Pozzolo: "Non sono io il pistolero"
11:25 Venerdì 03 Ottobre 2025Chi è che ha fatto partire il colpo dal suo minirevolver a Capodanno di due anni fa a Rosazza? Pozzolo, dopo aver risarcito il ferito, è a processo per porto illegale di arma e munizioni. E ribadisce la sua versione: L'arma non era nelle mie mani"
“Io non ho sparato”. È questa la dichiarazione netta e ripetuta del deputato Emanuele Pozzolo, ex esponente di Fratelli d’Italia, pronunciata questa mattina in aula durante il processo a suo carico al Tribunale di Biella. Imputato per porto illegale di arma da sparo e munizionamento da guerra legato all’incidente della notte di San Silvestro 2023, Pozzolo ha ripercorso l’episodio avvenuto alla Pro Loco di Rosazza, ribadendo la sua estraneità ai fatti e contestando le ricostruzioni accusatorie. La prossima udienza, prevista per fine mese, potrebbe segnare la conclusione del dibattimento.
Capodanno di fuoco
Era il 31 dicembre 2023, e la piccola frazione di Rosazza, nel Biellese, ospitava i festeggiamenti di Capodanno organizzati dalla locale Pro Loco. Tra gli invitati, il deputato Pozzolo, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e sua sorella Francesca, sindaca del paese. L’atmosfera era festosa, ma intorno alle 2 di notte un colpo di pistola ha squarciato la notte, ferendo alla gamba Luca Campana, un elettricista all’epoca 28enne presente alla serata. Il proiettile, calibro 38, ha causato una lesione non grave, ma ha scatenato un’indagine immediata da parte della Procura di Biella. L’arma incriminata? Un revolver Smith & Wesson detenuto legalmente da Pozzolo in regime di collezione, ma che – secondo l’accusa – non poteva essere portato con sé fuori dalle mura domestiche.
Il parlamentare, fin dalle prime ore, ha negato di aver premuto il grilletto, puntando il dito contro Pablito Morello, ex caposcorta di Delmastro, suocero del ferito e presente alla festa. Morello, a sua volta, ha respinto le accuse e annunciato una denuncia per calunnia. La vittima, Campana, ha inizialmente sporto querela, ma nel febbraio 2025 ha accettato un risarcimento da Pozzolo, rimettendo la querela e portando a una sentenza di non luogo a procedere per lesioni colpose. Altre ipotesi, come omessa custodia delle armi e accensioni pericolose, sono cadute per intervenuta oblazione da parte dell’imputato.
Il processo, iniziato il 25 febbraio 2025 in composizione monocratica davanti alla giudice Cristina Moser, si è concentrato così sul nodo centrale: il porto abusivo dell’arma e dei proiettili, definiti dalla Procura “da guerra” e quindi vietati per uso civile. Durante le udienze, sono emerse contraddizioni significative. La vittima, testimoniando in lacrime ad aprile, ha affermato: “La pistola era in mano al deputato quando è partito lo sparo”. Il caposcorta Morello, invece, ha riferito di aver chiesto a Pozzolo se l’arma fosse vera, ricevendo in risposta un “ghigno”. Le perizie balistiche si sono scontrate: per l’accusa, i proiettili erano ad espansione e illegali; per la difesa, perfettamente leciti. A settembre, i periti delle parti si sono confrontati in aula, preparando il terreno per l'’esame.
“La pistola non era nelle mie mani”
Oggi, salendo al banco degli imputati, Pozzolo ha rotto il silenzio con un intervento puntuale e difensivo, durato circa 20 minuti. “Quando il colpo è partito la pistola non era nelle mie mani"” ha esordito, negando categoricamente di aver sparato. Il deputato ha poi spiegato le ragioni del suo possesso dell’arma: “Mi è stato rilasciato un porto d’armi per legittima difesa e i proiettili li ho acquistati in armeria. Il porto d’armi è stato richiesto e rilasciato in considerazione di comprovate esigenze in seguito alla mia posizione contro il regime iraniano”, ha precisato, alludendo alle minacce ricevute per le sue battaglie politiche. Ripercorrendo la notte fatale, Pozzolo ha insistito: “Sono certo che quella notte potevo tenere l’arma in quanto legittimato. Mai c’è stata la volontà di detenere illegalmente ‘'arma. Né sulla licenza di collezione e porto d’armi erano presenti prescrizioni dalle quali si poteva desumere il divieto di uso di armi da sparo”. Sui proiettili, ha aggiunto un dettaglio: “Mai mi sono immaginato che potessero essere considerati da guerra. Li ho acquistati in armeria. Il fatto che il proiettile sia acquistabile in armeria mi convince che non è da guerra”.
A chiudere il suo intervento, un attacco alle indagini: “Le ricostruzioni fatte sono contraddittorie e non coincidenti tra loro”. Parole che riecheggiano le tesi della difesa, sostenuta dall’avvocato Andrea Corsaro, ex sindaco di Vercelli, il quale ha più volte seminato dubbi sull’effettivo autore dello sparo senza spingersi troppo oltre. Corsaro, commentando a margine, ha ribadito: “Cadono le accuse più gravi, resta il merito sul porto e le munizioni, dove dimostreremo la legittimità”.
Processo verso la conclusione
La giudice Moser ha accolto le dichiarazioni senza commenti immediati, rinviando al prossimo appuntamento per le repliche e la discussione finale. L’udienza di fine ottobre potrebbe essere decisiva, con l’eventuale nomina di un perito neutrale – come anticipato a settembre dal giudiceFelice Nunziata – a sciogliere il nodo delle munizioni.
Il caso, che ha avuto vasta eco mediatica per le implicazioni politiche (Pozzolo è stato sospeso da Fratelli d’Italia fin da gennaio 2024), continua a dividere: da un lato, l’accusa vede un abuso chiaro di un’arma da collezione portata in un contesto improprio; dall’altro, la difesa parla di legittima difesa e indagini lacunose.



