CONCORDIA ISTITUZIONALE

Barattolo, escamotage di Cirio per placare Ricca e Marrone
(e dare una mano a Lo Russo)

Sarà una convenzione ad hoc tra Regione e Comune di Torino a salvare il mercato di libero scambio e soprattutto i 300mila euro per il commercio. E così il governatore media tra i due galletti del centrodestra e consolida l'intesa con il sindaco

Dopo le polemiche, ecco il salvacondotto. Sulla spinosa questione del Barattolo, che agita la sua stessa maggioranza, il governatore Alberto Cirio sembra aver trovato l’escamotage per salvare capra e cavoli: per il mercato di via Carcano è in arrivo una convenzione ad hoc, e il Comune di Torino non perderà nemmeno uno dei 300 mila euro destinati dal bando per i Distretti del commercio. Gli operatori del settore possono tirare un sospiro di sollievo, e il sindaco Stefano Lo Russo ringrazia l’amico che siede al 40esimo piano del Grattacielo Piemonte per averlo cavato d’impaccio.

La legge anti-suk

La questione è esplosa nei giorni scorsi con la lettera recapitata dagli uffici regionali a Palazzo Civico, ma si protrae almeno dalla scorsa estate, quando all’interno del Decreto Omnibus, su spinta del capogruppo leghista Fabrizio Ricca, è stato inserito un emendamento che abbassava da 18 a 12 il numero massimo di giorni annuali in cui poter organizzare i banchi. Il provvedimento lasciava la possibilità di ottenere una deroga, subordinandola a un preventivo accordo con la Regione: in caso di inadempienza, il Comune sarebbe stato escluso dai bandi.

La norma, pur approvata a Palazzo Lascaris, è rimasta però disattesa, scatenando l’ira dello stesso Ricca, che per riportare l’attenzione sul tema, sollecitando gli uffici regionali a presentare ricorso al Tar, ha addirittura bloccato una seduta del Consiglio Regionale, facendo venir meno il numero legale. Il ricorso non c’è stato, ma al suo posto è arrivata la lettera a Palazzo Civico: se non rispettate la legge regionale, addio ai bandi del commercio e a 300 mila euro di risorse.

La rivolta dei commercianti

Una decisione che ha fatto storcere il naso all’opposizione di centrosinistra – che in Sala Rossa è maggioranza – che ha paventato il rischio di “consegnare le fragilità sociali all’illegalità”, ma non solo. L’Ascom Confcommercio, associazione che riunisce quasi ottomila commercianti torinesi e che storicamente costituisce un importante bacino di voti per il centrodestra, non ci sta: “Siamo sorpresi e preoccupati, ed è particolarmente grave che ciò avvenga proprio mentre Ascom sollecita maggiore attenzione per il commercio di prossimità e lavora con le istituzioni per attuare interventi concreti a sostegno delle imprese” ha dichiarato la sua presidente Maria Luisa Coppa.

“I Distretti del Commercio sono una buona pratica riconosciuta e apprezzata, capace di generare benefici reali per il tessuto economico e sociale locale. Non possiamo accettare che l’interesse delle imprese venga sacrificato per motivi politici o tecnicismi burocratici”. Una presa di posizione che ha spiazzato anche la stessa maggioranza, con il governatore Cirio costretto a correre ai ripari, pur senza scontentare gli alleati.

Il Derby interno

Ragione fondante di questo provvedimento è infatti il rapporto tutt’altro che idilliaco che intercorre tra Lega e Fratelli d’Italia all’interno della coalizione a sostegno di Cirio. Rispetto alla legislatura precedente i rapporti di forza tra i due partiti si sono completamente ribaltati, e Fabrizio Ricca, che fino allo scorso anno poteva vantare i gradi di Assessore allo Sport, con annessa gestione di dossier importanti, ha dovuto lasciare il suo posto in giunta, diventando così un cane da guardia della maggioranza, ma che sovente non rinuncia a mordere ai polpacci l’alleato meloniano. Qui si gioca una partita nella partita con Maurizio Marrone, assessore al Welfare e uomo forte di FdI a Torino, in pole position per essere lo sfidante di Lo Russo alle prossime comunali.

Ricca, che rappresenta invece la Torino leghista, ha provato a superarlo a destra (e visto il profilo di Marrone ce ne vuole) su parecchi temi, a partire da quelli securitari, chiedendo la mano dura sul centro sociale Askatasuna (già nel mirino di Marrone, autore del provvedimento che punta a bloccare il patto di collaborazione con il Comune) e sullo stesso Barattolo, considerato un ricettacolo di malaffare, dove si realizza la compravendita di merce di dubbia provenienza. “Dicono che il Barattolo serve a bloccare l’abusivismo, ma in realtà lo alimenta”, ha dichiarato l’assessore. “Se il Comune non vuole perdere i soldi, smetta di violare la legge”. Parole assai simili a quelle di Ricca, in un derby interno che rischia di esplodere nelle mani di Cirio, sempre attento a rispettare gli equilibri interni. E che anche stavolta ha dovuto spolverare l’arte della mediazione.

Il salvacondotto

Il presidente non ha infatti alcun interesse a bloccare i bandi, che danneggerebbero cittadini e commercianti torinesi, molti dei quali suoi elettori. Ma soprattutto non ha alcuna intenzione di minare il rapporto personale con il sindaco Lo Russo, un entente cordiale che nel tempo si è trasformato in una vera e propria amicizia. Da qui la soluzione che prova a mettere tutti d’accordo: il Barattolo viene sottratto dalla norma attuale attraverso una convenzione ad hoc tra la Regione e il Comune, in questo modo potrà continuare a svolgersi oltre il limite dei 12 giorni, previa però “la garanzia di un percorso di legalità tramite l’inventario, anche sotto autocertificazione da parte dei venditori”.

La classica mossa langhetta che non scontenta nessuno: il Comune avrà i suoi 300 mila euro, i commercianti non saranno penalizzati e il Barattolo può andare avanti, ma rispettando tutti i crismi della legge come chiedono Ricca e Marrone. Sempre che gli interessi di partito non prevalgano anche stavolta, rinfocolando il derby a destra. Ma in questo caso l’oggetto degli eventuali attacchi sarebbe il presidente da loro sostenuto.

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