Bloomberg perde New York, ma acchiappa Torino

Mentre le prime ombre della sera calavano su New York, le urne elettorali consegnavano ai cittadini il nome del nuovo Sindaco. La metropoli da sempre meta agognata di migranti carichi di valigie e speranze, salutati all’ingresso del porto dalla Statua della Libertà, ha un nuovo primo cittadino: Zohran Mamdani.

L’alto numero di votanti è stato causa di discussione tra gli analisti statunitensi. Gli esperti, a seggi ancora aperti, si sono divisi: chi ha valutato il dato dell’affluenza alle urne a favore del candidato Democratico e chi, al contrario, ha attribuito le code ai seggi all’intervento di Trump in aiuto di Andrew Cuomo (ex Governatore di New York, anch’egli Democratico). Lo scontro, quindi, è avvenuto tra due rappresentanti del Partito Democratico, ossia tra colui che ha vinto le primarie interne (Mamdani) e chi le ha perse (Cuomo).

Quest’ultimo ha partecipato alla competizione elettorale da indipendente, poiché intenzionato a impedire che la città di Wall Street potesse rischiare di essere guidata da un sindaco di fede Musulmana, estensore (peggio ancora) di un programma elettorale intriso di valori socialisti. Eventualità percepita come un pericolo dai fruitori di redditi elevati, e temuta dai grandi detentori del potere economico americano. Mamdani, infatti, oltre a non far mistero del suo credo religioso, non ha mai negato l’intenzione di tassare i grandi patrimoni, al fine di ridistribuire la ricchezza e rilanciare la giustizia sociale.

Il Presidente Trump ha sostenuto con forza Cuomo, così come hanno fatto anche altri magnati dell’industria e della finanza, compreso Michael Bloomberg. Bloomberg ha infatti elargito cinque milioni di dollari (il contributo più alto offerto in questo appuntamento elettorale) alla coppia di candidati che, insieme, rappresentavano l’alternativa al “pericoloso” disegno politico di Zohran: un supporto notevole, che è andato a sommarsi al cospicuo soccorso già offerto a Cuomo durante le Primarie democratiche.

I media americani hanno evidenziato, inoltre, lo stanziamento di un’ulteriore tranche di dollari a favore dell’ex Governatore di New York, il quale pare abbia potuto contare su un altro milione e mezzo di dollari. Una pioggia di soldi caduta su Cuomo che si è rilevata inutile, a fronte dell’inattesa affermazione di colui che ha tolto il sonno ai ricchi newyorkesi (e non solo a loro).

Zohran Mamdami, nel suo discorso di ringraziamento agli elettori, non ha lasciato al pubblico alcun dubbio in merito alla linea politica che perseguirà da Sindaco: calmieramento degli affitti, trasporti migliorati e gratis, servizi sociali pubblici universali. Intenti decisamente rivoluzionari per una società imperniata sul liberismo sfrenato, nonché sul Mercato quale unico grande regolatore sociale, che molti newyorkesi auspicano possa attuare davvero (al contrario delle promesse mancate di Barack Obama).

L’attuale inquilino della Casa Bianca ha definito il neo eletto Sindaco di New York “un comunista che non combinerà nulla”, manifestando un nervosismo contenuto a fatica. L’inquietudine trumpiana è probabilmente motivata dalla consapevolezza delle nefaste conseguenze politiche nel caso in cui Mamdami, giovane e determinato, riesca a realizzare il suo manifesto politico: milioni di americani potrebbero abbandonare il radicalismo repubblicano per approdare sulle spiagge del socialismo.

Curiosa, invece, è stata la posizione anti- Mamdami di Bloomberg, il patron della potente Fondazione filantropica che offre numerosi servizi anche al Sindaco di Torino. Nel capoluogo piemontese l’istituzione newyorkese insegna, pro bono, all’amministrazione come costruire un Piano Regolatore partecipato, in cui al centro siano posti la solidarietà sociale e i servizi ai cittadini; nella città in cui ha sede (dove spesso si reca il leader della Giunta torinese) la sua colonna portante (Michael Bloomberg) ha invece finanziato e sponsorizzato l’unico candidato papabile per la lobby dei ricchi.

È spontaneo chiedersi quale sia a vera mission di Bloomberg: quella di aiutare Torino a camminare verso il suo futuro, grazie a strumenti urbanistici pensati per sostenere i suoi cittadini; oppure progettare una metropoli a misura di business e accogliente innanzitutto per i ceti medio alti (quindi perfetta copia del modello di città a cui si è ispirato il candidato finanziato da Michael a New York). Una domanda che dovrebbero farsi i torinesi, e in primis la maggioranza di Centrosinistra che governa la città.

print_icon