Angori fa l'indiano (ma non basta). Mahindra cambia l'ad di Pininfarina
14:34 Mercoledì 29 Ottobre 2025Dopo 19 anni cambio al vertice. Ufficialmente è una "risoluzione consensuale", ma dietro le formule di rito si celano tensioni sulla strategia e sul controllo del gruppo. Mumbai impone la sua visione globale: meno romanticismo torinese, più pragmatismo
La notizia è arrivata con un comunicato ufficiale: Silvio Pietro Angori, amministratore delegato di Pininfarina da 19 anni, ha presentato le sue dimissioni con effetto dal 29 ottobre. Contestualmente, il gruppo ha annunciato l’avvio dell’iter per la selezione del suo successore, pur sottolineando che “la transizione rappresenta un cambiamento operativo e non implica alcuna modifica strategica più ampia”. Ma dietro l’uscita di scena dell’uomo che ha guidato l’azienda per quasi due decenni, molti osservatori leggono tensioni crescenti con l’azionista di maggioranza, il gruppo indiano Mahindra, che detiene la proprietà di Pininfarina sin dal 2015.
Nella nota diffusa, Pininfarina spiega che le dimissioni sono frutto di un “accordo consensuale di risoluzione dei rapporti di lavoro e di amministrazione”. L’azienda afferma che è in corso la selezione del nuovo ad, che “avrà l’incarico di proseguire il percorso di crescita di Pininfarina e di attuare le relative priorità strategiche”. Il comunicato precisa che, fino alla nomina del successore, tutti i poteri esecutivi resteranno in capo al Consiglio di amministrazione e che le attuali deleghe ai dirigenti saranno mantenute. La società parla di una “transizione operativa” che non intende modificare l’orientamento strategico della casa: Pininfarina resta “pienamente allineata alla propria visione di lungo termine, focalizzata sull’eccellenza nel design, sull’innovazione e sulla crescita sostenibile”.
Le “voci” dietro la scelta
Nonostante il tono rassicurante del comunicato, fonti vicine al dossier indicano che divergenze di vedute sul futuro del gruppo sarebbero tra le ragioni reali delle dimissioni. In particolare, l’azionista Mahindra e il vertice italiano avrebbero avuto contrasti su ambiti come strategia di espansione, investimenti e priorità operative. Con Mahindra proprietaria di Pininfarina dal 2015, le ambizioni indiane spesso si intrecciano con l’identità italiana del marchio.
La Pininfarina che oggi naviga tra auto elettriche e idrogeno, architettura, yacht design e progetti industriali non ha una vera produzione automobilistica propria, ma lavora in partnership con case come Ferrari, Maserati, Oceanco, Princess e altre eccellenze globali. In questo quadro, le decisioni sul posizionamento strategico globale diventano sensibili: quanto autonomia concedere al management italiano? Quanta influenza esercitare dal gruppo indiano? Il cambio dell’ad può essere la mossa finale per riallineare il timone aziendale.
L’ex ad aveva il “fisico”
Nato nel 1961 a Castiglione del Lago, Silvio Pietro Angori ha un background insolito nell’industria automobilistica: laurea in Fisica all’Università La Sapienza di Roma e Mba alla Booth School of Business di Chicago. Entrato in Pininfarina nel 2007 come direttore operativo, divenne ad nel 2009. Sotto la sua guida, l’azienda ha operato una trasformazione: da carrozzeria storica a centro di innovazione globale, capace di esportare il concetto di “design integrato” ben oltre l’automotive.
Per Angori, “umanizzare la tecnologia” era più che uno slogan: significava ridurre la complessità dei sistemi, rendere l’interazione con i veicoli più intuitiva e sicura. In un’epoca in cui schermi, sensori e comandi affollano le automobili, la vera sfida è quella della semplificazione. Angori ha spesso osservato come livelli di guida autonoma avanzati (4 o 5) possano restare idealmente irraggiungibili nelle nostre città con tracciati urbani risalenti all’epoca romana. La transizione verso automobili sempre più intelligenti richiede equilibrio, non solo tecnologia.
Fine del sogno automobilistico
Pininfarina ha saputo trasformare il proprio modello, pur mantenendo il cuore italiano del brand. Il suo impegno abbraccia l’architettura, il design industriale, la mobilità sostenibile e progetti esperienziali. La valorizzazione del marchio è cruciale, tanto che recentemente Pininfarina ha acquisito una quota dell’84 % nella società italiana “Signature”, operante nel settore di stationery e design consumer: un segnale che il gruppo cerca di estendere la presenza del brand anche fuori dai confini dell’automotive.
Nel corso degli ultimi anni, l’azienda ha messo a punto modelli innovativi come la hypercar elettrica Battista o la versione barchetta B95 (prevista in edizione limitata), mettendo al centro la fusione tra bellezza e performance tecnologica.
Le incognite del domani
La selezione del nuovo amministratore delegato è già in corso. Il profilo atteso dovrà garantire continuità strategica, ma anche possedere visione internazionale e capacità di mediazione tra istanze diverse (italiane e indiane). Nel frattempo, il Consiglio di amministrazione assume tutti i poteri esecutivi, garantendo operatività e stabilità nella gestione quotidiana.
La domanda cruciale è: il nuovo vertice assumerà un’identità più “locale” o diventerà veicolo di rafforzamento del controllo del gruppo Mahindra? La risposta dirà molto sul prossimo capitolo della storia del celebre marchio.


