Intramoenia a maglie larghe: al Tar il nodo sul conteggio delle visite
Stefano Rizzi 18:52 Giovedì 27 Novembre 2025Nel nuovo regolamento una modifica del testo aumenta il volume delle prestazioni a pagamento. Il padre della legge, il leghista Icardi: "Non torniamo indietro in acque torbide". Attesa la decisione del tribunale amministrativo a cui si è rivolto il sindacato Cimo
Si gioca sulla bilancia tra le prestazioni pagate dal servizio sanitario e quelle per cui i pazienti mettono mano al portafogli la complessa gestione dell’intramoenia che in Piemonte nelle scorse ore ha portato il sindacato dei medici Cimo a impugnare la recente legge in materia adottata dalla Regione.
Ma se la legge dello Stato prevede che quella bilancia debba stare in equilibrio non consentendo che visite, esami e interventi a pagamento superino la quantità di quelli erogati dagli stessi medici nell’ambito del servizio sanitario nazionale, la questione si ingarbuglia quando nel momento in cui si stabilisce quali siano le prestazioni pagate al massimo col ticket da mettere sul piatto.
E questo è proprio uno dei punti della legge voluta e predisposta dall’ex assessore alla Sanità Luigi Icardi (Lega). Se il testo originario sostanzialmente ribadiva il principio della norma nazionale, quello modificato con un emendamento proposto dallo stesso Icardi allarga di molto la platea delle prestazioni, non limitandosi a quelle puramene ambulatoriali.
Nel piatto finiscono infatti anche quelle fatte ai pazienti ricoverati e pure in Pronto Soccorso. Un aumento che ha come logica conseguenza quella di consentire un altrettanto corposo incremento delle prestazioni a pagamento che, vista la carenza vera o presunta di locali all’interno degli ospedali, si riversa sempre più verso cliniche e strutture private.
Una decisione che pur apparendo in contrasto con la norma nazionale, Icardi rivendica e difende. “Se il Tar farà dei rilievi, modificheremo la legge – dice allo Spiffero – ma una cosa è certa: non lasceremo in Piemonte nelle acque torbide in cui è stato fino adesso su questa materia”.
Nell’attesa del pronunciamento del tribunale amministrativo che potrebbe imporre una sospensiva all’atto della Regione bloccandone l’applicazione, i legali del sindacato tra le contestazioni sollevate davanti ai giudici pongono anche quella che appare forse la più potenzialmente foriera di conseguenze e che riguarda appunto il conteggio delle prestazioni. Per Cimo è contra legem “la previa individuazione delle attività istituzionali nei confronti delle quali dovrà essere svolto il confronto sui volumi”.
Proprio sulla modifica del testo poi approvato dal consiglio regionale con i soli voti della maggioranza, c’è chi dai banchi di opposizione di Palazzo Lascaris oggi rivendica le perplessità e contrarietà espresse di fronte a quell’emendamento. “Quando ieri abbiamo visto l’emendamento che è stato concordato con i direttori generali delle aziende sanitarie – diceva all’epoca la capogruppo dei Cinquestelle Sarah Disabato – questa cosa ci ha preoccupato ancora di più perché dobbiamo garantire che il regolamento rispetti le norme nazionali”. La pentastellata richiamava anche la necessità “di evitare impugnative”. Timori che oggi trovano conferma e che le fanno dire come “ancora una volta la sanità è governata con approssimazione e da una maggioranza cieca e sorda ad ogni richiamo al rispetto delle regole”.
Regole di cui la maggioranza rivendica il rispetto, che dopo il ricorso al Tar da parte del sindacato potrebbe essere posto in discussione dai giudici. Nell’attesa del cui pronunciamento la vicenda si sposta sempre più sul piano politico, pur tuttavia non escludendo possibili risvolti giudiziari.
Che l’autore della legge e il suo successore alla guida della Sanità, Federico Riboldi (FdI), intendano procedere sulla strada tracciata lo conferma anche una circolare inviata poco prima che al grattacielo arrivasse la notizia del ricorso. Nella pec Icardi scrive a Riboldi e per conoscenza a tutti i direttori generali, sollecitando le aziende sanitarie “alla completa applicazione del regolamento”. Quando si dice la coincidenza.


