ECONOMIA DOMESTICA

Spritz solo per chi dorme in hotel. Torino ignora la Regione

La legge regionale mira a semplificare le cose. Una sola licenza per somministrare bevande e cibo a chi non alloggia negli alberghi. Ma il Comune non si è ancora adeguato, e sembra non volerlo fare. Federalberghi: "Faciliterebbe gli investimenti"

A Torino chi non alloggia in albergo deve rinunciare allo spritz o al pranzo al ristorante interno: il Comune non si è ancora adeguato alle modifiche regionali che permetterebbero agli albergatori di servire cibo e bevande anche ai clienti esterni.

Le modifiche regionali

A differenza di quanto fatto a Roma, Carlo Cracco a Torino non potrebbe aprire un ristorante all’interno di un albergo. O meglio, potrebbe farlo ma solamente dopo aver dribblato la burocrazia torinese che prevede per gli albergatori una seconda licenza per la somministrazione di cibo e bevande a chi non è alloggiato nella struttura. Questo nonostante dalla Regione Piemonte sia arrivato a luglio un assist niente male che semplifica le procedure.

Dal 25 luglio scorso sono infatti in vigore le modifiche entrate in funzione con l’approvazione della legge annuale di riordino dell’ordinamento regionale. La cosiddetta “omnibus” prevede infatti la possibilità per le aziende ricettive alberghiere di poter somministrare alimenti e bevande al pubblico con un'unica autorizzazione amministrativa. Indistintamente dal fatto che i clienti siano alloggiati oppure no.

La resistenza del Comune

Una modifica alla normativa di settore che permetterebbe agli operatori alberghieri di tirare un bel sospiro di sollievo, se la Città di Torino si adeguasse a quanto votato dal consiglio regionale del Piemonte. Pd compreso. In Comune però ci sarebbe chi fa resistenza e non dà seguito alle modifiche.

Tanto che del tema si è discusso durante una riunione che si è tenuta presso gli uffici del Commercio e che avrebbe destato non pochi malumori. L’amministrazione comunale non riterrebbe infatti di doversi adeguare alla normativa e per gli operatori del settore le vie percorribili adesso sono due: chiedere un parere legale o presentare un’istanza. In tutti e due i casi sarebbe il preludio per un ricorso al Tar.   

Una querelle di quasi un secolo

Non trova soluzione, almeno per il momento, una querelle che va avanti da quasi un secolo e che è stata risolta solo in poche regioni d’Italia. Dinamiche da battaglia di campanile dove chi si occupa di somministrazione non vede di buon occhio questa trasformazione per la preoccupazione di vedere crescere il numero dei concorrenti. In realtà secondo gli albergatori si tratterebbe solo di una semplificazione burocratica perché le strutture che volevano aprire il proprio ristorante o bar a tutta la cittadinanza lo hanno già fatto richiedendo la seconda licenza.

“Si tratta di una questione burocratica e non tecnica – spiega Fabio Borio di Federalberghi Torino – chi vuole percorrere una strada di questo tipo lo ha già fatto. La modifica serve per agevolare gli investimenti e per consentire un miglioramento delle attività in essere”. In poche parole le attività alberghiere torinesi potrebbero aumentare i servizi offerti creando nuova occupazione sul territorio, mentre quelle che guardano a Torino potrebbe godere di meno burocrazia per aprire nuove attività. Compreso Cracco che, chissà, come ha fatto a Roma potrebbe aprire un ristorante in un albergo della città.

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