Liste d'attesa e prenotazioni farlocche. Il ministero chiede conto al Piemonte
Stefano Rizzi 15:28 Giovedì 09 Ottobre 2025Da Schillaci una serie di richieste sul "sistema Cuneo". Nel mirino le "date non reali" fornite ai pazienti con appuntamenti a mezzanotte e Natale. Icardi, come Riboldi, difende la strana procedura. Il Pd attacca e cita gli esempi virtuosi di Veneto ed Emilia-Romagna
“La data non è reale”. Questo leggevano i pazienti che, rivolgendosi all’azienda ospedaliere Santa Croce e Carle di Cuneo così come all’Asl Cuneo1, si vedevano fissare una visita o un esame poco dopo la mezzanotte o addirittura il giorno di Natale. Ora di quella strana frase chiede conto il ministero della Salute.
"Date non reali"
Nella lettera inviata alla direzione regionale della sanità, il dicastero di Lungotevere Ripa chiede di “chiarire il significato della dicitura la data non è reale”, così come “se la prestazione viene poi erogata e con quali tempistiche”, ma anche “di conoscere i risultati degli accertamenti che la Regione ha disposto”.
Le risposte dovranno arrivare da Torino a Roma entro lunedì 13 ottobre e tutto lascia supporre che potrebbero aprire a scenari e, magari anche provvedimenti che in Piemonte e a Cuneo più d’uno ha creduto di liquidare con un’alzata di spalle o poco più. La lettere giunta al grattacielo è la conseguenza dell’interrogazione sulla vicenda delle prenotazioni farlocche presentata al ministro Orazio Schillaci dal deputato di Avs Marco Grimaldi, destinata probabilmente ad aprire uno squarcio sul velo di ostentata tranquillità per quanto riguarda il tema dei tempi per ricevere una prestazione sanitaria, le modalità per le prenotazioni e i conseguenti dati su cui valutare carenze e inedempienze.
Armata Brancaleone
In tutto questo, la crociata contro le liste d’attesa in Piemonte pare, ogni giorno di più, condotta da un’armata Brancaleone. Avanti (si fa per dire) in ordine sparso, con un vertice della sanità regionale e le sue propaggini territoriali dove ciascuno si sveglia la mattina e dice la sua che quasi sempre è l’opposto di quel che sostiene o fa l’altro. Una Babele di cui a farne le spese sono ancora una volta i pazienti alle prese ora con prenotazioni farlocche e mezzanotte, ora con mancate risposte alle loro richieste e, manco a dirlo, con tempi spesso ancora troppo lunghi per visite ed esami la cui alternativa resta il ricorso alle prestazioni a pagamento.
Il caso di quello che ormai s’è guadagnato l’appellativo di “sistema Cuneo”, con appuntamenti fittizi fissati a fronte dell’impossibilità di fornire reali, è emblematico. E l’intervento del ministero ne conferma la possibile gravità. Dopo che un’interrogazione della consigliere regionale Giulia Marro, esponente di Avs, ha portato alla luce l’inusuale metodica applicata al Santa Croce e Carle sotto la direzione di Livio Tranchida e all’Asl Cuneo1 guidata da Giuseppe Guerra, la direzione regionale della sanità aveva imposto il blocco immediato delle prenotazioni notturne e financo il giorno di Natale. Una misura, quella assunta dal direttore regionale Antonino Sottile cui era seguito immediatamente l’avvio di un’indagine interna i cui esiti sono attesi a giorni e non parrebbero affatto in linea con le norme ribadite più volte da ministero della Salute e Agenas. Nel frattempo dall’azienda ospedaliera sempre nelle meni di Tranchida, ma in veste di commissario dopo la sua “promozione” al vertice della Città della Salute di Torino, i pazienti con prescrizioni entro dieci giorni si sono sentiti rispondere di richiamare fino quando non sarebbe saltato fuori il posto, giacchè il Cup non consentirebbe appuntamenti oltre i dieci giorni.
Un sistema, a dir poco, sotto esame. Ma c’è chi ancor prima dell’esito dell’indagine interna non solo lo assolve, ma addirittura lo pone come modello per il futuro sistema di prenotazioni per il cui software è stata appena aggiudicato l’appalto da Azienda Sanitaria Zero.
Icardi: "Tutto regolare"
Sulle colonne di un giornale cuneese l’ex assessore alla Sanità e attuale presidente della commissione consigliare sulla stessa materia, il leghista Luigi Icardi sostiene che quanto fatto a Cuneo “rientra perfettamente nel quadro normativo nazionale”, aggiungendo che “bloccare tutto non è la soluzione”. Il riferimento alla decisione assunta a tambur battente da Sottile è più che evidente. E si unisce alla difesa del “sistema Cuneo” che nelle scorse settimane era stata rivendicata non solo da Tranchida, ma pure da una serie di primari dell’ospedale della Granda, con qualcuno che si era spinto a definirla “una soluzione artigianale”. Soluzione che lo stesso assessore Federico Riboldi vede come una sorta di anticipazione di quel che dovrà accadere con il nuovo sistema di prenotazioni.
Quindi, tutto regolare? Parole di chiarezza sono, come si diceva, attese dal ministro i cui uffici nelle richieste inviate alla regione parrebbero paventare l’eventuale rischio di liste di galleggiamento non del tutto regolari, che in casi simili hanno già portato come in Abruzzo anche a indagini della magistratura.
Pd: "Gli esempi di altre Regioni"
Liste “parallele” che fanno dire al Pd, con i consiglieri regionali Domenico Rossi e Daniele Valle che “se da un lato è in corso un’indagine di cui non si conoscono ancora i risultati, dall'altra si è promosso Tranchida alla Città della Salute di Torino e il presidente della IV commissione Icardi rivendica sui giornali la bontà del sistema cuneese”. Ma i dem non si fermano a questo. “Da una ricognizione nelle altre regioni – spiegano i dem – emerge chiaramente che è possibile affrontare il problema con maggiore efficienza e, soprattutto, trasparenza e uniformità sul territorio”.
Citano il Veneto, “dove se non c'è posto, si viene segnati in pre-appuntamento e si viene richiamati dall'Asl per fissare. In questo modo il sistema tiene traccia di eventuali sforamenti dei tempi e offre elementi concreti per conoscere i problemi e affrontarli. Tutto il meccanismo è cristallizzato in una delibera dell'anno scorso”. E un’altra delibera in Emilia-Romagna “fissa un sistema che non consente in nessun caso di andare oltre il termine. In caso di mancanza, è direttamente l'azienda sanitaria che si fa carico di ricontattare il paziente e di fissare nel privato accreditato o nel privato puro. Sembra – dicono Valle e Rossi – ma non è fantascienza. Solo l'applicazione della legge".


