SANITÀ

Città della Salute, bilancio ai raggi X.
I medici: "Spiegate i 7 milioni cancellati" 

Sotto i riflettori la somma destinata a ridurre la liste d'attesa, depennata dal consuntivo 2024. La Cgil chiede a Tranchida spiegazioni sulla gestione dell'intramoenia. Dopo la "visita" della Finanza in corso Bramante meno entusiasmo e più preoccupazioni

Che destino avranno gli oltre 7 milioni che, invece di finire nel fondo per ridurre le liste d’attesa, sono stati cancellati dal bilancio 2024 della Città della Salute?  La domanda che, in qualche modo, non sembra dare del tutto per scontata la decisione con cui il direttore generale Livio Tranchida ha in pratica dato per persi tutti quei soldi, arriva dai medici iscritti alla Cgil. In una lettera indirizzata al vertice dell’azienda ospedaliera di corso Bramante il sindacato accende un ulteriore faro su una questione che, al di là della firma di Tranchida sul consuntivo dello scorso anno e le esternazioni forse un po’ eccessivamente trionfalistiche che l’hanno salutata lo scorso novembre, resta ancora da chiarire. 

Conti rossi, Fiamme Gialle

Non è un caso che sia proprio la cancellazione di quel credito, la cui destinazione doveva essere quella di consentire ai cittadini di avere tempi più brevi per ottenere le prestazioni, uno degli aspetti all’attenzione della Procura della Repubblica. Peraltro, sugli oltre sette miliardi e la sua cancellazione deve ancora esprimersi la direzione regionale della Sanità con a capo Antonino Sottile

E, ancora, come abbiamo scritto ieri, nessuno può escludere obiezioni da parte del Mef rispetto alla decisione di eliminare la notevole somma, assunta in corso Bramante anche con il sostegno del parere di un consulente esterno. 

Poco più ventiquattr’ora dall’arrivo della Guardia di Finanza in corso Bramante per acquisire, su disposizione dei pubblici ministeri, il bilancio e la documentazione relativa, la Cgil nella sua rappresentanza dei camici bianchi chiede conto di quella cifra, ma non solo. Restando sempre nell’ambito di quel settore segnato da non poca confusione e oggetto d’indagine che è l’intramoenia, il sindacato chiede “come sia possibile che a fronte di un totale dei ricavi minore nel 2024 rispetto al 2023, l’accantonamento del fondo di perequazione sia minore nel 2023 rispetto allo scorso anno”.

I soldi dei fondi

Il fondo cui si fa riferimento è quello che dovrebbe compensare gli scarsi o mancati introiti di quel personale medico che non può svolgere come altri colleghi la libera professione. Si è scoperto, invece, che in virtù di una delibera del 2016 quei soldi sarebbero stati distribuiti anche a dirigenti non sanitari. 

La decisione del direttore generale Tranchida di sospendere l’erogazione di quegli extra è arrivata in questi giorni, ma la questione resta del tutto aperta con i camici bianchi non poco irritati dopo aver scoperto di aver “condiviso” con altri dipendenti non sanitarie quel fondo che la legge riserverebbe a loro.

Le domande della Cgil 

Nella lettera ai vertici della Città della Salute, la Cgil scrive inoltre: “Considerando che il cosiddetto fondo Balduzzi e il fondo perequazione costituiscono fondo aziendale in percentuale pari al 5% della massa dei proventi dell’attività libero-professionale, come mai il valore incide per lo stesso ammontare sul totale dei ricavi nel 2024, mentre nel 2023 il fondo perequazione è circa la metà rispetto al Fondo Balduzzi?”.

"Risultato straordinario"

Tra ulteriori approfondimenti della Procura della Repubblica, carte che saltano fuori dopo anni, le incognite del Mef, un vertice tecnico della sanità regionale che passa al microscopio il bilancio prima di decidere se e quando sottoscriverlo per mandarlo sul tavolo della giunta di Alberto Cirio e, forse non da ultimo, le domande dei sindacati, l’aria che tira al grattacielo così come in corso Bramante appare ben diversa da quella di poche settimane fa.

Quel “risultato straordinario ottenuto in sei settimane”, come venne salutata la firma dall’assessore Federico Riboldi con un contorno di altrettanto entusiasti corifei, oggi sembra un po’ meno straordinario. E un po’ più oggetto di dubbi e interrogativi, non ancor cancellati come i sette milioni per le liste d’attesa.

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