FINANZA & POTERI

Risiko bancario, in Piemonte nuovo round. Orcel sfida Castagna sulla CrAsti

Unicredit irrompe nella trattativa: vuole la maggioranza dell'istituto astigiano. Spiazzando Credem ma soprattutto Bpm che pensava di avere la vittoria in mano. Dopo l'Ops si riaprono le ostilità. Il ruolo della Fondazione Crt e le velleità su un polo del credito piemontese

È il Piemonte il nuovo terreno di battaglia tra Andrea Orcel e Giuseppe Castagna. I due banchieri, che per mesi hanno incrociato le spade in una saga epica culminata con la sconfitta di Unicredit nelle sue mire espansionistiche su Banco Bpm, ora tornano a duellare in una partita apparentemente “minore”, ma carica di implicazioni strategiche e territoriali.  Al centro della contesa: il pacchetto di maggioranza della Cassa di Risparmio di Asti (CrAsti), che fino a ieri sembrava contesa solo tra Bpm e Credem. Ma l’ingresso a sorpresa di Orcel ha trasformato il duello in un autentico triello, degno di un western all'italiana.

Secondo quanto risulta allo Spiffero, l’istituto di piazza Gae Aulenti ha presentato un’offerta per acquisire la maggioranza la banca piemontese, sfidando direttamente i rivali. Le tre proposte –Unicredit, Banco Bpm e Credem – si equivarrebbero sul piano finanziario, trattandosi essenzialmente di uno scambio carta con carta, ovvero attraverso lo scambio di azioni, senza divergenze significative nei valori economici. L’unico elemento di distinzione, a detta di chi sta lavorando al dossier, sarebbero i tempi di realizzazione: particolarmente lunghi e diluiti per Credem, cosa che potrebbe penalizzarla. Di conseguenza, la scelta dell’azionista di controllo, la Fondazione CrAsti presieduta da Livio Negro, non sarà dettata da mere cifre, ma da considerazioni “strategiche”. L’obiettivo è valorizzare la banca astigiana, evitando che venga inglobata e fatta sparire in un conglomerato, salvaguardando invece la sua identità territoriale, gli sportelli e l’occupazione. In questo contesto, le fondazioni coinvolte – non solo CrAsti con il suo 31,8%, ma anche quelle di Biella (12,91%), Vercelli (4,2%) e Crt (6%) – giocano un ruolo pivotale, puntando a un partner che garantisca dividendi consistenti per reinvestire nelle comunità locali.

Presi in Castagna

Banco Bpm parte apparentemente avvantaggiato: detiene già una partecipazione del 9,9% in CariAsti, un piede nella porta che potrebbe facilitare l’ascesa al controllo. L’interesse di Piazza Meda non si limita ad Asti; nel mirino ci sono anche Banco Desio e la Popolare di Puglia e Basilicata, realtà che condividono la distribuzione dei prodotti Anima, partecipata al 90% dal Banco. Se ricomposto, questo mosaico rafforzerebbe il posizionamento nel Nord-Ovest e nel credito retail, cuore storico dell’ex popolare milanese. Le sovrapposizioni territoriali con la rete esistente del gruppo sono minime, rendendo l’integrazione fluida. Ma Castagna è impegnato su più fronti: contemporaneamente, deve gestire il nodo dei francesi di Crédit Agricole, che continuano a esercitare pressione con il loro espansionismo silenzioso.

Orcel conta sulla Poggi

Dall’altro lato, Orcel può far leva su un alleato interno: la Fondazione Crt, con il suo 6% in CrAsti, è tra i principali azionisti istituzionali di Unicredit. Non è un caso che a caldeggiare un matrimonio tra Asti e Milano sia proprio Anna Maria Poggi, la giurista che dal giugno dello scorso anno si è insediata in via XX Settembre, impegnata a ridare lustro e protagonismo a Palazzo Perrone dopo le ben note traversie. Unicredit ha dalla sua la dimensione imponente e i dividendi da record: ha chiuso il primo semestre 2025 con un utile netto di 6,1 miliardi di euro, un risultato che rafforza la sua attrattività. Le sovrapposizioni di sportelli rappresentano uno scoglio superabile, come riferisce una fonte milanese, che sottolinea l’integrazione con una gamma completa di prodotti e servizi in grado di dare ancor più valore alla banca piemontese, attualmente guidata dall’amministratore delegato Carlo Demartini, arrivato, in ogni caso, a fine corsa.

Una banca che fa gola

La Banca di Asti vanta una struttura patrimoniale solida, con un CET1 ratio del 17,6%, ma il rendimento sul capitale nei primi sei mesi dell’anno si è fermato al 6,62%, tra i valori più contenuti del comparto. L’istituto sta spingendo su nuove iniziative: incorporare unità produttive specializzate per incrementare i proventi da commissioni, aprire nuove sedi in Liguria (l’ultima a Sanremo) e non escludere acquisizioni di punti operativi sul mercato, sfruttando le dinamiche delle fusioni bancarie. A complicare il quadro, i nodi regolatori. Entro fine anno dovrebbe concludersi il dialogo con Banca d’Italia, dopo un'ispezione che ha identificato lacune nella documentazione sulle commissioni, applicate in maniera scorretta o eccedente. CrAsti ha accantonato 6 milioni di euro e avviato restituzioni ai clienti per importi elevati; per quelli minimi, valuta di aggregarli in erogazioni liberali a organizzazioni di utilità sociale.

Emiliani a sportellate

Credem, l’istituto emiliano controllato dalla famiglia Maramotti attraverso Credito Emiliano Holding (79,8%), entra nel triello con un piano di fusione che enfatizza l’assenza di sovrapposizioni geografiche, eliminando l’obbligo di alienare sportelli. Credem ha indicato come requisito essenziale un'intesa con tutti i proprietari di rilievo, puntando a produrre vantaggi progressivi nel tempo grazie alla robustezza della propria composizione societaria. L’operazione garantirebbe efficienze operative nelle unità di produzione interna di servizi, permettendo di destinare risorse al contesto locale, un aspetto che è musica per le orecchie delle fondazioni. Tuttavia, i tempi diluiti potrebbero penalizzarla rispetto ai rivali più aggressivi.

Polo bancario in Piemonte

Questa partita astigiana si inserisce in un’ambizione più ampia: dare peso alle realtà territoriali nel sistema bancario italiano. Da più parti si è parlato di dar vita a un nuovo polo bancario, seppur con caratteristiche diverse dal tradizionale istituto con filiali, mettendo in sinergia le partecipazioni in pancia a ciascuna fondazione. Oltre a CrAsti, Crt, Biella e Vercelli, sembrerebbe interessata la Fondazione CrCuneo di Mauro Gola e altre minori seguirebbero. Secondo alcuni, un piano già naufragato; per altri, ancora in rada in attesa di venti più favorevoli.

Nel frattempo, il dossier Asti è impellente, sollecitato anche dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef). La Fondazione CrAsti, con oltre l’80% del patrimonio e il 75% delle risorse allocate nella banca, deve diminuire l’esposizione per conformarsi al protocollo Acri-Mef (incluso l’Addendum), che fissa limiti al 44% per enti maggiori e 39% per i minori. Ha tre anni per diversificare, come ha dichiarato Negro, in armonia con gli scopi statutari e le necessità del territorio. Le pressioni politiche sono intense: il sindaco di Asti Maurizio Rasero, di centrodestra, a cui fa capo la designazione della maggior parte del consiglio, chiede un coinvolgimento attivo di Comune e Provincia nel destino della banca locale. Equita, advisor della Fondazione, avrà il compito di suggerire una soluzione equilibrata.

Braccio di ferro

Questo nuovo capitolo non può prescindere dal grande duello Unicredit-Bpm, che ha lasciato ferite aperte. Era il 25 novembre 2024 quando Orcel, forte di bilanci da record, cala l’asso: un’Offerta pubblica di scambio (Ops) da oltre 10 miliardi per incorporare Banco Bpm, presentata come “mossa industriale” per rafforzare il sistema italiano e frenare i francesi di Crédit Agricole. L’obiettivo: rafforzare il secondo colosso nazionale accanto a Intesa Sanpaolo. Ma il blitz coglie tutti alla sprovvista. Castagna respinge l’offerta in due giorni, giudicandola “inadeguata” e lamentando mancanza di confronto. Lo scontro si politicizza: il governo esercita il golden power il 18 aprile 2025 – prima volta tra banche italiane – imponendo condizioni pesanti, come l’uscita dalla Russia in 9 mesi, mantenimento degli impieghi per 5 anni e vincoli su Anima.

Orcel contesta e chiede chiarimenti, mentre la Consob congela per due volte l’offerta, giudicando incomplete le informazioni fornite. Successivamente il Tar annulla due prescrizioni ma conferma proprio quelle decisive (Russia e Anima), lasciando l’operazione in un limbo normativo. Nonostante il pronunciamento della Commissione europea che ha contestato formalmente al governo italiano un uso del golden power contrario al regolamento sulle concentrazioni, Unicredit di fronte a un quadro politico e regolatorio ingestibile, vota il ritiro dell’Ops. Orcel rinuncia al takeover, Castagna esce rafforzato: ha respinto un’operazione ostile.

Ora, in Piemonte, il triello per CrAsti riaccende le rivalità. Orcel non molla, Castagna insiste nel suo progetto di terzo polo, Credem spera di godere tra i due litiganti. Le fondazioni decideranno, tra dividendi, identità locale e pressioni del Mef. In un risiko bancario sempre più intricato, Asti potrebbe essere il tassello che ridefinisce gli equilibri, o solo un preludio a battaglie più grandi.