Il Piemonte retrocede in Serie B: persi tre punti di Pil, per l'Europa ora è "regione in transizione"
Gioele Urso 17:43 Martedì 11 Novembre 2025Colpo basso alla narrazione ottimistica di Cirio e della sua giunta. Una contrazione registrata negli ultimi sette anni. Pesa la crisi del settore automotive. Incognita fondi europei, la riforma Von der Leyen potrebbe modificare i metodi di distribuzione
A certificare la crisi economica del Piemonte adesso è anche l’Europa. La regione perde il proprio posto tra le grandi dell’Ue e viene retrocessa in Serie B. A determinare la débâcle è la media del Pil pro capite del triennio 2021-2023, registrata da Eurostat. Un colpo basso alla narrazione ottimistica della giunta di centrodestra presieduta da Alberto Cirio. Insomma, il Piemonte in questi anni è arretratoo. Le cattive notizie però non finiscono qui: non è nemmeno detto infatti che arriveranno più risorse europee, come è accaduto fino a oggi ai territori giudicati “in transizione”.
"In transizione"
Il Piemonte non è più tra le grandi d’Europa. Come scritto dal Sole 24 Ore, lo stato di salute dell’economia piemontese è in crisi. A provarlo sono i dati che vedono la regione andare sotto la media europea per quanto riguarda il Pil pro capite. Rispetto a sette anni fa sono stati persi in totale tre punti. Se nel 2018 il dato si attestava intorno a 103 punti oggi è a 99.7, sotto quota cento che garantisce un posto tra le prime della classe.
Per l’Ue la regione è diventata un territorio “in transizione” insieme ad Abruzzo, Umbria e Marche che erano state retrocesse sette anni fa. L’ennesimo indice di un decadimento generale dovuto anche alla crisi del settore manifatturiero dell’automotive. Ma non solo.
La riforma Von der Leyen
Questa volta non ci troviamo davanti a una classifica che traccia un semplice scenario, ma è qualcosa di più. È attingendo da questa graduatoria infatti che vengono assegnati i fondi comunitari. Un modo per tentare di ridurre il dislivello tra economie forti e deboli. La buona notizia potrebbe essere questa, ma il condizionale è d’obbligo.
Fino a oggi infatti l’Unione europea assegnava maggiori risorse ai territori in via di sviluppo e meno a quelli in top class. Il Piemonte nell’ultima programmazione, quella 2021-2027, ha ottenuto dal Fondo di sviluppo regionale (Fesr) e dal Fondo sociale (Fse) più di 1,1 miliardi di euro che sono diventati oltre 2,8 miliardi. In teoria dunque nella prossima programmazione, quella 2028-2034, dovrebbe ottenere maggiori risorsi. Così però potrebbe non essere.
A pesare potrebbe essere la riforma Von der Leyen che prevede una riduzione delle risorse per la coesione e meno autonomia per le Regioni. La proposta in discussione prevede che sia ciascuno Stato membro a distribuire i fondi alle singole regioni, un po’ come è avvenuto per il Pnrr.



