VENTI DI GUERRA

"Ripensare la Difesa del Paese". La Leva (volontaria) di Crosetto

Da Parigi il gigante di Marene avverte sulla necessità di riorganizzare le forze armate italiane seguendo l'esempio di altri paesi europei, per prepararsi a un eventuale conflitto. "Proporrò un disegno di legge, la decisione finale spetterà al Parlamento"

Armiamoci e partite? Intanto arruolatevi. Da Parigi, dove ha incontrato la sua omologa francese Catherine Vautrin, il ministro della Difesa Guido Crosetto rilancia il dibattito sulla sicurezza nazionale, annunciando l’intenzione di proporre al Parlamento una bozza di legge per ridefinire l’assetto delle forze armate italiane, includendo anche l’ipotesi di reintrodurre una forma di servizio militare. Le sue parole, rilasciate nel corso di un’intervista al Tg3, segnano un nuovo capitolo nella discussione sulla difesa europea in un contesto internazionale caratterizzato da instabilità crescente, con il timore diffuso tra le cancellerie occidentali che un accordo di pace in Ucraina troppo vantaggioso per la Russia possa invogliare Vladimir Putin ad attaccare altri paesi, compresi gli Stati membri dell’Unione Europea e della Nato.

Deciderà il Parlamento

Interrogato sulla possibilità di seguire il percorso intrapreso da Francia e Germania — dove il tema della leva è tornato al centro dell’agenda politica — il gigante di Marene non ha escluso un ritorno del servizio militare anche in Italia. “Reintrodurre un nuovo servizio militare? Se lo deciderà il Parlamento sì”, ha affermato. Il ministro ha quindi spiegato di voler presentare prima in Consiglio dei ministri e poi in Parlamento una bozza di disegno di legge che affronti non soltanto il tema del numero dei militari, ma soprattutto di organizzazione e di regole, avente l’obiettivo di “garantire la difesa del Paese nei prossimi anni”.

Europa in allerta

Dalla capitale francese, Crosetto ha evidenziato come la situazione internazionale stia spingendo gli Stati europei a rivedere le scelte compiute negli ultimi decenni: “Abbiamo costruito modelli che riducevano il numero dei militari. Oggi tutte le nazioni europee li stanno mettendo in discussione e stanno pensando di aumentare le forze armate. Alcuni hanno addirittura ripristinato la leva”. Da qui l’invito a una riflessione anche in Italia: “Ci sono motivi di sicurezza che rendono importante farlo”. Il ministro piemontese non vuole però forzature, immaginando piuttosto un percorso parlamentare ampio, partecipato, lontano dalla logica del decreto: “Le regole nel settore della difesa devono essere il più condivise possibile e nascere nel luogo di rappresentanza del popolo”, ha dichiarato.

Ucraina, no alle truppe europee sul campo

Nel suo intervento, Crosetto ha affrontato anche il nodo ucraino, escludendo categoricamente l’ipotesi di inviare contingenti europei sul territorio del Paese invaso: “Quante truppe servirebbero? 200.000? 300.000?”, si è chiesto il ministro, spiegando che la sicurezza dell’Ucraina deve poggiare sulla garanzia internazionale che la Russia non possa tornare a violarne i confini. L’Europa, secondo lui, avrà il compito di sostenere Kiev nella ricostruzione e nel mantenimento delle proprie forze armate: “Avranno bisogno di addestramento, di rigenerare le truppe e di ricostruire un’economia normale. Su questo l’Europa dovrà essere al loro fianco”.

“Non sono ottimista su Putin”

Sulle intenzioni del Cremlino, Crosetto mantiene il massimo riserbo, nonchè una forte prudenza: “Non so cosa abbia in testa Putin. Ci auguriamo che questa volta la Russia voglia veramente trattare, ma non sono ottimista: continua ad arruolare militari, ad aumentare le riserve e gli investimenti”. Le prossime settimane, secondo il ministro, saranno decisive per capire se esistano davvero le condizioni per aprire una trattativa: “Mi auguro di sì. Se ci sarà, l’Italia farà la sua parte”.

Un dibattito destinato a crescere

Le parole di Crosetto rimettono al centro la questione della leva militare, un tema che tocca sicurezza interna, equilibri geopolitici, tenuta delle società occidentali e identità nazionale. La bozza di legge annunciata promette di aprire un confronto ampio, potenzialmente divisivo, ma ormai inevitabile per un continente come quello europeo, che si trova a fare i conti con scenari di conflitto che si pensavano appartenere al passato novecentesco, ma che a partire dal 24 febbraio 2022, data d’inizio di quella che Putin ha definito “operazione speciale” in Ucraina, sono tornati prepontemente d’attualità.

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