CAVOLETTI DI BRUXELLES

Agricoltura, Pac(co) di Ursula. Trattori pronti verso Bruxelles

Dopo l'alzata di scudi, la presidente della Commissione modifica la sua proposta sulla Politica agricola comune. Ma per Coldiretti "la toppa è peggio del buco". Fidanza (FdI): "Inaccettabile". Il nodo del fondo unico. Il mondo agricolo prepara la mobilitazione

I trattori potrebbero tornare presto a viaggiare verso Bruxelles. Le parole pronunciate ieri da Ursula von der Leyen – “La coesione e l’agricoltura rimangono al centro di questo bilancio” – non convincono e non rassicurano il mondo agricolo in fermento da settimane dopo la proposta di modifica della Pac, la Politica agricola comune, prevedendone l’accorpamento in un fondo unico con quelli della coesione con soltanto 300 miliardi di budget per la principale materia dell’Unione Europea.

Tagli in campo

“Le risorse per entrambi i settori sono preservate“, ha assicurato von der Leyen riferendosi proprio a coesione e agricoltura e snocciolando i numeri indicati nella proposta: “Un minimo di 218 miliardi di euro per le regioni meno sviluppate. Un minimo di 294 miliardi di euro per il sostegno al reddito degli agricoltori. Un minimo di 2 miliardi di euro per i nostri pescatori. Tre volte più fondi per affrontare le condizioni meteorologiche estreme e altre emergenze. Un obiettivo del 43 per cento per gli obiettivi climatici e ambientali. Un obiettivo del 14 per cento per gli investimenti sociali nei piani”.

La parziale retromarcia e correzione di rotta della presidente della Commissione contro il cui proposito di pesante modifica della Pac si era espresso lo stesso Parlamento Europeo, non convince del tutto. E a premere sulla politica di ciascuno Stato membro sono proprio le associazioni degli agricoltori che, come accade in Italia, si dicono pronte alla mobilitazione.

Mobilitazione 

“Il ruolo del comparto non è negoziabile, vogliamo lo stralcio del Fondo unico e più risorse per il settore” dice il presidente nazionale di Cia-Agricoltori ItalianiCristiano Fini, annunciando una nuova mobilitazione degli “perché difendere la Pac non è una scelta di parte, è una responsabilità di tutti a garanzia della sicurezza alimentare, a tutela dell'ambiente e delle aree rurali, per sostenere il valore economico e sociale dei territori. Un patrimonio – aggiunge Fini - che difenderemo strenuamente tornando in piazza a Bruxelles con i nostri agricoltori”.

Il settore agricolo imputa all’europarlamento un atteggiamento poco incisivo rispetto alla proposta di von der Lyen, ribandendo che obbligare i Paesi membri a destinare almeno il 10% delle risorse dei piani nazionali a un target rurale non è una misura per l’agricoltura perché non la pone al centro degli interventi per le aree interne.

Trappola von der Lyen

Dopo l’idea di accorpare i fondi agricoli con quelli di coesione e le contestazioni che ha provocato, lo stesso rimedio avanzato dalla Commissione sembra infatti nascondere un’altra misura non meno negativa e, per questo, contrastata dagli agricoltori italiani. La novità porta la denominazione di obiettivo rurale e si sostanzierebbe in un vincolo per i Paesi membri a destinare almeno il 10% delle risorse dei piani nazionale all’agricoltura e ai territori regionali. Una misura che per le organizzazioni agricole nasconde il rischio di un’interpretazione da parte degli Stati in maniera elastica destinando risorse a politiche territoriali e non specificatamente al comparto agricolo. 

“La presidente von der Lyen è fuori strada”, sostiene il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini definendo “inaccettabile il taglio di oltre il 20% della Pac, così come non è assolutamente un buon passo la modifica di queste ore”. Per il vertice della più rappresentativa organizzazione italiana del settore “con la rinazionalizzazione dei fondi della pac si decreta la fine della prima e più importante politica dell’Europa”. 

Regole e rispetto

Da L’Aquila dove si tiene l’assemblea nazionale di Confagricoltura, il presidente Massimiliano Giansanti avverte: “Non accettiamo che i fondi europei diventino sussidi o assistenzialismo mascherato e non ci arrenderemo mai all’idea che la Pac si trasformi nel reddito di cittadinanza dell’agricoltura. Stiamo portando avanti – aggiunge – una battaglia per restituire dignità e redditività a chi produce, contrastando le derive ideologiche che penalizzano il lavoro vero. L’agricoltura non ha bisogno di proclami, ma di regole giuste e di rispetto”.

Sul fronte della politica, il capo delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo Carlo Fidanza liquida la proposta della Commissione come “inaccettabile”. “Attendevamo con ansia un segnale di ravvedimento, dopo le tante critiche ricevute nelle ultime settimane. E invece, ancora una volta, sembra che la montagna abbia partorito un topolino.

Scure sul Piemonte

Qualche passo avanti sulla coesione, certo, a fronte però di una proposta che è ancora assolutamente insufficiente. Accantonare in modo figurato una percentuale di risorse per le aree rurali non significa purtroppo sostenere gli agricoltori”.

A mitigare la tensione non bastano le misure che dovrebbero snellire parecchie incombenze burocratiche per le aziende agricole che solo in Piemonte sono oltre 46mila, le stesse che si vedrebbero decurtare i fondi a loro destinati di qualcosa come 100 milioni all’anno. 

Liquidando anticipatamente la proposta, avanzata ieri a Bruxelles, come “la toppa peggiore del buco” Coldiretti parla di misure che “avranno l’effetto di affamare l’Europa rendendola sempre più dipendente dalle importazioni”. 

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