Chiarelli è fuori di Coccia:
Novara "processa" l'assessora
17:00 Venerdì 28 Novembre 2025
La sorella d'Italia degradata finisce sul banco degli imputati a Palazzo Cabrino. Accusata di tirare alle lunghe sul rinnovo della convenzione con il Teatro della città. Che si trova in una difficile stretta finanziaria. Una levata di scudi bipartisan. Neppure il suo partito la difende
Ieri, nell’ultimo Consiglio comunale di Novara, si è consumato un vero e proprio processo politico, un dibattito durato oltre un’ora che ha trasformato l’aula di Palazzo Cabrino in un’arena dove le accuse sono rimbalzate senza sconti. Al centro della scena, Marina Chiarelli, assessora alla Cultura della Regione Piemonte, bersagliata da ogni fronte: non solo dall’opposizione – cosa quasi fisiologica nella dialettica politica – ma soprattutto dalla maggioranza e perfino dal sindaco Alessandro Canelli.
Dito puntato
Tutti, senza eccezioni, hanno puntato il dito sulla stessa questione scottante: il vuoto totale della Regione sul Teatro Coccia. E in quel clima, che non aveva nulla della normale routine amministrativa ma assomigliava piuttosto a un tribunale, la cosa che ha colpito è stato il silenzio della maggioranza: i consiglieri di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia non solo non l’hanno difesa ma neppure hanno provato a mitigare le critiche nei confronti della loro assessora regionale. Nessuno che si sia alzato a prenderne le parti. Nessuno che abbia provato almeno a “contestualizzare”, come si usa in questi casi. Silenzi e parole che suonano come un messaggio politico preciso, un segnale in codice che non lascia spazio a interpretazioni.
Parliamo proprio di lei, dunque: Marina Chiarelli, l’assessora targata Fratelli d’Italia, declassata, rimasta con la sola delega alla Cultura dopo essere stata degradata sul campo, perdendo Turismo e Sport, finite nelle mani del compagno di partito Paolo Bongioanni. Mollata al suo destino dallo stato maggiore meloniano – che ormai quasi la tratta come un’appestata, al punto da non averla neppure citata alla manifestazione a Torino per i tre anni del Governo Meloni – anche a casa sua, Novara, la città di cui è stata vicesindaco fino all’elezione in Regione, è finita al confino. Scaricata senza cerimonie.
Fondi in ritardo
Il cuore del problema, quello che ha acceso gli interventi dei consiglieri novaresi ripetuti come un refrain ossessivo, è il ritardo nei trasferimenti dei fondi regionali al Coccia. La Fondazione del Teatro ha una convenzione triennale da 500mila euro l’anno con la Regione (altri 500mila li aggiunge il Comune): convenzione scaduta nel 2024. E da allora solo un balletto imbarazzante: prima il rinnovo promesso per luglio 2025, poi rinviato a ottobre, e ora, a fine novembre, ancora niente. Dodici mesi di rassicurazioni a vuoto – “serve una firma”, “si sblocca a breve”, “domani arriva tutto” – mentre la Fondazione presieduta generosamente dall’imprenditore Fabio Ravanelli (non percepisce emolumenti e, anzi, ci mette persino di tasca sua) si ritrova ogni giorno a fare i conti con un bilancio sempre più sotto tensione, una programmazione che rischia di deragliare e un teatro che soffoca, stretto in una morsa finanziaria.
L’unico Teatro di Tradizione del Piemonte, riconosciuto a livello nazionale, lasciato in sospeso da un anno senza una motivazione chiara. Perché oltre ai soldi – che come sempre avviene arrivano con tempi biblici, a babbo morto – il mancato rinnovo impedisce alla Fondazione perfino di andare in banca a farsi anticipare i fondi. Una zavorra che genera una tensione finanziaria inevitabile. Una situazione più volte denunciata, con crescente preoccupazione, da Ravanelli fin dalla presentazione della stagione teatrale: conti difficili, programmazione strozzata, perfino le assunzioni a rischio. Ma ieri si è andati ben oltre la denuncia tecnica: la politica ha deciso di affondare il colpo, trasformando il dibattito in un affondo senza pietà.
“Dimenticata”
E la Chiarelli? Un muro di gomma. Impenetrabile. Distante, nel senso che appena può prende il largo per eventi e manifestazioni in giro per l’Italia e per il mondo. Un atteggiamento che più d’uno ha attribuito a una sorta di rancore verso la città che si mostra insofferente nei suoi riguardi. A Novara lo hanno capito fin troppo bene: la Regione non paga, e il Coccia paga le conseguenze. E ciò che è emerso ieri con assoluta chiarezza è che la Chiarelli – che fino a un anno e mezzo fa veniva considerata espressione politica del territorio – sembra essersi completamente dimenticata della sua città. “Dimenticata”: il termine usato in Consiglio, una parola che riecheggia come un’accusa irrevocabile.
Politicamente isolata
La frase che ha chiuso ogni margine di interpretazione l’ha pronunciata il sindaco Canelli, con tono netto e misurato: “Così non si può andare avanti, servono atti, non promesse”. Una frase che, in un contesto del genere, vale più di un’intera mozione. Più di un consigliere ha sottolineato, con freddezza, che non si può trattare in questo modo l’unico Teatro di Tradizione del Piemonte.
E mentre la seduta procedeva, una sensazione diventava sempre più evidente: la Chiarelli veniva politicamente isolata, senza che nessuno provasse a tenderle una mano. Nessuna difesa. Nessuna attenuante. Un isolamento totale che a Torino – dove certi segnali vengono letti con estrema rapidità – suona già come un campanello d’allarme, un avviso di sfratto. Perché se in Regione l’assessora sembra aver perso presa, a Novara ormai appare davvero un corpo estraneo.


