ECONOMIA DOMESTICA

Silicon Box, Roma frena ancora: Novara tra Mattarella e Urso

Nuove preoccupazioni sull'operazione che dovrebbe far nascere in Piemonte il primo (e unico) stabilimento del colosso di Singapore. Il difficile rapporto tra Mimit e Invitalia, guidata dal nipote del presidente della Repubblica, non aiuta. Ma c'è una soluzione

Arrivano nuovamente segnali preoccupanti da Roma sul futuro dello stabilimento di Silicon Box a Novara. Secondo fonti qualificate tra Mimit di Adolfo Urso, il Ministero delle Imprese e Invitalia, l’operazione di venture capital è sotto forte scrutinio. I tecnici manifestano dubbi sulla procedura dell’investimento, inoltre il colosso di Singapore incontrerebbe difficoltà a raccogliere ulteriori capitali necessari a garantire l’intervento statale.

In realtà, il colosso asiatico avrebbe già chiuso un round da 650 milioni di dollari, con il coinvolgimento di Lam Research (Usa), Tdk (Giappone) e Tata Industries (India). L’operazione, così com’è allo stato attuale, inoltre, ha ricevuto il via libera della Commissione Ue, che ha deliberato circa 2 miliardi di aiuti di Stato. Eppure, nonostante queste garanzie, la resistenza romana permane.

Secondo rumors, non aiuterebbe nemmeno il rapporto, definito difficile, tra il ministro Urso e Bernardo Mattarella, nipote del Presidente della Repubblica e ad di Invitalia, che avrebbe contribuito a rallentare le decisioni. La vicenda si trascina ormai da mesi tra richieste di ulteriori garanzie e continui rinvii. Al punto che, secondo fonti a conoscenza del dossier si starebbe valutando di spostare il tavolo decisionale dal Mimit al Mef di Giancarlo Giorgetti anche in virtù dei risvolti fiscali rilevanti che porterebbe l’operazione.

Il progetto

Il futuro della Silicon Box di Novara era stato presentato come un progetto destinato a creare un distretto della microelettronica in Piemonte. Alla fine di giugno 2024, il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e il ministro Urso firmavano a Roma l’accordo per realizzare, ad Agognate, alle porte di Novara, una fabbrica di semiconduttori. All’altro capo del tavolo c’era Silicon Box, società di Singapore diventata in soli tre anni un unicorno, cioè un’impresa dal valore superiore a 1 miliardo di dollari.

Il colosso asiatico dovrebbe in Piemonte un investimento complessivo di 3,2 miliardi di euro, con la prospettiva di creare 1.600 posti di lavoro diretti a partire dal 2028. Il progetto si basa sui chiplet, chip assemblabili come mattoncini Lego, tecnologia che rende i semiconduttori più efficienti e meno costosi, particolarmente adatta allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

I fondatori del gruppo – Sehat Sutardja e Weili Dai, già proprietari negli Usa di Marvell Technology (57 miliardi di capitalizzazione), insieme a Byung Joon Han (ex dirigente della cinese Jcet) – avevano progettato la fabbrica di Novara come la più avanzata del gruppo, anche rispetto a quella di Singapore, sempre che i piani non venissero modificati in corsa.

Invitalia frena

Il progetto prevede una quota pubblica di circa il 30%, pari a 1,3 miliardi di euro. Pur essendo il Governo a dettare le linee strategiche, a erogare i fondi è Invitalia, guidata da Bernardo Mattarella, che ha assunto una posizione piuttosto coriacea sull’operazione.

Invitalia ha sollevato due questioni principali: l’entità dell’investimento e la partecipazione di Silicon Box al rischio. Il Governo ribadisce che si tratta di un investimento strategico nazionale, già approvato dalla Commissione Europea con il via libera agli aiuti di Stato. La burocrazia romana, però, ha ulteriormente complicato i tempi, e l’intervento diretto del sindaco Alessandro Canelli, nella sua veste di commissario straordinario, e del capo di gabinetto del ministero Federico Eichberg sembrava aver sbloccato l’iter. Fino alle più recenti voci.

Partita intricata

Il quadro globale non è favorevole: dazi e conflitti hanno minato la stabilità economica internazionale, e diverse aziende europee del settore – in Francia, Germania, Spagna e Polonia – hanno già ridimensionato i propri progetti. In Italia, i costi di energia e manodopera elevati rendono indispensabile il sostegno pubblico. Eppure, Novara resta la scelta più solida per la prima fabbrica europea di Silicon Box. Agognate offre una posizione logistica strategica: snodo autostradale e ferroviario, a pochi passi da un grande magazzino Amazon, e a soli 20 minuti dall’aeroporto di Malpensa.

Oggi, con i nuovi dubbi da Roma e le resistenze tecniche e politiche, il futuro dello stabilimento resta appeso a un filo. Tra miliardi di investimenti, complessità istituzionali e logiche di potere, la vicenda di Silicon Box a Novara è il simbolo di una intricata partita industriale e finanziaria, dove ogni mossa richiede garanzie, strategie e pazienza. Tanta pazienza.