Personale procura Torino verso stato agitazione, "siamo pochi"

Si profila lo stato di agitazione del personale amministrativo della procura di Torino a causa dei "carichi di lavoro eccessivi per la carenza di organico". La proposta è stata votata oggi durante un'assemblea, in una delle maxi aule del Palazzo di giustizia, convocata dalle Rsu. "Siamo solo 160 su 250 - è stato spiegato - ma il numero degli effettivi, in realtà, è ancora inferiore perché, per ovvie ragioni, non sempre siamo tutti in servizio. In questo modo non possiamo continuare. E la situazione sta precipitando". "Si parla sempre di magistratura, tanto più in questo periodo di campagna per il referendum, e mai del personale" è stata una voce che si è alzata dalla platea. Lo stato di agitazione sarà accompagnato da un pacchetto di iniziative che verrà messo a punto nei prossimi giorni. Molte delle proposte che sono state discusse oggi potranno avere solo un carattere simbolico: un esempio è il blocco degli straordinari "in quanto - è stato detto - è evidente che nei casi di emergenza ci si fermerà a lavorare". Si è parlato organizzare presidi all'ingresso del Palazzo di giustizia e di lettere da indirizzare a ognuno dei circa 60 pubblici ministeri dell'ufficio: "Bisogna mettere nero su bianco che le segreterie non riescono a far fronte a tutte le incombenze", - ha affermato una impiegata. L'accento è anche caduto sulla questione 'salute'. La Rls (rappresentante dei lavoratori per la sicurezza) ha ricordato che lo scorso anno fu chiesto al procuratore capo, Giovanni Bombardieri, in occasione del suo insediamento, di verificare le valutazioni del rischio di "stress da lavoro correlato". "Sappiamo - ha detto - che Bombardieri si è rivolto al ministero e che la risposta è stata 'stiamo aggiornando le tabelle'. Però, a tutt'oggi, quelle tabelle non sono ancora uscite". Tutto il personale è stato invitato a rivolgersi al proprio medico di fiducia e più di uno dei presenti ha detto di averlo già fatto: "Mi è capitato qualche tempo fa. Non dormivo di notte, avevo l'ansia, ho detto la verità. E lo stress mi è stato certificato". "Il punto - ha concluso Antonello, uno dei sindacalisti - è che il funzionamento della giustizia sta a cuore anche a noi. Abbiamo le nostre responsabilità. Potremmo limitarci a fare le nostre ore, timbrare il cartellino e andare a casa. Ma non siamo così. E' solo che siamo zoppi in un sistema in cui dobbiamo correre". All'assemblea si sono presentate solo una cinquantina di persone, cosa che ha destato qualche malumore fra le Rsu: "La partecipazione è libera, non dovremmo sentirci moralmente precettati". Molti però hanno preferito non lasciare l'ufficio e alcuni, anzi, hanno chiesto di poter essere rappresentati per delega.

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