(DIS)SERVIZI PUBBLICI

Trasporto pubblico piemontese: un disastro su rotaie e asfalto

Ritardi cronici (1.080 segnalazioni), linee scarse e prezzi esorbitanti, con il 53% degli utenti che giudica il servizio scarso o pessimo, nel sondaggio Cgil. Dopo la sanità, è l'altra delega pesante della Regione, che però sembra dormire. Domani protesta al grattacielo

Un’odissea quotidiana dove ritardi, autobus fantasma e vagoni da sardine sono la norma. Questo è il trasporto pubblico in Piemonte, secondo i quasi 2mila cittadini che hanno risposto al questionario della Cgil Piemonte, sputando fuori tutto il loro malcontento. Domani, dalle 10, i pendolari esausti si piazzeranno davanti al grattacielo della Regione per gridare il loro “basta!” a un sistema che sembra progettato per far perdere tempo, soldi e pazienza.

Il quadro è desolante: il 53% degli utenti definisce il servizio scarso o pessimo, solo l’1,6% lo chiama “ottimo” e il 14,2% si accontenta di un “buono” con l’entusiasmo di chi trova un parcheggio dopo un’ora di giri. Il treno, usato dal 66,1% degli intervistati, è il re della giungla, ma non per scelta: orari assurdi, collegamenti risicati e la necessità di combinare più mezzi trasformano ogni spostamento in un rompicapo. Le lamentele? Un diluvio. 1.080 segnalano ritardi cronici, 1.084 denunciano una copertura delle linee, 643 si lamentano dei prezzi da boutique di lusso. E poi sovraffollamento, sporcizia e sicurezza che sembra un optional.

Nel 2023, i viaggiatori giornalieri sono cresciuti del 9,6% rispetto al 2022, ma siamo lontani dai numeri pre-pandemia. Con 776 corse al giorno, il Piemonte è una Cenerentola rispetto alle 2.200 della Lombardia o le 882 dell’Emilia-Romagna. I treni per chilometro quadrato? 696, una miseria contro i 1.868 lombardi o i 985 veneti. E i posti disponibili? Mentre le altre regioni del nord sono tornate ai livelli del 2019, il Piemonte resta indietro, come un passeggero dimenticato in stazione.

Risultato? I piemontesi, stanchi di aspettare treni in ritardo e autobus che non esistono, si buttano sulle auto private, con buona pace della qualità dell’aria e della salute pubblica. “Colpa di un servizio pubblico indecente”, sentenzia la Cgil, e chi osa contraddirla? Domani, davanti alla Regione, si leverà il grido di chi non ne può più. Ma la vera domanda è: qualcuno alzerà un dito o continueremo a viaggiare su questo carrozzone scalcagnato? Dopo la Sanità, con le sue liste d’attesa chilometriche e prenotazioni fantasma che fanno imbestialire, il trasporto è l’altra delega “pesante” in capo alla Regione, e la fotografia che emerge è desolante. Qualcuno al quarantesimo piano sentirà l’urgenza di agire? Per ora, l’unica puntualità garantita è quella del prossimo ritardo.

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