RIFORME

Autonomia, Calderoli ci riprova.
Cirio si accoda, Molinari esulta
(e saluta Bossi)

Il ministro in tour al Nord per consegnare un trofeo politico più che una riforma. Il governatore forzista deve barcamenarsi tra le ambizioni leghiste e i dubbi del suo partito. Il "pensiero" al vecchio Senatur del segretario piemontese e capogruppo

Roberto Calderoli riparte in tromba, dopo l’estate passata a inseguire date, smentite e ripensamenti. Il ministro per gli Affari Regionali si presenta con un calendario da corriere espresso, ansioso di recuperare il tempo perduto e soprattutto di consegnare alla Lega un risultato spendibile prima delle prossime scadenze elettorali: martedì Luca Zaia e Attilio Fontana, mercoledì Alberto Cirio e Marco Bucci. Una marcia forzata per firmare le pre-intese sull’autonomia differenziata che la Lega vuole da anni piantare come sua bandiera identitaria, vieppiù ora che il vento interno tira verso Roberto Vannacci.

Altro che riforma epocale: qui l’autonomia diventa un tour promozionale, imbellettato dal sigillo formale di Palazzo Chigi ma trainato interamente dalla necessità politica del Carroccio che fu. E mentre Calderoli prepara la passerella, anticipata dallo Spiffero, il Paese si ritrova ancora una volta diviso tra chi corre e chi frena, tra chi incassa e chi paga.

Calderoli gira, con il permesso di Giorgia Meloni. Le materie sono sempre le stesse – protezione civile, professioni, previdenza integrativa e finanza sanitaria – le prime tre non Lep, la quarta Lep. Roba amministrativa, certo, ma politicamente decisiva per aprire la porta ai trasferimenti veri.

Molinari intona l’Osanna

Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera e segretario del partito piemontese, festeggia come se si fosse giunta a compimento la rivoluzione federalista. “La pre-intesa rappresenta un tassello fondamentale nel percorso verso la concreta applicazione dell’Autonomia differenziata, risultato fortemente perseguito dalla Lega a supporto dello sviluppo dei nostri territori – sottolinea il deputato alessandrino –. Autonomia e sussidiarietà sono un vantaggio per tutti, e una forma di riequilibrio importante per una Regione come il Piemonte, che vanta nei confronti dello Stato un residuo fiscale annuo di circa 10 miliardi di euro”.

Per Molinari ce n’est qu’un debut: “Una volta ottenuta l’Autonomia, l’obiettivo deve essere trasformare l’Italia in uno Stato federale, con un numero maggiore di competenze legislative esclusive per le Regioni e uno Stato sempre più snello. Avvicinare le decisioni sempre di più ai cittadini e ai territori è la nostra missione. Questo è un passaggio che arriva dopo anni di battaglie parlamentari del nostro Gruppo, dopo due referendum in Lombardia e Veneto, dopo svariati tentativi sempre bloccati dallo Stato centrale”. E assieme ai ringraziamenti di rito a Calderoli e al segretario Matteo Salvini “per averci portato fin qui”, rivolge “un pensiero a Umberto Bossi, a cui tutti noi ci ispiriamo nella nostra battaglia autonomista”.

Cirio tra due fuochi

A Torino il governatore Cirio sa che la foto opportunity con il ministro gli tocca. In fondo, tra i dirigenti di Forza Italia è tra i più sensibili alle istanze autonomiste, che sono state forse ispiratrici del suo impegno in politica da giovane vicesindaco di Alba proprio nella Lega bossiana. Anche se pesa non poco, anche su questa partita, la posizione nient’affatto entusiastica di Roberto Occhiuto, suo gemello diverso, come lui presidente di Regione e vicesegretario di Antonio Tajani. E il presidente calabrese ha già messo le cose in chiaro: autonomia sì, ma solo dopo i Lep finanziati. “Non si corre la stessa gara se uno ha la Ferrari e l’altro la Panda”, ha ripetuto. Tradotto: il Sud non ha intenzione di farsi sfilare competenze e soldi senza contropartite.

Cirio, abilissimo nelle acrobazie, lascia al suo assessore Enrico Bussalino – leghista e orgogliosamente in prima linea – il compito di esaltare la “celerità” del Piemonte e decantare tutti i benefici futuri. Lui, più prudente, riceve Calderoli con tutti gli onori e intanto cerca di mettere in evidenza i vantaggi per tutto il Paese, smentendo le Cassandre che vaticinano un’Italia spaccata. Domani prenderà parte a Palazzo Lascaris alla riunione dei capigruppo, a cui illustrerà i contenuti del documento che siglerà con il ministro.

Nord avanti tutta, il Sud alle barricate

Se il fronte meridionale è compatto – centrosinistra più governatori di centrodestra – il Nord insomma accelera. E non è un mistero che la vera urgenza sia il Veneto: Calderoli vuole arrivare a Palazzo Balbi per tirare la volata alla successione del Doge Zaia. Una firma prima del voto vale più di qualsiasi manifestazione.

La retorica dell’“autonomia che fa bene a tutti” regge poco. Il Paese è spaccato, il Governo lascia fare purché non abbia ripercussioni immediate, la Lega prova a portare a casa un risultato simbolico prima delle urne venete, e Cirio cammina sul filo tra fedeltà istituzionale e cautela politica. Calderoli firma, Molinari applaude, Zaia spinge, il Sud diffida. L’autonomia differenziata entra nuovamente nell’agenda politica, ma è destinata ancora una volta a finire su una corsia laterale: la campagna referendaria sulla giustizia incombe.