Nuovo ospedale, ma non "unico".
Vco, piani "segreti" per la sanità
Stefano Rizzi 16:25 Venerdì 14 Novembre 2025
Dopo la seduta saltata per mancanza di numero legale, martedì si vota la delibera che dovrebbe cambiare rotta. Ma lo schema dei due ospedali resta sullo sfondo. L'idea è di affidarne uno ai privati. La Lega con Preioni vuole costruire la nuova struttura in Ossola
Si nasconde in un aggettivo la soluzione della questione che, ormai da anni, travaglia il Verbano-Cusio-Ossola sul fronte ospedaliero e il futuro dell’edilizia sanitaria nella provincia?
Non sembra casuale che da qualche tempo, nelle sue esternazioni affidate ai social, l’assessore regionale Federico Riboldi parli del “nuovo ospedale” e non già di “ospedale unico” per quell’area in cui questioni morfologiche e di collegamenti si intrecciano con mai sopite battaglia di campanile.
Inversione di rotta
Pare un dettaglio, ma facilmente potrebbe essere tutt’altro. Come noto, infatti, il ministero ha respinto al mittente la richiesta del Piemonte di finanziare la riqualificazione degli attuali due presidi, Il Castelli di Verbania e il San Biagio di Domodossola, imponendo di fatto alla Regione di tornare su passi di altri, nello specifico dell’allora giunta guidata da Sergio Chiamparino che aveva imboccato la strada dell’ospedale unico da costruirsi ad Ornavasso.
Un cambio di rotta che ha costretto la Regione ha sospendere la delibera con cui nel 2023 prevedeva la ristrutturazione dei due ospedali esistenti. “Dal ministero ci arriva un’indicazione chiara: non è possibile mantenere un doppio Dea. Di fronte a questo scenario – aveva spiegato Riboldi motivando la decisione – abbiamo scelto di avviare il percorso per la realizzazione di un nuovo ospedale che risponda agli standard moderni, logisticamente efficiente, attrattivo per medici e professionisti, energeticamente sostenibile e accogliente per i pazienti”.
L'intoppo in aula
Passata con il voto della IV commissione presieduta dall’ex assessore alla Sanità della Lega, Luigi Icardi, la delibera avrebbe dovuto ricevere il viatico del consiglio regionale nell’ultima seduta che, come noto, non c’è stata per la mancanza del numero legale ad opera proprio del partito di Icardi. “Nulla a che vedere con la questione dell’ospedale” si erano affrettati a spiegare gli autori del blitz che ha indispettito non poco i Fratelli d’Italia e il loro uomo al vertice della sanità piemontese.
La conferma di questa tesi la si avrà, quasi sicuramente, martedì prossimo quando verrà votata la delibera. Ma sarà, quello, solo un primo passo su un sentiero impervio. Tant’è che con una certa lungimiranza o cautela sempre la Lega ha inserito alcuni emendamenti che, in caso dopo l’anno fissato da Riboldi per giungere a una soluzione, contemplano la possibilità di tornare pur con tutti i limiti e le difficoltà alla soluzione dei due ospedali.
Preioniland
Ma, e qui torna in ballo l’aggettivazione, due ospedali sembrano stare anche all’interno dello schema che formalmente ne dovrebbe contemplare soltanto uno, nuovo ma anche unico. A togliere il velo sul progetto caro al partito di Matteo Salvini o, visto il suo peso su quei territori, di Alberto Preioni è proprio l’attuale sottosegretario della giunta di Alberto Cirio, già capogruppo nella scorsa legislatura. E’ lui, ossolano di ferro, a sostenere che il nuovo ospedale dovrà essere costruito proprio lì, nelle sue terre che sono anche quelle più problematiche per i collegamenti. Una collocazione che certo, guardando la cartina, non è propriamente baricentrica come la si vorrebbe per la nuova struttura ospedaliera provinciale. Ma come per Massimo D’Alema capotavola era dove sedeva lui, per Preioni e non solo lui baricentrico è il suo territorio.
Un punto su cui si potrebbe inceppare per l’ennesima volta, ormai da anni, la vicenda. Proprio per cercare di evitarlo ecco la soluzione di cui si è ragionato in un conciliabolo rivelato giorni addietro dallo Spiffero cui non erano assenti né Riboldi, né Icardi. Lì era spuntata l’ipotesi di un secondo ospedale da affidare in tutto o in parte al privato che, unito a quello nuovo consentirebbe di mantenere al Vco due strutture come attualmente.
L'intervento del privato
“Ovviamente dovrebbe essere un ospedale – spiega Preioni in merito alla struttura per cui servirebbe un pesante intervento privato non tanto per la realizzazione quanto anche per il funzionamento – con reparti di specializzazione e, soprattutto, un Pronto Soccorso in grado di coprire un territorio che specie nella stagione turistica presenta molte esigenze”. Lo dice pensando all’area di Verbania o comunque la parte medio bassa della provincia, giacché l’ospedale finanziato con i fondi pubblici dovrebbe sorgere nel suo feudo ossolano, oggettivamente il più complicato sotto il profilo dei collegamenti che in sanità spesso significano pesanti differenze sotto il profilo della sicurezza dei pazienti.
Nei ragionamenti spunta il Coq, il centro ortopedico di quadrante, sperimentazione pubblico-privato ceh funziona da anni e che, per qualcuno, potrebbe essere una sorta di modello. Ma nel Verbano ci sono anche altre strutture totalmente private cui parte della politica guarderebbe per la soluzione che ancora si prospetta difficile e lontana.
Tra pochi giorni il voto a Palazzo Lascaris sospenderà la delibera e metterà un anno davanti per arrivare, forse, a una decisione sull’ospedale unico del Vco. Anzi il “nuovo ospedale”.



