GRANDI MANOVRE

Un’alza barbera per il Colle?

Nel toto Quirinale spuntano i nomi di tre illustri piemontesi: Giuliano Amato, Gustavo Zagrebelsky, Emma Bonino. Ipotesi che prefigurano strategie e alleanze alternative. Il Pd strizza l'occhio a Grillo ma apre un canale diplomatico con Berlusconi

AAA CERCASI Capo dello Stato

Le cronache parlamentari dell’epoca riferiscono che ogni ingresso di Saragat venisse salutato dall’alza barbera. Passioni vinicole a parte, il leader socialdemocratico appartiene alla schiera di piemontesi illustri che hanno avuto l’onore di salire al Colle. Iniziata da Einaudi e conclusa con il novarese Scalfaro, la tradizione potrebbe essere rinverdita proprio in questa complicata XVII legislatura nella scelta del successore di Napolitano. Nel toto Quirinale si fanno, tra gli altri, i nomi di tre piemontesi: Giuliano Amato, Gustavo Zagrebelsky e Emma Bonino. Personalità che, al di là dei rispettivi profili politici e culturali, rappresentano ipotesi alternative tra loro per tentare di uscire dal complicato guazzabuglio emerso dalle urne. E se dei papabili gettonati alla vigilia delle elezioni resiste con qualche chance solo Romano Prodi – che, non a caso, ha provveduto a far circolare la notizia di un suo incontro con il guru grillino Gianroberto Casaleggio -, gli sherpa dei partiti, in primis del Pd e del Pdl, stanno sondando il terreno su una nuova rosa di nomi, in grado di ottenere la più ampia convergenza parlamentare. Opzioni che, viste dal Nazareno, quartier generale democratico, si inseriscono in due disegni, paralleli ma di diverso segno, al vaglio in queste ore nello stato maggiore del partito.

 

Da un lato sta ri-emergendo la figura di una delle “riserve” della Repubblica, Giuliano Amato, spendibile anche per un eventuale governo “di scopo”. Classe 1938, già presidente del Consiglio nel 1992 e nel 2000, chiamato nello scavallo tra la Prima e la Seconda Repubblica dal Capo dello Stato Scalfaro a formare un governo all’indomani di Mani Pulite e con la nazione sull’orlo del baratro finanziario. Socialista doc, per anni braccio destro di Bettino Craxi, di cui è stato sottosegretario e Ministro del Tesoro, divenne il dottor Sottile per la sua abilità di muoversi sottotraccia e per la sua fine intelligenza. Da grand commis d’état negli anni ha saputo costruire ottime relazioni a destra e a sinistra, come testimonia la recente nomina al vertice della Fondazione Treccani, quando a Palazzo Chigi sedeva Silvio Berlusconi. Per contro, di fronte a un esponente socialista, che nella Seconda Repubblica ha partecipato a diversi governi di centrosinistra ed è stato eletto nel 2001 senatore con l’Ulivo, il Pd non potrebbe sottrarsi dal sostenerlo, visti anche gli ottimi rapporti con D’Alema, assieme a cui quale condivide la guida di Italianieuropei.  La sua candidatura sarebbe evidentemente propedeutica a un governissimo con il Pdl e pezzi di centrodestra, chiudendo ogni possibilità di convergenze con il Movimento 5 stelle.

 

 

Di segno diametralmente opposto sarebbe la figura di un altro torinese illustre: Gustavo Zagrebelsky. Presidente emerito della Corte Costituzionale, giurista di fama, a lungo docente all’ateneo subalpino e nume tutelare di Libertà e Giustizia, il pensatoio promosso dall’editore di Repubblica Carlo De Benedetti. Firma prestigiosa del quotidiano di largo Fochetti, è stato animatore di girotondini e raduni di autoconvocati come quella del PalaSharp nel febbraio di due anni fa. Per il suo imprinting giacobino – sia pur stemperato nella versione “mite” di Galante Garrone -, è un personaggio che riscuote grande simpatia e attenzione a sinistra, soprattutto in quegli ambienti a sinistra del Pd e spesso in sintonia con quelle battaglie di giustizia – per i detrattori di marca giustizialista – che in più di un’occasione lo hanno affiancato a Marco Travaglio, anche lui torinese, ormai da tempo vicino alle posizioni di Beppe Grillo. Rappresenterebbe, questa seconda opzione, una mano tesa alla pattuglia di parlamentari pentastellati.  Così come non affatto sgradita ai nuovi barbari calati sui palazzi dell’Urbe sarebbe la braidese Emma Bonino, la matrona radicale, paladina di ogni battaglia civile e suffragetta del femminismo in politica.