Non gli astenuti ma i pochi votanti: vince chi convince la minoranza
Stefano Rizzi 07:00 Martedì 25 Novembre 2025Le regionali in Veneto, Puglia Campania hanno confermato l'aumento dei renitenti alle urne. Nel Nord Est il calo più forte. Fornaro (Pd): "Rischio per le istituzioni democratiche. La politica si interroghi". I possibili scenari futuri, partendo da Torino
Specie in continua e rapida via di estinzione, quella dei votanti – e ancor più i tentativi di analizzare genesi e fenomenologia di questa “pandizzazione” – non possono che porre nuovi e, per alcuni aspetti, diversi interrogativi e potenziali rimedi guardando alle future tornate elettorali.
I dati delle regionali celebrate in Veneto, Campania e Puglia, con un calo della partecipazione alle urne rispettivamente dal 61,10 al 44,65% nel Nord-Est, dal 56,57 al 41,83% e dal 55,12 al 43,76% nei due territori del Sud, hanno confermato previsioni ben più facili rispetto a quelle – per nulla ardue – sull’esito delle urne. I timori della vigilia si sono trasformati in certezze: le stesse che accompagnano, una dietro l’altra, le varie elezioni da cui un numero sempre crescente di italiani decide di tenersi lontano. Qualche sporadico volo di ritorno, come per la rondine, non fa primavera. Il lungo inverno dell’astensione pare destinato a perdurare, e la politica dovrà farci i conti. Già, ma come?
È davvero il mantra – caro soprattutto alla sinistra – del convincimento da operare sui riottosi al voto la soluzione in grado di dare frutti già nelle prossime tornate? O non sarà piuttosto un inconfessato e inconfessabile ragionamento sull’esistente, ovvero sui votanti anziché sugli elettori da riportare alle urne, la strada imboccata dalla politica? Magari da quella sua componente più destrorsa, che sembra aver scippato all’avversario la paternità dello storico zoccolo duro?
Senza dubbio quello dell’astensione, perdurante e crescente, è un problema che – come osserva uno studioso dei sistemi e dei flussi elettorali quale il deputato del Pd Federico Fornaro – “deve interrogare la classe politica tutta, nessuno escluso, perché percentuali così basse di affluenza rendono fragili le nostre istituzioni democratiche”.
E mentre, auspicabilmente, la politica si interrogherà, nel suo precipuo interesse di conservare e possibilmente aumentare i consensi potrebbe davvero trovarsi a predicare il recupero degli astenuti e a razzolare sul terreno dei votanti rimasti: cercando più di preservare la non poi così vasta base elettorale, anziché alimentare speranze nel recupero di quella sgretolatasi anno dopo anno.
Tra gli auspici non può che esserci quello di vedere proposte e figure capaci di risvegliare dal lungo sonno quei milioni di aventi diritto al voto che quel diritto hanno deciso – e probabilmente decideranno ancora – di non esercitare.
Gli esercizi in tal senso, soprattutto a sinistra – giacché l’essere al governo e avere lì la leader del principale partito pone il problema in tono decisamente minore, se non proprio non lo pone, alla parte avversa – sembrano allo stato embrionale e pure un po’ confusionale.
Le consultazioni prossime venture, dalle politiche alle amministrative più rilevanti – tra cui non possono non essere annoverate quelle in grandi città come Torino o le regionali attese in Lombardia e forse in anticipo pure in Piemonte – potranno fornire verifiche sulle opzioni, più o meno dichiarate, di questo o quel partito, di questa o quella coalizione.
Fornaro non ha dubbi sul fatto che “ormai è evidente che le prossime elezioni politiche saranno vinte da chi riuscirà a recuperare la fiducia anche solo di una parte di questo popolo di non votanti”. E la storia, anche recente, gli dà ragione: così come quando osserva e rimarca quanto possa pesare, specie nelle consultazioni sentite più vicine dai cittadini, il profilo dei candidati e le loro proposte, per risvegliare l’interesse e la speranza in chi l’ha persa guardando alla politica e punendola o, nel migliore dei casi, ignorandola restando lontano dalla cabina elettorale.
Capiterà così? E quanto tempo ci vorrà per invertire quel percorso verso l’estinzione della specie dei votanti? Nel frattempo, chi può escludere il rischio – assai concreto – che a vincere le prossime contese elettorali non sia tanto chi riuscirà a riportare ai seggi gli astenuti di oggi e di ieri, quanto chi riuscirà a convincere quella minoranza sempre più protetta e curata come i panda?
Lontani i tempi in cui, a fronte di una scarsa affluenza, i pronostici poi confermati davano in vantaggio la sinistra, in quanto capace di catalizzare il proprio elettorato e convincerlo ad andare a votare. Oggi questa capacità pare essersi spostata di campo.
Questo almeno al primo turno, laddove sia previsto il ballottaggio. E ciò non solo spiega, ma trova conferma, nel disegno che arriva dall’attuale maggioranza di governo – in primis da Fratelli d’Italia – per abbassare la soglia entro la quale il candidato sindaco viene eletto al primo turno: privando o limitando il centrosinistra, in particolare il Partito Democratico, di quella potenzialità aggregante tra potenziali alleati più volte mostrata al ballottaggio. E quella, pur sempre più erosa dall’astensione, nei confronti di quegli elettori affinché non restino tali e, resistendo all’estinzione, continuino a essere anche votanti.


