice regionale e “cocca” prediletta del ministro degli Esteri, ha fatto eco al suo capo politico: “Siamo pronti a parlare con tutte le forze presenti sul territorio”. Una disponibilità che suona come una porta aperta agli autonomisti, tanto più che anche Marialice Boldi, segretaria leghista in Valle, non ha chiuso a possibili interlocuzioni.

Il ruolo di Cirio

Dietro il piccolo exploit valdostano degli azzurri non c’è solo la regia romana. In prima fila si è mosso Alberto Cirio, che oltre a governare il Piemonte è anche vicesegretario nazionale del partito. Cirio ha seguito da vicino la campagna elettorale valdostana, tessendo rapporti e consolidando presenze. Il suo imprinting è riconosciuto da più d’uno tra i protagonisti locali: la crescita di Forza Italia in Valle ha il suo timbro.

Il rischio spaccatura

Il problema, però, è che un accordo con l’Union significherebbe la fine del centrodestra unito nella regione alpina. Difficile immaginare Fratelli d’Italia in intesa con il Leone Rampante, soprattutto dopo una campagna elettorale che ha acuito le incompatibilità. Non a caso Alberto Zucchi, presidente regionale di FdI, ha già lanciato il monito: “Non ho motivi per pensare che il centrodestra valdostano si debba rompere, sarebbe un tradimento nei confronti degli elettori. Con il 30% ottenuto come coalizione, il nostro compito è restare insieme e contrastare l’Uv, oppure dialogare se necessario”.

Una linea dura che lascia intendere come la patata bollente finirà inevitabilmente sui tavoli romani, dove i tre partiti saranno chiamati a sciogliere il nodo: difendere l’unità o lasciar correre Forza Italia verso un’inedita intesa autonomista.

Il pragmatismo di Testolin

A gettare acqua sul fuoco ci pensa il presidente uscente della Regione, Renzo Testolin. “È prematuro fare valutazioni” ha detto, salvo poi lasciare intravedere il vero obiettivo: “Serve un percorso che garantisca la maggiore stabilità possibile e una governabilità a tutti i livelli”. Tradotto: l’Union guarda a Roma, ben sapendo che l’assenza di un ponte col Governo centrale ha creato non pochi problemi nella legislatura appena chiusa.

Ni droite ni gauche, ma con chi?

Passati i festeggiamenti, il movimento autonomista rilancia il suo antico motto “ni droite ni gauche”, preparando i tavoli per scegliere i prossimi compagni di viaggio. E se il Pd resta convinto di un bis dell’alleanza, a muovere davvero le acque è Forza Italia, pronta a scombinare le carte e a prendersi lo spazio lasciato vuoto da una destra sempre più divisa.

Il dado non è ancora tratto, ma una cosa è chiara: tra i ghiacciai e le valli, a determinare il futuro politico della piccola regione alpina potrebbe non essere solo il Leone Rampante, bensì il Cavallino azzurro di Tajani, con Cirio in sella.

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