Mazzata del fisco sul 118, rischio blackout in Piemonte
Stefano Rizzi 13:00 Domenica 30 Novembre 2025Per l'Agenzia delle Entrate le prestazioni aggiuntive dei medici vanno tassate al 43% e non al 15 come concordato. Camici bianchi pronti a non fare più straordinari. Il risultato sarebbe il blocco del servizio. La Regione si attacca a un emendamento
Un’altra tegola, forse la più pesante, sta per cadere sulla già non poco ammaccata macchina dell’Emergenza 118 in Piemonte. Un apparato che ormai da anni è in pesantissima carenza di medici rischia letteralmente di bloccarsi nel giro di poche settimane quando la maggior parte dei professionisti potrebbe decidere di non fare neppure un’ora di prestazione aggiuntiva, ovvero quel surplus di orario che fino ad oggi seppure a fatica consente al 118 di funzionare su tutto il territorio regionale.
Il conto degli arretrati
La motivazione di questo rifiuto annunciato da un coro che si fa sempre più vasto sta nel cambiamento improvviso e altrettanto pesante della tassazione di quelle prestazioni svolte dai medici ospedalieri, oltre l’orario di servizio, a bordo delle ambulanze, nelle centrali operative così come equipaggi dell’elisoccorso.
Fino ad oggi l’imposta era pari al 15% della remunerazione che è fissata in un lordo di 80 euro l’ora, aumentabile dall’azienda sanitaria o ospedaliera fino a 100.
La mazzata inaspettata arriva con un pronunciamento dell’Agenzia delle Entrate in risposta a un quesito posto dall’Azienda ospedaliera universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano. Per il fisco, il prelievo a carico dei medici non dev’essere del 15%, bensì nientemeno del 43%.
E il colpo si annuncia assai più duro visto che i professionisti dovrebbero pagare pure gli arretrati andando indietro almeno alle primavera dello scorso anno. Tra di loro c’è già chi ha fatto i primi conti a spanne arrivando a non poche decine di migliaia di euro da versare nelle casse di quello Stato che, sia pure tramite la Regione, non è in condizione di garantire l’organico necessario a un settore della medicina letteralmente di vitale importanza.
Azienda Zero risultati
Ed è proprio sulla Regione, nelle sue ramificazioni chiamate a gestire e governare la complessa macchina sanitaria, che si concentrano attenzioni e, non meno, critiche. Con una mano chiede aiuto ai medici per tenere in piedi un servizio che negli anni ha visto ridursi il personale e con l’altra bussa al fisco per chiedere se l’aliquota del 15% sulla cui base sono stati firmati i contratti con i professionisti è giusta o vada rivista al rialzo.
Lecito chiedersi perché questi dubbi nessuno se li sia posti al momento opportuno. Così come altrettanto leciti sono gli interrogativi sull’efficienza, anche su questo fronte, della tanto osannata Azienda Sanitaria Zero alla quale è affidata la gestione dell’Emergenza 118. Basti pensare che il coordinamento della Super Asl, attenta a evidenziare il suo nome su ogni missione dell’elisoccorso del 118 quasi che a pilotare i velivoli fosse lo stesso direttore generale Adriano Leli, ha tra i suoi risultati non solo una carenza di personale che non va al di sotto del 60% con punte da brivido come in provincia di Cuneo dove mancano due terzi dei medici, ma anche una differenza di paga tra un’Asl e l’altra.
“Molte aziende pagano solo 80 euro l’ora anziché 100 come sottoscritto nell’accordo regionale” ha ribadito pochi giorni fa in un incontro con l’assessore Federico Riboldi il presidente regionale di Aaroi-Emac (l’associazione nazionale anestesisti rianimatori ospedalieri) Gilberto Fiore. Pagamenti diversi e spesso pure in ritardo rispetto ai due mesi concordati, come lamentato nella stessa occasione.
Asl senza coordinamento
La situazione si presenta ancor più paradossale di fronte a quello che capita in alcune Asl come la Cuneo1 dove i medici del 118 sono assunti in forza alla centrale operativa in capo alla stessa azienda sanitaria, ma il passaggio ad Azienda Sanitaria Zero avrebbe finito per trasformare quella dipendenza in una convenzione e in base a questa i professionisti si troverebbero pure loro a pagare il 43% sulle prestazioni aggiuntive future e gli arretrati per il lavoro svolto.
Ed è ben più di un malumore quello che serpeggia tra i camici bianchi che indossano le tute arancioni. La prospettiva, non una minaccia bensì una decisione per molti inevitabile, è quella di non salire più su ambulanze ed elicotteri se gli accordi siglati vengono poi cambiati, col sovrappiù di trovarsi a pagare decine di migliaia di euro per un lavoro già svolto.
Nell’incontro con la Regione, da quest’ultima è stato indicato come soluzione un emendamento alla finanziaria in cui si prevede la tassazione al 15% per tutte le prestazioni aggiuntive effettuate per il 118. Un po’ poco e un po’ incerto rispetto allo scenario concreto di vedere a breve in panne la macchina dell’emergenza in Piemonte.



