Piano sociosanitario "ecumenico", l'assessore prigionero dei troppi Sì
Stefano Rizzi 07:00 Lunedì 01 Dicembre 2025Oggi si concludono le audizioni in commissione. Il testo in aula entro dicembre. Riboldi ha accolto praticamente tutte le richieste. Come ne uscirà? Intanto la Lega annuncia "pochi e significativi" emendamenti. Il colpo in canna di Icardi. Desaparecidos i privati
Un piano socio-sanitario per tutti i gusti. È quello che in Piemonte conclude oggi il percorso istituzionale delle audizioni in IV commissione di Palazzo Lascaris e si avvia verso l’aula del consiglio regionale con approdo previsto, ormai con certezza, entro prima delle festività natalizie. Atteso da molti anni, lo strumento di programmazione per la sanità piemontese ha segnato ulteriori rallentamenti anche sulla tabella di marcia che nei propositi dell’assessore Federico Riboldi avrebbe dovuto portare al voto finale entro l’estate.
Yes we can
Questione, di fatto, ormai archiviata. Resta aperta, invece, quella non sui tempi ma sui contenuti. A parte, si fa per dire, le critiche già ampiamente espresse dalle opposizioni, il tema che l’odierna conclusione della audizione mette sul tavolo dell’assessore riguarda quei tanti sì, praticamente tutti, con cui nel corso degli incontri con amministratori locali e stakeholder Riboldi ha risposto alle varie istanze e suggerimenti. Talvolta con il concreto rischio di dar ragione a tesi opposte o quasi.
Un ecumenismo in parte favorito dal fatto che il piano, come osservato da più parti, è molto orientato su intenti e principi generali, meno su aspetti specifici che in quanto tali possono portare a divisioni di giudizio più nette e minori spazi di manovra per chi suggerisce o richiede questo o quel cambiamento.
Come ne uscirà Riboldi, dovendo accogliere come pare quella summa di istanze? Sarà un maxiemendamento al testo la possibile soluzione con cui evitare scontri e tensioni anche all’esterno del perimetro della politica, ma con soggetti che comunque pesano nella gestione della sanità regionale?
Nel mirino della Lega
Da questi l’attesa c’è e gli argomenti non mancano. Così come non mancano, tantomeno stipiscono i segnali che stanno arrivando pure dagli alleati di maggioranza rispetto al testo presentato dall’assessore di Fratelli d’Italia. Ancora una volta, pur nell’alternarsi di abbracci e stilettate, è la Lega l’osservato speciale. Il capogruppo Fabrizio Ricca ha già fatto conoscere l’intenzione di presentare “pochi, ma significativi” emendamenti al testo. Due aggettivi che potrebbero facilmente equivalere a un’operazione mirata su alcuni temi su cui il partito di Matteo Salvini intenderebbe porre un sigillo. Tra questi ci sarebbe anche quello della maternità, lasciando pensare a qualcosa legato ai punti nascita.
Su alcuni di questi pesa l’ipotesi della chiusura a fronte di un numero di parti annui inferiori alla soglia. Quello di Borgosesia è già stato chiuso, mentre Riboldi ha assicurato che non accadrà la stessa cosa per altri tra cui quello di Casale Monferrato, la città di cui è stato sindaco. Ma un altro punto nascite a rischio chiusura è quello di Domodossola, altrimenti detta negli ambienti politici Preioniland dall’attuale sottosegretario leghista e già capogruppo Alberto Preioni che in quelle lande ha il suo feudo elettorale.
Non è chiaro se tra i pochi e significativi emendamenti, Ricca conteggi pure quello che potrebbe essere potenzialmente il più dirompente. Sarebbe pronto, come peraltro anticipato un po’ di settimane addietro dallo Spiffero, per mano del predecessore di Riboldi, ovvero l’attuale presidente della IV commissione Luigi Icardi.
L’assessore leghista alla Sanità nella prima legislatura di Alberto Cirio, avrebbe pronto in canna da sparare un emendamento che mette nel mirino la famigerata delibera 1-600 con cui, artefice l’allora direttore regionale della Sanità Fulvio Moirano, la giunta di Sergio Chiamparino con assessore Antonio Saitta mise pesantemente mano alla rete ospedaliera ponendo, a costo di duri tagli, le condizioni per l’uscita del Piemonte dal piano di rientro.
Da Moirano a Icardi
Per Riboldi e non solo quella delibera è il male assoluto e la causa di molti guai che la sanità piemontese continua a patire. Ma il Piano sanitario quell’atto, al momento, non lo supera né lo cancella. “La 1-600 si può superare e archiviare solo con atti integranti il piano, che ad oggi non ci sono”, spiegava ancora a ottobre Icardi che nella modifica del testo parrebbe intenzionato a chiedere di inserire lo studio effettuato, durante il suo mandato, da Agm Project Consulting, relativo alle necessità di posti letto sul territorio regionale e la loro distribuzione. Studio su cui si basano molti progetti dei futuri ospedali, di fronte ai quali Icardi chiede “come potrebbero conciliarsi, quando i progetti saranno completati, con i numeri della 1-600 se sarà ancora in vigore?”.
Privati chi?
Domanda cui, di fronte allo strumento chiamato a programmare la sanità regionale per i prossimi anni, se ne aggiungono altre. Come quella sulla scarsa o praticamente nulla presenza di capitoli dedicati alla sanità privata e al suo rapporto con il sistema pubblico. Il Piemonte non avrà in questo settore i numeri della Lombardia, ma i privati ci sono, lavorano con strutture accreditate e svolgono un ruolo che merita forse qualche pagina. Anche su questo chissà se interverrà la maggioranza o, come pare, potrebbero essere proprio le opposizioni, in particolare il Pd, ad anticipare le mosse ovviamente dando la loro impronta negli emendamenti che si annunciano per un piano ecumenico. Forse troppo.


