Addio al "re dell'acqua", morto Alberto Bertone
09:32 Martedì 11 Novembre 2025Si è spento questa notte a 59 anni l'imprenditore a capo delle Fonti di Vinadio. Dopo un'esperienza giovanile nel gruppo edile di famiglia si era dedicato con passione e spirito innovativo a far decollare un business all'epoca marginale. Una vita segnata dai lutti
Imprenditore piemontese visionario e tenace, Alberto Bertone è stato uno dei più straordinari self-made man dell’industria italiana del largo consumo, colui che ha portato l’Acqua Sant’Anna dal nulla al ruolo di acqua minerale più venduta in Italia per oltre quindici anni consecutivi.
Nato a Moncalieri nel 1966 in una famiglia di costruttori torinesi – il padre Giuseppe aveva fondato negli anni ’50 il Gruppo Bertone, attivo prima nell’edilizia residenziale e poi in quella industriale –, Alberto cresce tra cantieri e compravendite immobiliari. Diplomatosi ragioniere, entra giovanissimo nell’azienda di famiglia insieme al fratello Fabrizio, occupandosi di operazioni immobiliari e sviluppo di quartieri (tra cui parti di Borgaretto, alle porte di Torino).
Nel 1995 la svolta. Il padre Giuseppe individua la sorgente Rebruant a Vinadio (Cuneo), nelle Alpi Marittime a quasi 2.000 metri, un’acqua leggerissima e pura al punto da non richiedere alcun trattamento. Nonostante il settore delle acque minerali fosse dominato da multinazionali, con margini risicati e concorrenza feroce, la famiglia decide di investire. Alberto, che all’epoca ha circa 30 anni e nessuna esperienza nel beverage, viene incaricato dal padre di occuparsene. Lui stesso ha spesso raccontato: «Ma papà! A me quest’affare proprio non interessa. Ho tutt’altre cose in testa: costruzioni, cantieri...». Eppure accetta la sfida. Nasce così, nel 1996, Fonti di Vinadio Spa, di cui Alberto diviene presidente e amministratore delegato.
Con un approccio da assoluto outsider (“L’essere ignoranti del settore è stata la nostra fortuna”), rivoluziona tutto: stabilimento iper-automatizzato con robot elettrici a guida laser, bottiglie quadrate per ottimizzare i pallet, logistica green (treno e nave invece di soli camion), prima bottiglia compostabile al mondo (BioBottle, 2010), espansione nel tè (SanThè Sant’Anna), nelle bevande funzionali (Pro, collagene, acido ialuronico) e infine l’internazionalizzazione con l’acquisizione nel 2024 di Eau Neuve sui Pirenei francesi.
In meno di trent’anni trasforma una scommessa familiare in un colosso da oltre 350 milioni di euro di fatturato, circa 2 miliardi di bottiglie l’anno e una quota di mercato del 13-14%, restando sempre 100% italiana e a controllo familiare (famiglia Bertone 57,5%).
Uomo schivo, operativo, che viveva tra lo stabilimento di Vinadio (dove aveva una “villa-container” per essere sempre vicino alla produzione) e la zona Torino-Orbassano, Bertone era noto per la sua attenzione al welfare: nel 2022 regalò una mensilità extra a tutti i dipendenti durante il carovita. Innovatore instancabile, sosteneva che «l’innovazione è tutto, altrimenti sei morto». Ha ricevuto numerosi riconoscimenti: Imprenditore dell’Anno 2010 per il Food & Beverage (Ernst & Young), tra i Top 10 manager italiani della categoria Food per Fortune Italia (2020), consigliere in Banca d’Italia e per anni nei consigli della Fondazione Crt.
La vita privata è stata segnata da lutti profondi e dolorosi: nel 2008, in un incidente stradale vicino a Marene, morì tragicamente o il padre; nell’aprile 2016 perse improvvisamente la moglie Roberta Ruffino, 40 anni, madre del loro bambino di pochi mesi; nel novembre 2018 morì anche la moglie del fratello Fabrizio, l’architetto Cristina Menegozzo, autrice del design della prima bottiglia Sant’Anna.
Alberto Bertone si è spento nella notte tra il 10 e l’11 novembre 2025, dopo aver lottate contro una malattia scoperta casualmente tempo fa. Lascia i due figli: Filippo, 20 anni, studente universitario a Milano, nato da una prima unione, e Camilla, di 10. Con lui se ne va uno degli ultimi grandi imprenditori “fai-da-te” italiani, uno che ha dimostrato come intuizione, coraggio e ossessione per l’innovazione possano battere qualsiasi multinazionale. Lascia un’azienda solida, centinaia di famiglie che vi lavorano e un marchio che è entrato nelle case di milioni di italiani. Come lui stesso diceva: «Un imprenditore non deve solo guardare i bilanci, deve anche farsi prendere dall’emozione, seguire un’intuizione». L’ha fatto, e ha vinto la scommessa più bella della sua vita.



