Crt, da Palenzona a Crosetto: Poggi incorona il nuovo dominus
16:12 Lunedì 24 Novembre 2025Alle Ogr va in scena il vero passaggio di potere: Big Fabrizio esce dal suo cortile di casa tra gli onori di rito, il Gigante di Marene prende il centro del palco. La presidente sfodera numeri e sorriso da reggente: celebrata come la "salvatrice" di Palazzo Perrone
Una festa per celebrare lo scampato pericolo e per accogliere il nuovo “padrone”. Altro che semplice tappa del talk “Persone, Luoghi e Idee”: alle Ogr, questa mattina, la Fondazione Crt ha apparecchiato un rito di passaggio in piena regola, con plateau di innovatori (Fabio Pammolli, Alessandro Vespignani, Tatiana Rizzante e David Avino) chiamati a fare da fondale a un’unica grande scena: il cambio della guardia a Palazzo Perrone. Il panel era dedicato a come innovazione e idee generano futuro per persone, luoghi e bene comune. In realtà, il futuro si stava già generando lì, davanti a tutti, con una ben più terrena alchimia di potere.
Perché Crt, ormai, non è più il “cortile di casa” di Fabrizio Palenzona. L’ex presidente – quello che nella narrazione interna della Fondazione era insieme patriarca e padrone – oggi si ritrova spettatore d’onore nella eterna mattinata di autocelebrazione imbastita da Anna Maria Poggi, la nuova salvatrice della patria filantropica. Lei, con aria da regista e piglio da ragioniera della rinascita, ha snocciolato le nuove direttrici strategiche del triennio 2026-2028. Ma dietro i numeri, dietro i sorrisi, dietro le fotografie, c’era un’altra pellicola: quella del passaggio simbolico del testimone tra chi per anni ha comandato davvero e chi oggi detiene la vera golden share del potere.
Patto, contrappatto e “patatrac”
Tutto inizia a marzo 2024, quando affiora il presunto “patto occulto”: un accordo segreto cucito da un (allora) fedelissimo di Palenzona, per spartirsi cariche e influenze tra Consiglio di Indirizzo e Cda. L’ipotesi di reato, roba d’altri tempi: interferenze illecite sull’assemblea e corruzione tra privati, con tanto di Regio Decreto del 1942 brandito per contestare manovre che avrebbero introdotto “interessi extra-sociali” nella governance della Fondazione. Un impianto accusatorio che somiglia più a un soufflé: gonfio all’inizio, sgonfio alla fine. Nei corridoi del Palazzo di Giustizia, infatti, già trapelano spifferi di archiviazioni multiple.
La magistratura – torinese e romana – apre due filoni: 14 indagati sul patto e un secondo fascicolo sulle dimissioni di un consigliere, presumibilmente indotto dall’allora presidente Palenzona. Pressioni, promesse di incarichi in Cassa di Risparmio di Asti e Cassa Depositi e Prestiti: questo raccontano intercettazioni e chat sequestrate dalla Guardia di Finanza. Lui, il Camionista di Tortona, al momento dell’avviso di garanzia (luglio 2024) cade dalle nuvole: “Ho denunciato io il patto all’Autorità di Vigilanza. Tutto è stato trasparente”. Fatto sta che le sue dimissioni – 22 aprile2024 – fanno partire un effetto domino: il segretario generale Andrea Varese viene sfiduciato per aver inviato documenti al Mef senza autorizzazione, mentre la notte si trasforma in palcoscenico per uno psicodramma con autonomine nelle partecipate.
Il Mef, con un sopracciglio alzato, manda gli ispettori. Scavano nei verbali, nelle mail, nelle pieghe del potere. E lo spettro del commissariamento incombe serio su una Fondazione che nel capitalismo italiano pesa come un macigno: azionista chiave di Unicredit, Generali e Mundys. A giugno, arriva la giurista ciellina. Eletta presidente, Poggi regge il timone e tenta la chirurgia plastica reputazionale: non chiudersi a riccio, ma spalancare le finestre. Anche alle Ogr.
Palenzona, il cortile e gli antichi splendori
Fin dall’inizio della sua carriera – era il 1995, presidente della Provincia di Alessandria – Palenzona si autoproietta nel consiglio di Crt. Il cortile di casa, appunto. Da lì una traiettoria inarrestabile, fino alla vicepresidenza di Unicredit. In Crt, però, negli ultimi anni la luna di miele si è trasformata in stagione travagliata, durata un anno e chiusa da dimissioni forzate, guerre interne e soprattutto dall’inchiesta sul patto occulto. Eppure, eccolo lì: in dolce vita come un bohemien alle Ogr, abbracciato ma poco amato dall’establishment cittadino. Fa il conciliatore, ostenta una ritrovata amicizia persino verso Giovanni Quaglia, il suo antico segnaposto che ha scalzato dalla poltrona di via XX Settembre in una competizione fratricida rivelatasi alla fine un boomerang. Catalizza l’attenzione senza fare nulla, come i pianeti giganti che per pura massa attirano orbite. Un passaggio di testimone plastico: dalle sue manone a quelle del ministro Guido Crosetto.
Big Fabrizio e il Gigante di Marene
I due pesi massimi non lo sono solo per modo di dire: Big Fabrizio (1,81 per più di un quintale) e il Gigante di Marene (1,96 per 110 chili variabili). Vecchia amicizia, stessa provenienza dalla sinistra Dc, dieci anni di differenza. Oggi, però, il potente vero è Crosetto: l’uomo forte, il vero protettore della Fondazione Crt. La grande lobby romana l’ha fatta lui. È lui che ha impedito il commissariamento. È lui che ha spostato montagne nei ministeri. E la Fondazione lo ringrazia. Non a parole, ma con il linguaggio che conta: quello del riconoscimento pubblico davanti a tutta Torino che pesa.
La sua mano è evidente nella nomina di Patrizia Polliotto a segretaria generale. Il link? Aldo Scarabosio, ex senatore di Forza Italia, marito della Polliotto, ai tempi braccio operativo di Crosetto quando guidava il partito berlusconiano in Piemonte. Alle Ogr, Crosetto è la guest star. Applausi, strette di mano, inchini larvati: una consacrazione laica.
La Signora degli A(g)nelli e il bacio
A sigillare il tutto arriva lei: Evelina Christillin, la Signora degli A(g)nelli, l’anima delle Olimpiadi 2006, un tempo dama di corte della Famiglia regnante l’Avvocato. Fulgida, frizzante, elegantemente strategica. Prima abbraccia calorosamente Palenzona, chiacchiera con lui come ai vecchi tempi. Poi, quando l’ex presidente esce rincorso dai giornalisti, cambia traiettoria: va a baciare Crosetto. Un gesto che vale più di cento comunicati. Christillin conosce gli equilibri come pochi. E li certifica: il vento è cambiato.
Anche la coppia della concordia (istituzionale) – il governatore Alberto Cirio e il sindaco Stefano Lo Russo – sembrano aver messo da parte antichi rancori (la bocciatura dei loro candidati per il board) e firmano una linea di credito al nuovo corso targato Poggi.
I soldi e il mostro giuridico
Due le note di giornata. La prima è la stoccata di Palenzona al Governo per il golden power sul dossier Unicredit–Banco Bpm: “Mi sembra un po’ esagerato, però bisogna sentire le ragioni. Da fuori sembra eccessivo. Comunque, il Governo ha tenuto i conti in regola”. Un buffetto, niente di più, dato il rapporto sostanzialmente buono con Giorgia Meloni.
La seconda riguarda i numeri del piano triennale Crt: 620 milioni di euro sul territorio torinese, di cui 350 per erogazioni e 270 per investimenti. “Le fondazioni bancarie oggi non sono solo soggetti che sostengono – ha spiegato Poggi – ma innovatori, tessitori, sussidiari. Abilitano processi, rafforzano ecosistemi e accelerano percorsi che rendono il territorio inclusivo e competitivo. Il nostro piano pluriennale accompagna lo sviluppo trasformando risorse e idee in opportunità concrete”. Ad applaudire, ovviamente felice, Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit, che trova finalmente mutato il clima attorno a uno dei suoi azionisti istituzionali: anche sulla Fondazione di via XX Settembre, infatti, punta per consolidare il consenso sui prossimi passi del risiko bancario.
Soldi, tanti. Relazioni, pesanti. Un ruolo da mostro istituzionale. Non a caso Giuliano Amato, il dottor Sottile, definì le fondazioni ex bancarie “mostri giuridici”: ircocervi di diritto privato con soldi pubblici. Frankenstein finanziari. E la Poggi? Nella parte della novella Inga – l’assistente che dà nuova vita al mostro – sembra perfettamente a suo agio.


