UNITÀ A PAROLE

Tajani fa l'autonomista e spacca il centrodestra

In Valle d'Aosta Testolin confermato grazie all'ingresso in maggioranza di Forza Italia, che ottiene l'assessorato al Bilancio e fa incavolare gli alleati. Regista la coordinatrice degli azzurri Rini, cocca del segretario che per lui (e un agognato seggio a Roma) ha lasciato Uv

Il governatore uscente Renzo Testolin, dell’Union Valdôtaine, è stato riconfermato presidente della Valle d’Aosta con 21 voti su 35, e il merito è anche di Antonio Tajani. C’è infatti lo zampino del vicepremier dietro l’ingresso di Forza Italia nella maggioranza autonomista, che ha frantumato il centrodestra valdostano. In cambio, Uv scarica il Pd (con cui era alleato nella scorsa legislatura) e abbraccia un partito nazionale di centrodestra. Ma Lega e Fratelli d’Italia non l’hanno affatto presa bene.

La strategia forzista

L'operazione porta la firma di Tajani e quella della sua fedelissima Emily Rini, con un seggio parlamentare promesso come contropartita. Il “contratto di garanzia” su nove punti, siglato ieri sera dal senatore Maurizio Gasparri – responsabile enti locali di FI – e dal segretario Uv Joël Farcoz, è il documento che cementa l'intesa fino a marzo 2027. Nove punti programmatici, da zona franca a concessioni idroelettriche, da rappresentanza europea a infrastrutture, tutti dossier che richiedono un filo diretto con Roma. E quel filo, per l'Uv, passa ora da Forza Italia, con Mauro Baccega assessore al Bilancio: un ruolo strategico che vale più di un assessorato, è la chiave per sbloccare risorse e decisioni ministeriali.

La longa manus di Tajani

Emily Rini, ex presidente del Consiglio regionale per l’Union Valdôtaine, è stata arruolata dal ministro degli Esteri tra le fila degli azzurri, che alle ultime regionali nella Valle hanno ottenuto il miglior risultato della loro storia. Lasciata Uv per aderire a FI, da coordinatrice regionale ha condotto in porto l’accordo nonostante le frizioni interne e le resistenze del centrodestra. In cambio dell’approdo in Forza Italia, Tajani le avrebbe garantito un seggio alle prossime Politiche, così Rini ha spinto per l’alleanza solitaria con Testolin, ricongiungendosi ai suoi vecchi compagni di partito nella nuova maggioranza. Ci aveva già provato nel 2022, dov'era la candidata del centrodestra unito alla Camera, ma perse proprio in favore del candidato autonomista Franco Manes. Se non puoi batterli, unisciti a loro.

La spaccatura del centrodestra

La mossa ha fatto saltare il tavolo del centrodestra. Lunedì sera, la riunione convocata da Rini per spiegare l'intesa è andata deserta: né Fratelli d'Italia né Lega hanno accettato l'invito. “Cucitura impossibile”, è il verdetto unanime. FdI, con quattro eletti in Consiglio è la forza più rappresentativa dell'opposizione di centrodestra. Il commissario regionale, il deputato Enzo Amich, non usa mezze parole: “Escludere Fratelli d’Italia – il principale partito di governo nazionale che esprime la premier Giorgia Meloni – è l’errore strategico più grave. Significa rinunciare a benefici concreti e isolare la Valle da Roma”. In aula, il capogruppo Alberto Zucchi è stato lapidario: “Ci era stata prospettata la possibilità di entrare da soli in maggioranza, ma per noi si vince e si perde insieme. Rappresentiamo una forza nazionale: il Governo avrà una logica collegiale su zona franca, concessioni idroelettriche e rappresentanza europea. Nessun partito da solo può garantire il rapporto con Roma”. Un messaggio diretto a FI: non siete voi i portavoce del governo.

La Lega: “Spergiuri”

La Lega Vallée d’Aoste, con il capogruppo Andrea Manfrin, applaude la rottura storica tra Uv e Pd – “Testolin può dirsi orgoglioso di essere presidente di una regione di centrodestra” – ma al contempo smonta l’accordo con FI: “Ha un valore assolutamente relativo, considerato quello sottoscritto con tanti spergiuri da Forza Italia e poi disatteso. I dossier di competenza leghista andranno discussi con la Lega, senza intermediazioni da parte di altre forze politiche”. Un avviso chiaro: infrastrutture, sicurezza, immigrazione non passeranno da Baccega o Rini.

Il caso Renaissance

Eleonora Baccini, leader del partito regionale La Renaissance, che nelle ultime regionali si è presentata insieme agli azzurri, ha abbandonato il gruppo consiliare di FI per passare all'opposizione. “La nostra scelta di uscire dalla coalizione è stata tacciata di incoerenza”, ha dichiarato in aula, “ma il nostro programma prometteva una forte discontinuità rispetto agli ultimi cinque anni di governo unionista e di sinistra. Oggi, paradossalmente, le stesse persone che hanno firmato questo impegno si ritrovano in maggioranza con chi avevano promesso di contrastare, ricoprendo cariche apicali”. La replica di FI è arrivata dal capogruppo Pierluigi Marquis: “Segniamo una svolta storica: per la prima volta l’Uv si allea organicamente con una forza di centrodestra. Avremmo auspicato un governo di centrodestra, ma non c’erano i presupposti.

Ma è Emily Rini a chiudere il cerchio con durezza: "Il sospetto di Baccini che senza i 12 candidati di Renaissance FI non avrebbe superato il quorum si commenta da solo. Ad Aosta, dove abbiamo corso separatamente, Forza Italia è stato il partito più votato della coalizione, nonostante Renaissance esprimesse il candidato sindaco Giovanni Girardini – scelto nel 'patto romano' grazie alla generosità di FI, che rinunciò a ruoli apicali”. E ancora: “Senza Forza Italia, La Renaissance non si sarebbe nemmeno potuta presentare. Abbiamo gestito in solitudine gli adempimenti amministrativi, rischiando inadempienze per la loro assenza". L’affondo finale è per Girardini: "Restiamo in attesa di capire se voglia fare opposizione o trasferirsi in Polinesia, gestire una fattoria in Piemonte, comprare dodici galline o vendere i suoi sessanta alloggi. Tutte sue dichiarazioni pubbliche”.

I dubbi nell’Uv

Anche in casa unionista l’accordo non è passato liscio. Il Conseil Uv lo ha approvato con 80 sì, 2 no e un astenuto, ma durante il dibattito l’ex governatore Erik Lavevaz e il consigliere Corrado Jordan hanno parlato di “scelta complicata, non facile da digerire e spiegare, anche come coerenza politica”. Il capogruppo Aurelio Marguerettaz ha difeso la linea: “Queste elezioni hanno consegnato una maggioranza autonomista, una regione rosso-nera che vuole governare dialogando. L’accordo con FI è una base utile al dialogo con le forze nazionali. Cercheremo di aprire un dialogo con tutti i partiti animati da buona volontà”.

Testolin, nel suo intervento, ha illustrato il percorso: “L’apertura verso il governo nazionale sarà utile a risolvere dossier importanti sui tavoli ministeriali”. Ma lo slogan storico “ni droite, ni gauche” oggi suona come “droite et gauche”. E oggi la Valle d’Aosta rappresenta un unicum a livello nazionale: la coalizione che governa a livello nazionale qui è sia la principale forza di opposizione che una componente chiave della maggioranza. Tutto “merito” della cocca di Tajani.

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