Il canguro fa saltare il Pd: Pentenero sotto accusa
Davide Depascale 16:15 Sabato 29 Novembre 2025L'emendamento di Marrone sulla sua legge sull'edilizia sociale ha preso in contropiede le opposizioni, così la capogruppo dem finisce nuovamente nel mirino dei suoi: in chat le chiedono spiegazioni ma lei fa spallucce. I riformisti silenti, malumori nell'area Schlein
L’incipiente atmosfera natalizia non basta a rassenerare gli animi all’interno del Pd del Piemonte. L’assessore al Welfare Maurizio Marrone li ha fregati con il suo canguro, e ora le chat di partito ribollono. Così nel mirino ci finisce nuovamente la capogruppo a Palazzo Lascaris Gianna Pentenero, cui imputano di non aver gestito la situazione nel migliore dei modi anche questa volta, facendosi beffare dalla maggioranza di centrodestra, che in lei sembra aver trovato l’anello debole, facendo leva anche sullo scarso feeling con le altre capogruppo di opposizione. Così più di qualcuno, all’interno del partito, a iniziare dall’area Schlein cui la stessa Pentenero appartiene, chiede un cambio di passo.
Il danno e la beffa
Il patatrac si consuma lo scorso mercoledì, nella seduta del Consiglio Regionale dedicata alla discussione del ddl 107, meglio noto come “Legge Marrone sull’edilizia sociale”, che prevede la possibilità di affidare una quota degli alloggi popolari a enti terzi. Un provvedimento che ha fatto gridare alla “svendita di patrimonio pubblico” da parte delle opposizioni, che per questo motivo il giorno prima hanno di fatto bloccato i lavori di aula, impedendo la discussione presentando richieste di sospensiva e questioni pregiudiziali, tenendo in canna il colpo più grosso: 2600 emendamenti per ingolfare l’iter.
Ma nemmeno 24 ore dopo la strategia ostruzionista della minoranza si è sciolta come neve al sole: l’assessore di Fratelli d’Italia ha proposto a sua volta un emendamento, che andava a sostituire l’articolo precedente (che costituiva l’ossatura della legge) al quale era collegata l’intera sfilza di emendamenti, che così diventavano inammissibili. È il cosiddetto “canguro”: scacco matto, la legge viene approvata in giornata senza troppi patemi.
Per l’opposizione al danno si aggiunge la beffa, visto che nella fretta del voto l’emendamento canguro viene approvato pure senza il voto contrario dei consiglieri di minoranza, che si limitano a non votare. Una discreta figuraccia, di cui viene chiesto conto alle capogruppo, soprattutto a quella del principale partito di opposizione che in teoria dovrebbe dettare la linea.
Le chat ribollono
Così nelle ore immediatamente successive in tanti tra i dem chiedono spiegazioni alla capogruppo Pentenero: come può una politica navigata, che in carriera è stata sindaca, assessore e oggi è consigliera regionale essersi fatta beffare in questo modo? Avrebbe dovuto essere lei a istruire le sue colleghe più giovani – Sarah Disabato del M5s, Alice Ravinale di Avs e Vittoria Nallo di Stati Uniti d’Europa – sulla mossa più giusta da fare, ma non è riuscita a imporsi.
Un film già visto nei mesi scorsi: in occasione della discussione sul decreto Omnibus, che conteneva il tanto vituperato aumento dell’Irpef da parte della Giunta Cirio, l’input di fare ostruzionismo (che ha spinto la maggioranza alla discussione a oltranza in Commissione) non è partito certo da lei, che sembrava essersi rassegnata a far passare il provvedimento senza sostanzialmente combattere. Anche in quel caso la sua capacità di esercitare la leadership sulla coalizione venne messa in discussione, ma stavolta, più che gli alleati, sono gli esponenti della sua stessa area, quella vicina alla segretaria Elly Schlein, a chiedere chiarimenti nelle chat di partito.
Tra gli altri spiccano i nomi di Elena Ceretto, responsabile della formazione politica nella segreteria regionale dem e collaboratrice dell’assessore comunale torinese Chiara Foglietta; e del cuneese Stefano Ciccone, anche lui membro della segreteria regionale con delega all’agricoltura, molto vicino alla vicepresidente del partito Chiara Gribaudo.
E mentre le chat ribollono, Pentenero fa spallucce, continuando a sostenere l’efficacia della sua azione. Un atteggiamento che ha indispettito e non poco proprio gli esponenti della sinistra dem, coloro che dapprima hanno spinto affinché fosse lei la candidata presidente del centrosinistra contro Alberto Cirio (quando il riformista Daniele Valle aveva già affisso manifesti in tutto il Piemonte) e poi a imporla come capogruppo in via Alfieri. Una fiducia, almeno finora, non troppo ripagata.
Il silenzio dei riformisti
In questo scenario, colpisce l’atteggiamento silente dell’ala riformista del partito, che anziché cogliere la palla al balzo per chiedere la testa della rivale interna preferisce stare alla finestra. Il motivo è fin troppo semplice: gli assetti locali del Pd non sono mutati dopo la vittoria di Schlein su Stefano Bonaccini alle primarie del 2023, e chi sosteneva quest’ultimo è rimasto al suo posto, come il segretario regionale Domenico Rossi e l’omologo della città metropolitana di Torino Marcello Mazzù. A questo si aggiunge che un altro riformista, il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, è in piena corsa per essere riconfermato nel 2027. Aprire fronti interni, con il rischio di mettere in discussione gli organigrammi potrebbe creare problemi proprio all’inquilino di Palazzo civico. Per il momento, meglio evitare.
Il segretario ecumenico
Così la palla passa nelle mani del segretario Rossi, a cui tocca il compito di recepire il malcontento senza che questo possa alterare gli equilibri. Figura ecumenica all’interno del partito, Rossi non è tipo da strappi improvvisi, e a chi in questi giorni lo sta sollecitando a prendere posizione su questo tema, la sua risposta è più che cauta: si può e si deve fare di meglio per contrastare il centrodestra, ma la capogruppo non è in discussione.
E in tal senso va letto il comunicato diffuso in mattinata, firmato proprio insieme a Pentenero, dove denuncia la violazione dei diritti dei consiglieri regionali d’opposizione, dopo che la Commissione di Garanzia del Consiglio regionale ha accolto il ricorso da loro presentato in merito a quanto successo la scorsa estate durante la discussione del bilancio di assestamento, quando allo stesso Rossi e Domenico Ravetti (altro consigliere dem) fu impedito di intervenire in Prima Commissione Bilancio in quanto membri non effettivi della commissione.
“La Commissione ha stabilito che la decisione della presidenza costituisce una violazione delle prerogative statutarie e dei diritti delle minoranze consiliari”, scrive il segretario regionale dem, che aggiunge: “Segnaleremo e ricorreremo contro ogni abuso, non è solo una battaglia politica, ma una battaglia a difesa delle istituzioni”.
Il messaggio è chiaro: il vero avversario è la maggioranza di centrodestra, non la nostra capogruppo. Ma per combattere adeguatamente i provvedimenti della Giunta Cirio serve una scossa, e dovrà essere lei la prima a darla.


