LA SACRA FAMIGLIA

Eredità Agnelli: il giallo della donazione a Edoardo alla vigilia della morte

Una bozza datata 14 novembre 2000 assegna al figlio dell'Avvocato il 25% della Dicembre, la cassaforte dell'impero di famiglia. Ritrovata tra le carte sequestrate, alimenta lo scontro tra Margherita e i fratelli Elkann sulla legittimità della successione - DOCUMENTO

A venticinque anni dalla morte di Edoardo, una bozza di donazione firmata da Gianni Agnelli alla vigilia della tragedia che ha segnato la famiglia riapre un capitolo che si pensava chiuso per sempre: quello del rapporto tra l’Avvocato e il suo primogenito, e della reale volontà del patriarca sulla cassaforte di famiglia, la Dicembre S.s., cuore dell’impero Exor.

Bozza mai diventata atto

Il documento, datato 14 novembre 2000, avrebbe previsto il trasferimento a Edoardo della nuda proprietà del 25% della Dicembre, con la piena proprietà da acquisire alla morte del padre. Una bozza destinata a diventare atto notarile l’anno seguente, secondo quanto riportato nel testo, e con ogni probabilità da formalizzare presso lo studio Morone, storico riferimento dell’Avvocato. Il giorno dopo, come noto, Edoardo precipitò dal viadotto sull’autostrada Savona–Torino.

Quel foglio, privo di valore legale ma di enorme peso storico, è emerso tra le carte sequestrate dalla Guardia di Finanza di Torino nello studio dell’avvocato Franzo Grande Stevens, nell’ambito dell’inchiesta per frode fiscale e truffa ai danni dello Stato che ha coinvolto John, Lapo e Ginevra Elkann, insieme a consulenti e professionisti vicini alla famiglia.

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Messa in prova

Il procedimento, oggi in via di chiusura, vede John Elkann, presidente di Stellantis, destinatario di una messa alla prova dopo aver versato 183 milioni di euro al fisco a saldo delle imposte di successione non versate sull’eredità della nonna Marella Caracciolo.

Per il fratello Lapo e la sorella Ginevra, i pm Marco Gianoglio, Mario Bendoni e Giulia Marchetti hanno chiesto l’archiviazione, come per il notaio svizzero Urs von Grünigen, mentre per il commercialista Gianluca Ferrero è stato espresso parere favorevole al patteggiamento.

Diversa la posizione del torinese Remo Morone, indagato per falso ideologico in atto pubblico in relazione a presunte anomalie nei documenti societari della Dicembre.

Il testamento del 1998

L’esistenza della bozza del 2000 trova un precedente diretto in un testamento olografo del 1998, anch’esso rinvenuto nello studio Grande Stevens. In quel documento, fino a poco tempo fa sconosciuto, Gianni Agnelli revocava le precedenti disposizioni, destinando proprio a Edoardo il 25% della Dicembre, in linea con la ripartizione già assegnata a Marella, Margherita e John.

Un atto che, se confermato, mostrerebbe un’attenzione tutt’altro che marginale del padre verso il figlio, contrariamente alla narrazione di un rapporto ormai reciso dopo il 1996, anno in cui Edoardo aveva rifiutato la partecipazione nella holding.

Tra le carte sequestrate figurano anche bozze di verbali di assemblea che riporterebbero il consenso dei soci all’ingresso di Edoardo nella società e il successivo trasferimento della sede legale della Dicembre. Tutti elementi oggi confluiti nel contenzioso civile sulla successione di Marella Caracciolo, dove la difesa di Margherita Agnelli de Pahlen, rappresentata dallo studio Trevisan, ha ottenuto l’ammissione di tale materiale come prova.

La battaglia di Margherita

Margherita Agnelli, che nel 2004 aveva sottoscritto un patto successorio di diritto svizzero rinunciando all’eredità paterna e a quella futura materna in cambio di 1,3 miliardi di euro, contesta oggi quell’accordo sostenendo di non aver avuto piena conoscenza del patrimonio effettivo.

L’obiettivo è riaprire la partita ereditaria e mettere in discussione la validità dei testamenti svizzeri della madre, che avrebbero sancito il trasferimento delle quote della Dicembre a John Elkann “in esecuzione delle volontà del marito”. Ma la comparsa della bozza di donazione e del testamento del 1998 introduce un elemento di discontinuità: se Gianni Agnelli aveva davvero deciso di restituire al figlio il ruolo di azionista della cassaforte, la successiva catena di passaggi societari e successori potrebbe assumere tutt’altra luce.

Elkann attacca

Alla diffusione di questi nuovi documenti, pubblicati questa mattina da Ettore Boffano sul Fatto, i legali della famiglia Elkann hanno reagito con fermezza. In una nota, hanno sottolineato come “il presunto testamento di Gianni Agnelli non abbia alcuna incidenza sulla successione, poiché al momento della sua morte Edoardo era già deceduto. Le quote della Dicembre di proprietà dell’Avvocato sono quindi passate legittimamente alla moglie Marella e alla figlia Margherita”.

E, di fronte alle rivelazioni più recenti, hanno aggiunto: “Siamo sconcertati dall’uso mediatico di carte processuali prive di valore giuridico, diffuse in modo parziale e tendenzioso. Le volontà di Gianni e Marella Agnelli – precisano – sono state pienamente rispettate, e Margherita ne era perfettamente informata. I nostri assistiti si riservano ogni azione a tutela della loro reputazione e della memoria dei nonni”.

La controreplica

Immediata la risposta dei legali di Margherita Agnelli, che leggono nei nuovi ritrovamenti la conferma della volontà del padre di assegnare una parte rilevante della Dicembre a Edoardo: “Il testamento del 1998 – affermano – è rimasto ignoto fino al recente rinvenimento. I documenti emersi dimostrano che Gianni Agnelli, fino all’ultimo, mantenne intatta la sua capacità di disporre e non revocò la destinazione della quota al figlio. Elementi che assumono rilievo decisivo nel giudizio civile in corso, anche in relazione agli atti compiuti da Marella Caracciolo in esecuzione della cosiddetta Lettera di Monaco”.

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