Città della Salute, i conti non tornano: ancora in forse l'ok della Regione
Stefano Rizzi 12:00 Lunedì 17 Novembre 2025Dopo la celebrata firma di Tranchida, ora si attende quella di Sottile. Ma al grattacielo si passa il consuntivo 2024 al microscopio. Il nodo degli oltre 7 milioni del Fondo Balduzzi cancellati. I regolamenti "cambiati" e le ripercussioni dell'inchiesta della Procura
La firma del direttore generale Livio Tranchida era arrivata, tra flash e telecamere, lo scorso 4 novembre, ma sul bilancio 2024 della Città della Salute ne manca ancora una. E non si sa se e quando arriverà. È quella del direttore regionale della Sanità Antonino Sottile cui spetta il vaglio del documento contabile prima di inserirlo insieme a quelli di tutte le altre aziende sanitarie del Piemonte nel bilancio consolidato destinato ad approdare nella prima quindicina di dicembre sul tavolo di verifica del Mef.
Penna in tasca
Tutt’altro che una mera formalità, la sottoscrizione del vertice tecnico regionale in questo caso appare assumere un peso e di conseguenza probabilmente implicare anche tempi ulteriori a causa, ancora una volta, della questione dei conti relativi all’attività in libera professione svolta dai medici dell’azienda di corso Bramante negli anni passati.
Il nodo che, nonostante annunci e dichiarazioni, non pare del tutto sciolto è quello del cosiddetto Fondo Balduzzi, il 5% delle tariffe pagate dai pazienti destinato alla riduzione delle liste d’attesa. Nel bilancio sottoscritto da Tranchida, in virtù del parere formulato dall’esperto Davide Di Russo sulla base della documentazione fornitagli, sono stati cancellati i 7,3 milioni di euro relativi al periodo che va dal 2015 al 2022 e mai incassati perché, si sostiene, il regolamento adottato dieci anni fa non aveva recepito integralmente l’accordo siglato con i sindacati dei camici bianchi e prevedeva la trattenuta del 5% solo sulle prestazioni ambulatoriale e, dunque, non ci sarebbe titolo per pretendere fino al 2022 la quota destinata a ridurre le liste d’attesa.
I regolamenti cambiati
E qui salta fuori una delle tante stranezze delle gestioni passate. Nel 2014, esattamente il 24 ottobre il vertice della Città della Salute sottoscrive con i sindacati dei medici un regolamento che lo Spiffero è in grado di pubblicare in cui la quota Balduzzi è prevista per tutte le prestazioni, come previsto dalla legge. Se fosse stato applicato oggi non ci si troverebbe nella situazione ormai ben nota, peraltro finita ancor prima nell’inchiesta della Procura della Repubblica approdata al rinvio a giudizio per tutti i 16 imputati tra ex direttori generali e dirigenti di corso Bramante.
Non si sa per quale ragione alcuni mesi dopo, il 17 febbraio 2015, il direttore generale Gian Paolo Zanetta, quello sanitario Silvio Falco e amministrativo Andreana Bossola firmano una delibera che vara un regolamento diverso rispetto a quello sottoscritto dai sindacati e nel quale il 5% del Fondo Balduzzi resta solo per le prestazioni ambulatoriali, eliminandolo per i ricoveri ovviamente compresi quelli nelle cliniche private. Ma c’è di più. Nella delibera del 17 febbraio 2015, che pubblichiamo, si fa espresso riferimento agli “accordi intercorsi in sede di confronto con le organizzazione sindacali in data 24/10/2014 con le rappresentanze mediche e delle dirigenza sanitaria”. Ovvero lo stesso giorno in cui venne siglato il regolamento che poi risulterà cambiato, privando l’azienda e di conseguenza i pazienti di quei fondi vincolati agli interventi per ridurre i tempi di attesa.
"Errore contabile" da 7 milioni
Qualche manina non disinteressata ha fatto sì che venisse cancellato quel prelievo del 5% che avrebbe aumentato della stessa percentuale le tariffe? Il dubbio, fino a prova contraria, è legittimo. Così come lo sono le cautele che in questi giorni, anche in virtù delle notizie che incrociano quelle relative all’inchiesta della magistratura, verrebbero osservate dalla direzione regionale prima di sottoscrivere il bilancio della più grande azienda ospedaliera.
A quanto risulta, al grattacielo si starebbe passando il documento contabile sotto la lente di ingrandimento, in particolare per gli aspetti che attengono a quella cancellazione degli oltre 7 milioni, come “errore contabile” specie per quanto riguarda la composizione esatta delle voci che compongono quella somma e le eventuali garanzie nel caso, non remoto, venisse configurato un danno erariale per quel mancato introito negli anni passati.
Il nodo delle visite
Nel parere, il consulente incaricato da Tranchida, scrive tra l’altro che “In concreto il fondo Balduzzi non venne applicato né trattenuto a parte dei ricavi della libera professione (es. ricoveri e parte dell’ambulatoriale stessa) dando luogo a mancate entrate per oltre 7 milioni di euro”. Quindi non si tratterebbe solo di ricoveri, ma anche di “parte dell'ambulatoriale”, ovvero di quelle prestazioni per cui anche il regolamento cambiato prevedeva il 5%. E questo sarebbe un altro punto oggetto di verifica da parte degli uffici della direzione regionale, prima di sottoscrivere il bilancio e predisporre la relativa delibera di approvazione per la giunta di Alberto Cirio.
Questioni cantabili relative agli anni passati la cui mancanza di chiarezza e necessità di approfondimentie verifiche avevano portato l’allora commissario Thomas Schael a non firmare il bilancio 2024 subordinandone la sottoscrizione al lavoro per cui era stato ingaggiato un advisor composto da società di rilievo del settore.
La linea Sottile
Un ruolo che, a quanto affermato nella cerimonia della firma, lo scorso 4 novembre non sarebbe stato svolto, almeno nell’ottica indicata dall’ex commissario concordata con la Regione, visto che il bilancio è stato rivendicato come opera degli uffici dell’azienda con il supporto dei consulenti arrivati dall’azienda Santa Croce e Carle e dall’Asl Cuneo1.
Tra le motivazioni, seppur non ufficiali, del “licenziamento” dopo appena cinque mesi di Schael c’era anche quella mancata, o meglio rinviata firma. Ora che prima di prendere la penna in mano a voler verificare più di un aspetto del documento pare essere lo stesso direttore della Sanità regionale cosa succederà?



