Mistero Bufo in Iren, l'ad sulla graticola
07:00 Lunedì 24 Novembre 2025Lo Russo ne ha chiesto la testa, ma nonostante la (debole) difesa della Salis la poltrona del Ceo è più che mai traballante. Il caso della mega consulenza da 6,5 milioni e le turbolenze per una governance lottizzata. E gli altri vertici fanno gli scongiuri
È un “Mistero Bufo” anche se non c’è niente da ridere. L’unico elemento che ricorda il titolo della celebre opera di Dario Fo è la dinamica: una trama densa di retroscena, sussurri, contrappesi e mosse improvvise, dove il protagonista – Gianluca Bufo – scopre passo dopo passo che la sua permanenza ai vertici di Iren potrebbe essere più breve del previsto. Secondo rumors interni ed esterni alla società, la sorte dell’amministratore delegato appare segnata. Una percezione confermata dallo stesso ad, che nei giorni scorsi avrebbe confidato a due suoi riporti della prima linea: “Non completerò il mandato”. Tempistiche indefinite, ma non lontane: settimane? mesi? Boh. Una cosa è certa: qualcosa sta succedendo.
Il caso è esploso domenica mattina 9 novembre, quando durante un summit in remoto tra i tre sindaci soci forti della multiutility – Stefano Lo Russo (Torino), Silvia Salis (Genova), Marco Massari (Reggio Emilia) – il primo cittadino torinese ha chiesto apertamente la testa dell’ad. La richiesta si è però scontrata con l’opposizione della neo inquilina di Palazzo Tursi, che ha di fatto bloccato l’iniziativa. Nonostante lo stop, la questione resta aperta e non sembra destinata a essere rinviata alla scadenza naturale degli incarichi.
La nomina dopo Signorini
Bufo guida Iren da settembre 2024. La sua nomina arrivò qualche mese dopo la rimozione di Paolo Signorini, travolto dall’inchiesta sulla Regione Liguria che lo portò alla custodia cautelare il 7 maggio 2024 con l’accusa di corruzione. Il board di Iren, a fine giugno, deliberò il licenziamento dell’ex ad per “giusta causa oggettiva”, ritenendo incompatibile la sua permanenza con la sua posizione giudiziaria.
Designato ad e direttore generale nell’agosto precedente dall’allora sindaco di Genova Marco Bucci, Bufo fu scelto senza ricorso ad head hunter, in un contesto in cui l’azionista genovese, pur ammaccato dalle precedenti scelte – prima di Signorini anche la controversa parentesi di Gianni Armani – intendeva tornare a marcare la propria influenza. Pur non essendo genovese – è nato a Venezia nel 1973 e si è laureato in Ingegneria Meccanica a Padova, e ha svolto la prima parte della carriera tra Milano e Roma in Eni – era comunque un manager “di casa”, visto che dal 2015 è alla testa della business unit Mercato che ha sede proprio nella città della Lanterna.
Il caso della mega consulenza
A provocare l’attuale frattura è stato un contratto da 6,5 milioni con una nota società di consulenza americana, che Bufo avrebbe caldeggiato – e forse impegnato – per svolgere un incarico, articolato in step temporali e diverse modalità di retribuzione, per quello che gli esperti definiscono di “design to value” con l’obiettivo di ottimizzare le risorse: nella fattispecie il compito era di rivedere il progetto della quarta linea del termovalorizzatore gestito dalla controllata Trm, società che gestisce l’impianto del Gerbido a Torino. Gli ingredienti del malcontento ci sono tutti: costo molto elevato, advisor sprovvisto dell’expertise tecnica necessaria, modalità di conferimento quantomeno opache. È qui che Lo Russo tira il freno, fermando tutto. Aspetti che lo stesso sindaco ha sicuramente ribadito nel corso di un incontro tra i due a Palazzo civico di qualche giorno fa.
A riprova che per Lo Russo la vicenda non è affatto chiusa, nel pomeriggio di quella stessa domenica del blitz fallito, il sindaco ha convocato i suoi tre consiglieri nel board della capogruppo – Patrizia Paglia, Giuliana Mattiazzo e Francesca Culasso – affidando loro un mandato chiaro: “aumentare la vigilanza”. Tradotto: “occhi aperti, nessuna distrazione, guardate tutto, e bene”. E tanto per far capire che la musica è cambiata ha “armato” Enzo Lavolta, neo presidente di Iren Ambiente, incaricato di fare le pulci a ogni scelta e tallonare l’ad Eugenio Bertolini.
Le carte coperte di Lo Russo
Qual è il piano? Lo Russo non scopre le carte, ma gli scenari sul tavolo sono due. Rafforzare Luca Dal Fabbro, attuale presidente molto esecutivo, formalmente uomo di Torino, con deleghe che vanno da Comunicazione e Relazioni Esterne a Internazionalizzazione, Public Affairs, Progetti Strategici, Affari Regolatori, Innovazione, Finanza, Investor Relations e soprattutto M&A. Potrebbe diventare Ceo, consolidando la posizione di primazia di Torino, ora salita al 19,171% delle quote grazie all’acquisto del 2,8% da parte della Città metropolitana nel marzo 2025. Oppure, scegliere un nuovo ad, questa volta non imposto da Genova come nell’era Bucci, ma frutto di una selezione condivisa e guidata da Torino. Chissà.
Salis, Massari e il Pd che conta
Sulla scena ci sono ovviamente pure loro: Marco Massari, sindaco di Reggio Emilia dal 2024, sul piano politico non propriamente un fulmine di guerra (e non solo per la figuraccia rimediata con Francesca Albanese) e Silvia Salis, donna decisa e ambiziosa, ma ancora nuova nei labirinti della strategia multipolare di Iren. In questo terzetto il più navigato è Lo Russo: eletto nel 2021, ora diretto verso il secondo mandato (elettori permettendo), può contare su un legame più oliato con il Pd che passa anche per il partito di Genova. Il vicesindaco genovese Alessandro Terrile, assessore a Bilancio e Partecipate è uomo forte dei dem in giunta, e il segretario regionale Davide Natale, spezzino come Andrea Orlando, sono ormai i suoi interlocutori privilegiati. E anche l’ex ministro negli ultimi mesi avrebbe messo le mani sul dossier Iren, aprendo un canale diretto con Lo Russo.
Contromosse e resistenze
Nel frattempo, Bufo prova a correre ai ripari: tesse i rapporti con la Salis, titilla l’orgoglio della Lanterna contro le “mire espansioniste” torinesi e reggiane, si lamenta per la scure imminente. Ma l’ex martellista ha modi tutti suoi di ragionare: realpolitik pura, e convenienza personale.
Intanto c’è chi teme l’effetto domino. Il vicepresidente Moris Ferretti ha assicurato al recente business meeting – riferendo una posizione a suo dire condivisa con Dal Fabbro – che “non ci saranno scossoni fino al 2027” e che gli attuali vertici resteranno al loro posto fino alla naturale scadenza. Una posizione motivata dal timore che la caduta di una pedina potrebbe indurre i soci a optare per l’azzeramento di tutto il vertice. E Ferretti, che detiene deleghe strategiche (Affari Societari, Csr, Comitati Territoriali, Internal Audit, Compliance, ma soprattutto Personale e Organizzazione), certo non ha alcuna intenzione di lasciare la stanza dei bottoni.


