SACRO & PROFANO

Repole lancia l'Opa su Novara, duello tra boariniani e milanesi

L’arcivescovo di Torino punta sul vicario Mauro Rivella per conquistare la diocesi di San Gaudenzio. "Brambillone", prorogato di due anni, non nasconde la sua avversione alla "scuola subalpina" e guida la resistenza, in asse con la Chiesa ambrosiana

Sembra siano già in corso le grandi manovre per la nomina del nuovo vescovo di Novara al posto di monsignor Giulio Franco Brambilla che ha compiuto 75 anni nel giugno del 2024 e che è stato prorogato nell'ufficio di altri due anni. Parrebbe un po’ presto, ma in ambito ecclesiastico le trame e le mosse per questo tipo di nomine partono sempre con largo anticipo. I boatos curiali dicono che i torinesi, capitanati dal cardinale Roberto Repole, vogliono espugnare la diocesi di San Gaudenzio, da sempre feudo e appannaggio indiscusso dei milanesi i cui preti si sentono una propaggine, quasi in partibus infidelium.

L'arcivescovo di Torino starebbe spingendo il suo compagno di cordata boariniana, colui che di tutti loro è da almeno vent’anni il più episcopabile: “l’eterno monsignore” Mauro Rivella, classe 1963, vicario episcopale per l’economia e parroco di Santa Rita che, adesso, caduti i reponatur o i dilata del tempo di Francesco, finalmente potrebbe potercela. A fronte di questa prospettiva, il “Brambillone” – come viene affettuosamente chiamato per la sua stazza dai preti novaresi – non starà certo con le mani in mano, perché è noto come questi non abbia alcuna simpatia, non solo per la teologia di Repole, che giudica non all’altezza di quella milanese, ma anche per i vescovi torinesi, considerati – e non a torto – più che modesti intellettualmente.

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Sembra, dicono i bene informati, che i costi di ri-trasferimento della curia metropolitana in via Arcivescovado stiano esorbitando – qualcuno parla di addirittura un milione di euro – a fronte degli uffici di via Val della Torre che, subentrando la questura nel diritto di superficie, non produrranno alcun reddito ma solo il pagamento delle spese. Infine, uno dei mantra del ripensamento della presenza cristiana sul territorio era quello che le parrocchie non si sarebbero soppresse ma solo accorpate per una loro migliore integrazione. Circola però la notizia che saranno invece soppresse tre parrocchie urbane: Santa Margherita in strada San Vincenzo, Trasfigurazione in via Spoleto e Cristo Signore in via Scialoja.

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Lo scorso 1 ottobre, papa Leone XIV ha inviato un messaggio al vescovo di Séez in cui ricorda il decimo anniversario della canonizzazione, dei genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo, Louis Martin (1823-1894) e Marie-Azélie Guérin Martin descritti come modello di coppia esemplare: «In questi tempi difficili e confusi, nei quali ai giovani vengono presentati tanti contro- modelli  di unioni, spesso passeggere, individualiste ed egoistiche, dai frutti amari e deludenti, la famiglia così come l’ha voluta il Creatore potrebbe sembrare superata e noiosa. Louis e Zélie Martin testimoniano che non è così, che è bello stare insieme, uniti alla Croce di Cristo quando questa si presenta; e infine con la speranza di ritrovarsi un ultimo giorno riuniti nella gloria del cielo! Care coppie, mettete Gesù al centro delle vostre vite, delle vostre attività, delle vostre scelte. Fate scoprire ai vostri figli il suo amore e la sua tenerezza senza limiti, e sforzatevi di farlo amare a sua volta».

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Poche settimane dopo queste parole, il 25 ottobre, è stato approvato – con 781placet su 809 votanti – dalla Terza assemblea sinodale il documento di sintesi della Conferenza episcopale italiana dove colpisce l’assenza di modelli positivi proposti ai giovani e alle famiglie. Eppure, si sarebbe potuto definire la famiglia cristiana – formata da un uomo e una donna indissolubilmente legati per formare una famiglia – come un luminoso modello per i giovani. Questo non solo non accade ma i vescovi propongono percorsi di «accompagnamento, discernimento e integrazione» per le «situazioni affettive e familiari stabili diverse dal sacramento del matrimonio», specificando che si tratta di «seconde unioni, convivenze di fatto, matrimoni e unioni civili ecc. (n.30): ovvero quelli che Leone XIV chiama i «contromodelli», dai «frutti amari e deludenti».

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Come si temeva, il cardinale “TuchoFernández ci ha spiegato, martedì scorso, presentando la Nota dottrinale del Dicastero per la dottrina della fede su alcuni titoli mariani che, «considerata la necessità di spiegare il ruolo subordinato di Maria a Cristo nell’opera delle redenzione è sempre inappropriato usare il titolo di Corredentrice per definire la cooperazione di Maria». Si tratta quindi, insieme a quello di Maria come «Mediatrice di tutte le grazie» di un titolo «sconveniente» e da non usare, cosa che da secoli hanno fatto teologi, papi e fedeli. Così mentre non si interviene per affermare l’ortodossia della fede contro le derive della Cei o del Sinodo tedesco, contro l’eresia dominante comprendente il cedere alla mentalità gender o Lgbt, contro il relativismo dottrinale o etico, contro l’apostasia delle masse, si mettono in guardia i fedeli contro Maria Corredentrice. Queste sono dunque le emergenze dottrinali della Chiesa.

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